Ennio Morricone e il western

Una lunghissima storia d'amore

Morricone e il Western

Ennio Morricone è come Mozart e Beethoven”. Lo ha detto Quentin Tarantino premiando il maestro con il Golden Globe assegnato alla partitura per The Hateful Eight. È una sparata, una di quelle esagerazione di cui la comunicazione tarantiniana si nutre, ma dimostra una gratitudine e un affetto sinceri verso un compositore difficile da coinvolgere e che Tarantino ha convinto semplicemente con il suo amore per il cinema, soprattutto per il cinema che ha reso grande la musica di Morricone. Come ha detto Tornatore, basta andare in qualunque parte del mondo e fischiettare i temi di Per un pugno di dollari o Il buono, il brutto e il cattivo e ognuno riconosce quella melodia: Ennio Morricone ha dato un suono al west, partendo dall’Italia e dall’Europa – l’Almeria terra spagnola di decine di spaghetti western – e conquistando Hollywood, il luogo che il West l’ha creato.

Prima di quell’epopea meravigliosa – cominciata da Morricone un anno prima dell’incontro con Leone, in Duello nel Texas di Riccardo Blasco – il west non aveva una colonna sonora, aveva qualche tema, delle canzoni (per esempio My Rifle, My Pony And Me da Un dollaro d’onore) o le sigle delle serie tv, ma non una musica che ne diventasse il timbro sonoro nel mondo e negli anni. Quella musica la trovo Morricone. Fischiando. Ovvero il gesto musicale più popolare e comune che esista. Un fischio che non solo ha legato per sempre Morricone al west, ma soprattutto alla figura registica di Sergio Leone inventore di un modo di intendere e raffigurare il west che è diventato forma e mito a sua volta, influenzando, prima di Tarantino un nome come quello di Sam Peckinpah.

Morricone ha preso elementi della musica popolare e folk del sud degli States, soprattutto dei confini col Messico e li ha rielaborati secondo una cultura musicale più europea, con “rumori” che ricreassero una sensazione del west che fosse intrisa di polvere, di vento, di suoni secchi e violenti ma che allo stesso tempo lasciasse trapelare un velo ironico, una sorta di distanza critica e cinica, da mescolare con un senso della melodia spesso prodigioso. Non solo la trilogia del dollaro, che ha riscritto molti codici della musica per film, mescolando l’uso dell’orchestra all’esecuzione solista della chitarra, della tromba (il memorabile triello con L’estasi dell’oro, o L’arena capolavoro contenuto in Il mercenario di Corbucci e reso eterno dalla fuga sottoterra in Kill Bill 2), dello scacciapensieri e, appunto, del fischio, ma soprattutto nei due western maturi di Leone, C’era una volta il West, in cui la musica diventa elegiaca e funebre, e Giù la testa!, in cui si scorge il velo di un certo, sontuoso decadentismo sonoro.

La musica per il western Morricone ha continuato a elaborarlo e scriverla durante il corso degli anni arrivando a pochi anni fa, quando Quentin Tarantino, che dal repertorio del maestro ha preso a piene mani, gli chiese di comporre una partitura originale per The Hateful Eight. E Morricone non ha semplicemente ricalcato gli schemi sonori spesso orecchiati, ha creato un connubio di atmosfere, tensioni e suoni di cui Tarantino può dirsi orgoglioso. Basterebbero i titoli di testa, lenta carrellata indietro su un crocifisso innevato e L’ultima diligenza di Red Rock a suonare, con l’incedere ritmico di una cavalcata morbosa, gli archi tesissimi, da thriller più che da western e i fiati a creare lame melodiche a dire di un lavoro perfettamente realizzato. Morricone a Tarantino ha dato il suo suono e il suo talento, non i suoi cliché, non le strizzate d’occhio. È per questo che il regista si è potuto spingere così oltre nel ringraziarlo. Forse non sarà Mozart o Beethoven. Ma Morricone è Morricone. E tanto basta.

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