Curb Your Enthusiasm

L'entusiasmo di Larry David

Per anni HBO si è rifiutata di escluderlo e, dopo un’attesa lunga un lustro, Larry David è pronto a tornare sul network americano con una nuona stagione di Curb Your Enthusiasm.
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C’è stato un periodo in cui si faceva un gran parlare dell’ideale somiglianza tra Larry David e Woody Allen – nonostante i 12 anni di differenza, si era azzardato a insignire L.D. del titolo di “erede” di Allen. Era il 2009 e nelle sale usciva Basta che funzioni, pellicola che segnava il ritorno a casa di Woody Allen dopo la prima esperienza europea e che metteva in scena Larry David nei panni di Boris Yelnikoff, ex genio della fisica mondiale oramai zoppo e ipocondriaco. I punti di contatto tra i due, in effetti, non sono pochi: entrambi sono di origine ebrea, entrambi hanno vissuto nella Brooklyn post Seconda Guerra Mondiale, entrambi hanno cominciato nello standup, ma – soprattutto – entrambi hanno saputo creare un linguaggio proprio e decisamente distinguibile, generando uno strappo rispetto al passato. Ma questa è solo la parte più evidente della storia.

In un bel pezzo del 2012 dal titolo abbastanza eloquente (“Why Larry David is not the new Woody Allen”), lo scrittore e umorista Mike Gillis (prima al “New Yorker”, ora a “The Onion”), analizzava al microscopio le opere dei due partendo da una frase di David su Allen: “abbiamo entrambi un certo grado di disagio verso la razza umana”. Gillis, in sintesi, dice che mentre la misantropia di Allen è finalizzata alla creazione di un ponte verso l’umanità, quella di David non vuole altro che distruggere quel ponte. È una osservazione più che condivisibile, che si rafforza ulteriormente a cavallo tra questo e lo scorso anno, con l’uscita di Crisis In Six Scenes – il primo tentativo di serialità televisiva di Allen – e l’annuncio del ritorno sugli schermi di Curb Your Enthusiasm, la creatura di David che quel tipo di serialità l’aveva in qualche modo costruita. Ancora una volta l’Allen misantropo trova il modo per “far funzionare” tutto, uscendo pulito anche dalla Guerra del Vietnam, ma Larry David come concilierà le sue personali nevrosi con quelle di una generazione sempre più spesso in crisi di nervi?

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Seinfeld

Curb Your Enthusiasm nasce nel 2000 sulle ceneri dell’incredibile successo di Seinfeld. Larry David, co-creatore insieme a Jerry Seinfeld della serie, interpreta una versione romanzata di se stesso – come già era successo con George Costanza in Seinfeld – ossia uno scrittore televisivo in semi-pensione che si gode la vita losangelina prima e newyorkese poi. A dirla tutta, Curb nasce come il naturale prolungamento di un mockumentary che vedeva protagonista Larry David nei panni di, beh, Larry David, ex scrittore di Seinfeld che cercava di tornare allo stand-up. Così come accaduto per il suo primo capolavoro, anche Curb Your Enthusiam (letteralmente “tieni a freno il tuo entusiasmo”) è uno show sul “nulla” – in una famosa definizione data dallo stesso David parlando di Seinfeld. Curb infatti segue con minuziosa attenzione tutti gli aspetti quotidiani della vita di David, intervallandoli sempre con gli stessi tic. Un esempio, il pig parking: se una persona non parcheggia all’interno delle strisce riservate, quella che verrà dopo sarà costretta a fare lo stesso. Se nel frattempo però la prima sarà andata via, tutti daranno la colpa al secondo arrivato. È un classico momento di Larry David in Curb, o almeno, dell’idealizzazione del suo personaggio. David ha ribadito più e più volte la sana invidia verso il suo alter-ego televisivo; in una intervista per “Rolling Stone” disse che “il personaggio rappresenta davvero me stesso, solo che io non potrei mai comportarmi così. Se potessi lo farei sempre, ma non posso. Quella è una versione idealizzata di me. Per quanto possa sembrare pazzo farei a cambio con lui immediatamente, ma so che finirei arrestato o picchiato o qualcosa del genere”.

