Censurati, ritrovati, restaurati

Il Cinema Ritrovato 2018

Il Cinema Ritrovato (23 giugno - 1 luglio) ospita quest’anno alcuni film risorti da vicende censorie che per molto tempo ne hanno ostacolato o impedito la visione. Dall’autocensura di Ingmar Bergman alla censura francese che boccia l’‘immoralismo’ illuminista della "Religieuse" di Jacques Rivette, passando per la pura e dura censura del mercato, che fa sparire dalla circolazione "The Last Movie" e rimuove da Hollywood la voce dissonante di Dennis Hopper.
LA RELIGIEUSE 7 RESTORED VERSION 2018_STUDIOCANAL

In un’epoca di scarsa memoria storica come quella odierna, la recente riproposta nelle sale di Ultimo tango a Parigi di Bernardo Bertolucci ha evidenziato un paradosso, quello per cui il presente conferisce la statura di classico a ciò che il passato prossimo ha invece escluso e proibito. La vicenda di Ultimo tango è eccezionale per diversi aspetti nel rapporto tra cinema e censura, vecchio più o meno quanto la settima arte: unico esempio al mondo di film condannato al rogo dopo un procedimento giudiziario, l’opera costò al suo regista anche la sospensione del diritto di voto. D’altronde in un paese in cui la Democrazia Cristiana, saldamente ancorata al governo, pretendeva di dettare le linee guida della morale collettiva, a essere oggetto di tagli e divieti sono spesso stati gli autori di grande risonanza, da Fellini (Le notti di Cabiria) ad Antonioni (Il grido), da Ferreri (La donna scimmia) a Monicelli (Totò e Carolina). Ultimo in ordine temporale il caso di Ciprì e Maresco: il loro Totò che visse due volte nel 1998 riceve prima la bocciatura della Commissione per offesa al buoncostume e blasfemìa, poi l’ammissione in sala col divieto ai minori di 18 anni, rinfocolando nell’opinione pubblica il dibattito sulla legittimità delle restrizioni. Il restauro di Totò che visse due volte è in corso d’opera grazie alla Cineteca di Bologna, che lo presenterà nel corso del 2019 e che nel frattempo dedica una sezione del Cinema Ritrovato di quest’anno (in programma dal 23 giugno al 1 luglio nel capoluogo emiliano) a un pugno di film accomunati dal medesimo destino travagliato in termini di visibilità.

Sotto la dicitura “Censurati, ritrovati, restaurati” si snoda un percorso utile a comprendere che la censura ha molte facce. Quella istituzionale in primis. A tal proposito è emblematico il caso di Suzanne Simonin, la religiosa, secondo lungometraggio di Jacques Rivette, al centro di una durissima polemica nella Francia di metà anni ’60 che vide protagonista l’allora ministro dell’Informazione Alain Peyrefitte in prima linea per bloccare la circolazione di un film ritenuto offensivo nei confronti dell’ambiente ecclesiastico. Lo si potrà vedere a Bologna, unitamente al misterioso Ciò non accadrebbe qui girato da Ingmar Bergman nel 1950 e pochissimo visto: questo perchè il regista stesso lo disconobbe (destino che ricorda quello di Fear and Desire di Stanley Kubrick), opponendosi alla sua diffusione probabilmente per la natura di film a tesi dal contenuto anti-comunista. Un singolare esempio di censura d’autore, interessante per capire come alcuni grandi registi siano anche ottimi esegeti di se stessi e tentino di costruire la percezione della propria opera secondo un principio di coerenza. Ma anche il botteghino può costituire una forma di censura, come ben sanno numerosi registi americani (Friedkin, Cimino, Coppola) le cui sorti lavorative sono state decise da fallimenti imprevisti. Dopo il successo di Easy Rider, la Universal diede carta bianca a Dennis Hopper per il suo progetto successivo. Il risultato fu l’assurdo Fuga da Hollywood, lisergico e straniante film sul cinema, che si rivelò un disastro commerciale tale da bloccare la carriera dell’attore e regista per quasi dieci anni. Rivedere questi film su grande schermo può dunque essere l’occasione di intraprendere un cammino davvero personale dentro la storia del cinema prendendo coscienza degli scontri con la società, il costume, il denaro, che la più collettiva delle arti ha sempre dovuto ingaggiare.

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