Horror indipendente

Germi di cambiamento o tentativi d'imitazione?

In questi mesi in Italia, specialmente a Roma, sembrano essersi svolti, in modo del tutto autonomo e involontario nelle interazioni, una sorta di stati generali dell'horror indipendente italiano
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La coincidenza ha voluto che registi e teorici del cinema di genere si incontrassero o presentassero i propri lavori in modo quasi contemporaneo, tanto da permettere una piccola – e sicuramente parziale – riflessione sullo stato di salute della paura cinematografica in Italia specialmente nell’ambito delle produzioni a basso costo.

Un evento del settore è l’uscita grazie a Distribuzione Indipendente di P.O.E. (Poetry Of Eerie), una raccolta di cortometraggi – più che un film a episodi – in cui i racconti e i temi di Edgar Allan Poe vengono declinati secondo differenti tecniche da tredici autori attivi nel campo dell’horror indipendente e a basso costo (otto nella versione cinematografica, quella integrale è disponibile on line) con nomi già di un certo richiamo come Angelo e Giuseppe Capasso, Edo Tagliavini o Domiziano Cristopharo. Il risultato è ovviamente un pot-pourri e proprio per questo diventa un’interessante cartina di tornasole per cercare di capire dove va e dove vuole andare l’Italia dell’orrore: in P.O.E., il materiale di partenza su cui mettere alla prova esordienti, emergenti e registi più espertraccoglie, riguarda le atmosfere archetipiche di uno scrittore che ha creato l’horror e un certo modo di intenderlo.

E in P.O.E., come in uno specchio, si può notare come l’Italia oscilli sempre tra una reinvenzione radicale e un’imitazione più o meno pedissequa degli stilemi americani o comunque mainstream: già il primo episodio, Il silenzio dei Capasso è indicativo, atmosfere classiche e previste si scontrano con allucinazioni oniriche a cui non servono le parola. È uno scontro che genera uno dei corti migliori della raccolta in cui si attraversano le diverse forme della paura, come il kammerspiel di La sfinge di Alessandro Giordani, l’umorismo grottesco di Tagliavini in Valdemar, l’esplicito gore di Giovanni Pianigiani e Bruno Di Marcello in Gordon Pym fino alla pregevole animazione in stop-motion di Paolo Gaudio ne Il gatto nero. In P.O.E. però si notano anche i limiti non solo del progetto, ma anche in filigrana dell’intero sistema produttivo alternativo in Italia: l’abuso di voci over per comodità narrativa e non per necessità artistiche, la poca creatività nel trovare vie espressivi potenti sfruttando proprio i pochi mezzi, le difficoltà tecniche, la banalità. Eccolo il vero grande male che affligge parte del cinema d’orrore italiano, la rara capacità di uscire dalle secche del già visto: e dispiace che a farne le spese sia proprio uno dei promotori del progetto, Cristopharo con il suo Il giocatore di scacchi di Maelzel.

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Il giocatore di scacchi di Maelzel di Domiziano Cristopharo

 

 

Quello che invece non manca a un prodotto del genere è l’attenzione del resto del mondo: P.O.E. è stato distribuito in dvd negli States circa un anno prima dell’arrivo nelle sale italiane. Il segno che almeno sul mercato l’orrore tricolore gode di buona salute: ne sono esempi Ivan Zuccon (di cui Distribuzione Indipendente ha distribuito il pregevole Colour From The Dark, in attesa del nuovo Wrath Of The Crows) e Lorenzo Bianchini, che dal Friuli è arrivato fino alla platea internazionale di Taormina per presentare Oltre il guado. O Jonathan Zarantonello che dalle goliardie di Medley e Uncut è andato in America, a formarsi per davvero, e a girare in modo notevole il bel The Butterfly Room, storia di formazioni al femminile che raccoglie un piccolo gineceo dell’horror mondiale, capeggiato dalla stupenda Barbara Steele che il gotico italiano ha reso icona.

Ma una piccola segnalazione finale vogliamo lasciarla per il cortometraggio di un giovane esordiente, partito dalla critica – come si faceva negli anni 60 e 70 – e che rilegge il cinema d’autore mondiale in pochi minuti attraverso un impianto che costeggia l’horror e il mistery: Germano Boldorini con Tanith, film breve già presentato in numerose rassegne anche internazionali e benedetto dalla presenza di una delle nuove regine dell’orrore italiano, Marta Gastini (Il rito, Dracula), ha realizzato una piccola sinfonia visionaria e atmosferica che promette benissimo. Non a caso, il film è stato presentato a Roma, al Cineclub Detour, in una serata dedicata alla videoarte e al cinema elettronico: come a dire, il futuro del cinema – e non solo quello di paura – passa necessariamente dalla reinvenzione dei linguaggi.

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Il gatto nero di Paolo Gaudio

 

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