Curb Your Enthusiasm rappresenta quindi la versione perfetta del mondo di Larry David, un mondo in cui tutti hanno l’onestà di ammettere che “la mia policy preferita è quella che va a mio vantaggio”. Tutto questo si tramutava anche nel linguaggio del Larry in scena: una serie di locuzioni, gesti, espressioni e neologismi che nel tempo hanno finito – in un certo modo – per entrare nella quotidianità degli spettatori. Se Seinfeld aveva creato il “double dip” (l’intingere qualcosa in una salsa dopo averla già morsa), Curb è una continua esplicitazione di situazioni più o meno comuni di vita reale, a cui L.D. affibbia termini precisi. “Thought Catalog” li ha definiti Larry Davidisms: si va dalla più famosa “regola dei cinque secondi” alla psicologia inversa del “non racommend-racommend”, passando per il “chat and cut” – ovvero l’arte di saltare le file semplicemente inserendosi a parlare con qualcuno in maniera casuale, fino a veri e propri trattati di antropologia psicotica come la “tip coordination” al ristorante.

Tutto quello che Larry David mette in scena in Curb è l’esternazione delle più remote fissazioni di un essere umano particolarmente intelligente e quindi – con buona probabilità – intransigente verso una versione delle cose che non gli aggrada. Eppure la vita del Larry in scena doveva seguire pedissequamente il saliscendi emotivo del Larry di tutti i giorni. Così quando divorzia da Laurie David, decide di troncare anche con l’attrice Cheryl Hines in Curb. C’è una intrinseca visceralità nel modo di operare di Larry David che non potrebbe permettergli di “fingere” neanche se lo volesse. Per questo di ogni singolo episodio venivano solo delineate le linee guida, e poi tutto veniva lasciato all’improvvisazione. (Improvvisazione che, ad esempio, ha fatto da apripista alle versioni più edulcorate di Judd Apatow, che, con una moralità completamente diversa, si sono nutrite dell’autenticità del prodotto di Larry David.)

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Per un certo periodo della sua carriera, quello della scrittura di Fridays sulla ABC e di autore per il “Saturday Night Live” durante la metà degli anni 80, Larry David veniva sostanzialmente definito “un comico dei comici”, “il che equivaleva a dire che facessi schifo”, ha detto una volta al “New Yorker”. È li che ha capito che aveva bisogno di diventare se stesso, di mettere se stesso nel suo lavoro, di lasciarsi guidare dalla splendida eredità brooklynese dei quartieri popolari. Quartieri ebrei, caratteristica non da poco. In un pezzo uscito sul “Sole 24 Ore” qualche anno fa, Tim Small sottolineava come Seinfeld fosse stata la prima vera sitcom ebrea (anche più di Friends) e di come questo avesse in principio generato anche piccole reticenze da parte del network. Curb Your Enthusiasm non faceva altro che stressare al massimo questo concetto, esasperare l’ebraismo di Larry David e spingerlo alle estreme conseguenze, come quando licenzia il suo avvocato perché svedese. David porta i clichè sugli ebrei su un altro livello, rendendo sopportabile col suo umorismo persino la questione palestinese, toccata in uno dei più rischiosi e sfacciati episodi di sempre (ma non dello show, dell’intera televisione): “The Palestinian Chicken”.

Dopo 5 anni di assenza, pare che il 2017 sarà di nuovo l’anno di Curb Your Enthusiasm. Nel novembre scorso sono cominciate le riprese della nona stagione, confermate sia dalla HBO – di cui Curb è lo show più longevo nella storia del network – che dallo stesso David. Cosa aspettarsi? È probabile che Larry David mantenga fede al canovaccio delle ultime quattro stagioni, sempre caratterizzate da un grosso avvenimento iniziale, e sulla base di questo modelli la sua vita “on stage”. Non mancano di certo le fonti di ispirazione: solo gli ultimi due mesi di politica americana, con l’elezione di Trump, potrebbero dare a David materiale per gli anni a venire. “L’Huffington Post” ha scommesso sul potenziale inserimento del suo riuscitissimo personaggio di Bernie Sanders al “SNL”, altri hanno fatto notare come uno in difficoltà con la tecnologia come LD dovrà prima o poi interagire con smartphone ed elettronica intelligente. Non sarà facile, ma dovesser aver ragione, scommettiamo che funzionerà anche questa volta.

Pubblicato sul Mucchio n. 751

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