Carrie: horror rosso sangue

Un altro classico del cinema torna rimasterizzato in Home Video.

Dopo il super cofanetto dedicato a L’armata delle tenebre, Koch Media e Midnight Classics propongono in gran lustro Carrie – Lo sguardo di Satana (1976), il cult di Brian De Palma tratto dal romanzo di Stephen King. Ad accompagnare il film due dischi interamente dedicati al making of della pellicola.
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Non ce l’aveva fatta per un soffio, Bernard Herrmann. La morte lo aveva strappato alla storia del cinema un attimo prima che Brian De Palma potesse affidargli le musiche di Carrie (1976), e il cerchio si sarebbe chiuso magicamente tra uno dei “monellacci” della New Hollywood degli anni 70, che con Le due sorelle (1972) aveva presentato rispettose credenziali nel cinema del brivido, e il musicista che con i suoi violini aveva fatto rizzare i peli sulle braccia agli spettatori ai tempi di Psycho (1960). Solo in questa maniera, Carrie sarebbe stato intimamente hitchcockiano per il suo regista pur approdando sul grande schermo come una variante teen del genere horror. Un horror avvinghiato a una adolescente che desidera essere normale, ma non lo è. Una teenager che scopre di essere speciale in mezzo a un popolo di liceali che la trattano come uno scarto, e con a casa una madre fanatica religiosa che neanche le spiega cosa sono le mestruazioni.

Questa è la storia di Carrie White (Sissy Spacek). Il suo ingresso sullo schermo avviene nel peggiore e più imbarazzante dei modi: sotto la doccia, la scoperta di essere diventata donna tra le risate generali delle compagne e diluvio di Tampax. A casa, la madre Margaret (Piper Laurie) non è tra le sue sostenitrici. Anzi. Il disprezzo è talvolta così ostentato: “Sei scandalosa Carrie… ti si vedono quelle due odiose escrescenze… le vedranno tutti”. Per farle pagare punizione collettiva a scuola, qualcuno architetta scherzo atroce. Le fanno credere di star vivendo una romantica favola con il ragazzo più bello della scuola, Tommy (William Katt), per poi raggiungere trionfante l’empireo assoluto: la notte del ballo, dove sarà incoronata reginetta. Ma ciò che nessuno sa è che Carrie possiede poteri telecinetici e ciò che doveva rappresentare per la ragazza il momento più bello della vita, essere esattamente come gli altri, si trasforma in tragedia di proporzioni apocalittiche.

Il mondo del cinema non conosceva Stephen King. Il romanzetto Carrie, che lo scrittore aveva pazientemente battuto a macchina nella sua roulotte a Hermon, nel Maine, e che in realtà non amava molto, gli aveva regalato il tanto agognato successo editoriale. Lo aveva trasformato nel re del brivido letterario. Tra i lettori entusiasti c’è ovviamente anche Brian De Palma. La trafila per scoprire se il libro era già stato opzionato è più breve di quanto egli immagina. Però è costretto a pazientare che le cose si sblocchino, sei mesi e di nuovo altri sei mesi. Alla Fox conoscono bene Carrie, qualcuno è addirittura già al lavoro sullo script. De Palma si candida, le ottime credenziali di cui sopra potrebbero ammorbidire le decisioni degli executive. Il tenore è cautamente più euforico quando il progetto passa nelle mani della United Artists. Qui sono più disponibili a non fargli perdere tempo e ad affidargli la regia. Avrà a disposizione quasi due milioni di dollari di budget e cinquanta giorni per girarlo. Sempre di horror minuscolo si tratta.

Concorde la stampa e i reminder giornalistici in occasione degli anniversari: Carrie è stato il film che ha rafforzato il suo status di regista di thriller a Hollywood, offrendo al tempo stesso un palcoscenico ideale per un’intera generazione di giovani attori che, citiamo dal cast della pellicola, spediva in prima linea la sconosciuta Sissy Spacek, un John Travolta agli esordi ma pronto ad assaporare il successo di I ragazzi del sabato sera in televisione, e una nutrita schiera di volti interessanti: Amy Irving, Nancy Allen, William Katt, PJ Soles, Betty Buckley. A convincere il regista a prendere Sissy Spacek nella parte principale, dopo averla sottoposta praticamente a tutti i ruoli femminili durante le audizioni, bastano i primi screen test: sulla pellicola la giovane attrice, che De Palma aveva conosciuto qualche anno prima assieme al marito art director Jack Fisk, trasmette un candore sublime che s’intona alla lettera a ciò che egli aveva in mente. Un candore da lordare con secchiata di sangue per accompagnare con uno spintone vigoroso l’horror nei teen movie, pur rischiando di attirarsi accuse di misoginia.

Però, quanto fu fortunato con il cast quel film. A un John Travolta che si vede appena e che sul set si comportò con professionale entusiasmo, sopravvive il ricordo di almeno due presenze di differente levatura artistica. Una è Amy Irving: il regista la fece recitare accanto alla vera madre Priscilla Pointer dietro suggerimento della giovane attrice, esattamente come era accaduto in Le due sorelle. Questo avrebbe aggiunto un po’ di realismo per il lancinante finale che aspettava entrambe al varco dopo la celebre scena davanti all’infernale tomba. L’altra è, ovviamente, Piper Laurie. L’attrice aveva abbandonato il cinema, s’era trasferita a New York per recitare a teatro. Carrie rappresentò un rientro in scena magistrale: la prima volta che regista e attrice si incontrano, lei si presenta con maestosa acconciatura rossa e abito scuro. Un assaggio di quanto vedremo in seguito.

Da crudele thriller con impennata horror, Carrie mette alla prova il talento di De Palma in continuazione. Non potendo avere Bernard Herrmann, punta la carta Pino Donaggio con musiche che, qui e là, arrischiavano plateali richiami alle composizioni del grande musicista di Psycho e Vertigo. Improvvisi singulti che fanno da controparte musicale alle occhiate telecinetiche della protagonista. In realtà il regista si scatenò non poco con lo stile, sebbene oggi si penta di aver adottato alcune scelte. Tra quelle più vistose: la fissa per lo slow-motion, le immagini vaporose dei viali alberati (che Wes Craven farà sue in alcune sequenze di Nightmare – Dal profondo della notte) e il colpo di genio dello split screen nella scena clou del ballo. Sotto la sua patina ricercata e in qualche misura estetizzante, Carrie mostrò al pubblico un toccante ritratto di adolescente che Sissy Spacek vedeva come una giovane artista con umanissimo desiderio di normalità. Siccome De Palma quasi mai era d’accordo con la sua protagonista, per lui il film doveva invece incarnare la “rabbia giovane” grazie a un mostro-donna che non era lì a intenerire gli spettatori, ma spaventarli e basta. Al diavolo la catarsi, piuttosto un tragitto di pena e dolore per solleticare il suo personale approccio nel giocare con la paura e il dramma. Senza rinunciare all’ironia: Bates High School è il nome della scuola dove si consuma la tragedia.

Carrie è ora disponibile in un cofanetto realizzato da Koch Media e Midnight Classics. Oltre al film in Blu-ray, sono presenti altri due dischi ricchi di contenuti extra: dieci documentari sulla lavorazione (111 minuti nel primo disco, 109 minuti nel secondo), i tradizionali spot televisivi e trailer cinematografico, e un booklet di 20 pagine scritto da Manlio Gomarasca e Davide Pulici per “Nocturno Cinema”. Un’utile immersione analitica nell’universo rosso sangue del film tra Stephen King e De Palma.

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