Public Service Broadcasting

In anteprima esclusiva per tutti gli amanti della buona musica il disco che segue l'acclamato esordio degli inglesi Public Service Broadcasting, "Inform Educate Entertain". Il nuovo album si chiama "The Race For Space" ed esce il 23 febbraio per Test Card Recording/Goodfellas con una doppia copertina illustrata.
Public Service Broadcasting
Il 19 febbraio l'anteprima streaming del nuovo album

Ne scrive così Chiara Colli sul numero di febbraio 2015 del Mucchio attualmente in edicola:

“Prendere qualcosa di vecchio e metterlo in un contenitore nuovo, in modo da avere un risultato che sia parte del passato ma altro da esso. Non rievocarne semplicemente la memoria. Piuttosto, intrattenere: a suon di postmodernismo. J. Willgoose, Esq., mente occhialuta del duo britannico a nome Public Service Broadcasting condiviso con il batterista Wrigglesworth (entrambi, va da sé, nomi autorevolmente fittizi), ci aveva detto qualcosa di simile, poco più di un anno fa, circa l’idea e l’approccio dietro uno dei progetti più interessanti esplosi nel 2013 in Inghilterra.
Dopo l’esordio Inform – Educate – Entertain pubblicato nel maggio di quell’anno, a dicembre era uscita la versione in dvd che elevava all’ennesima potenza la simbiosi di suoni e immagini alla base del “Servizio Pubblico di Telecomunicazioni”: sul tessuto musicale composto in gran parte da post-rock, elettronica e impennate motorike, si innestavano, al posto del cantato, voci provenienti dal passato tratte da film di propaganda, documentari e commercials, con un corredo di video d’epoca che ne amplificava l’impatto – e la funzione ludico/informativa – tanto live quanto, appunto, del supporto audio/video. L’ispirazione iniziale era stata la BBC e il suo programma The Archive Hour di Radio 4, la fonte principale il BFI (British Film Institution, sotto-organizzazione della beeb, ma con focus sulla parte filmica), la resa finale un concentrato di pop e nerditudine come pochi in circolazione. Roba da Top 20 nel Regno Unito e, udite udite, da riscontri favorevoli dal vivo anche in Italia. La chiave del loro successo? La capacità di far interagire piani sensoriali diversi, ma anche l’equilibrio perfetto tra l’aspetto documentaristico e quello d’intrattenimento – tanto nella proposta musicale quanto nell’ironia british nel modo di porsi, da professori vintage che, in realtà, non si prendono poi così sul serio. Quando, in sede di intervista, provammo a chiedere a Willgoose come avrebbe rinnovato un concept che poteva finire con l’intrappolare se stesso, il giovane inglese sorrise furbescamente: ‘Ci sono un numero infinito di variabili in questo concept. E io ne ho già in mente parecchiei.
Il metodo alla base di The Race For Space resta lo stesso di Inform – Educate – Entertain: tappeti sonori moderni ed eterogenei alla base di reperti video/sonori d’epoca. Ma stavolta, da una generale sensazione stile Life During Wartime con variazioni su tema, si passa a un periodo storico estremamente preciso, quello fra 1957 e 1972.
Quello della corsa allo spazio. Il concept si fa sempre più definito fin dalla copertina, che è doppia, a seconda se si scelga di stare dalla parte degli Stati Uniti o dell’Unione Sovietica; la musica, invece, diventa sempre più trasversale, con inaspettate aperture popular nell’ambito di una composita “suite” che ripercorre gli anni della lotta per la supremazia nello spazio fra le due potenze mondiali. The Race For Space si apre (scaltramente) con l’aura evocativa dello storico discorso del 1962 di John F. Kennedy (‘We choose to go to the Moon’), quando anche l’America si preparava a lanciarsi nel cosmo, e spara subito uno dei beat più azzardati dell’album, la cassa pacatamente space-techno di Sputnik. Tutto il disco è un viaggio attraverso personaggi ed episodi di quello che Willgose definisce ‘Il periodo più straordinario della storia dell’uomo’: c’è l’inaspettato funk di Gagarin, con tanto di sestetto di ottoni e quintetto d’archi, seguito dall’atmosfera gelida (anche qui con archi) di Fire In The Cockpit, ricordo della tragedia dell’Apollo 1 nel 1967; ci sono le nebulose alla Sigur Rós di Valentina (Tereshkova, prima donna nello spazio) e poi l’indie rock futurista di Go! – il cambiamento che incalza mentre l’uomo sbarca davvero sulla luna – o quello più space di The Other Side, il funk-quasi-fusion che torna su E.V.A. e la chiusura lunare e rarefatta di Tomorrow. Un insieme di intuizioni pop che potrebbero dare vita a un altro nerdissimo dvd (speriamo), come a una serie di show ad alto tasso di divertimento. E spazzare definitivamente via il dubbio che questa possa considerarsi nostalgia.”

I Public Service Broadcasting saranno in tour in Italia:

Martedì 12 Maggio 2015 – Milano, Salumeria della Musica // Biglietto € 15,00 + prev.
Mercoledì 13 Maggio 2015 – Roma, Teatro Quirinetta // Biglietto € 15,00 + prev.
Giovedì 14 Maggio 2015 – Firenze, Spazio Alfieri // Biglietto € 15,00 + prev.
Sabato 16 Maggio 2015 – Torino, Spazio 211// Biglietto € 12,00 + prev.

Info tour: BARLEY ARTS – www.barleyarts.com

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