JJ Abrams

Cinema e televisione di un eterno enfant prodige

Obbiettivo puntato sul regista oggi al cinema con "Star Trek - Into Darkness".
JJ Abrams
Obbiettivo puntato sul regista oggi al cinema con Star Trek - Into Darkness.

Occorre vedere le foto. Di quando Jeffrey Jacob Abrams era pischello e già giocava a fare cinema. Somiglia spudoratamente al giovane Steven Spielberg quando giocava a fare cinema con la sua cinepresa 8mm. Non fisicamente, a parte la zazzera ricciuta di capelli e la fronte spaziosa tipo pista d’aeroporto, ma per l’identico luccichio negli occhi carpito dal flash mentre armeggiano su set domestici. Si verrà a sapere poi che i due hanno incrociato le rispettive esistenze in super 8 per vie trasversali: il giovane JJ incaricato assieme all’amico Matt Reeves di mettere in ordine i filmini amatoriali e semi-professionali di Steven. Erano i primi anni 80 e JJ frequentava ancora la prima superiore. Che culo. Per conoscersi davvero, e meglio, si metterà in mezzo un altro Super 8, il film teen-nostalgico che Abrams girerà nel 2011. Di Spielberg viene in mente però una frase – “Quando ero più giovane capii che avrei potuto rendere migliore la mia vita con il cinema, coinvolgendo altre persone in questo grande progetto” – che starebbe comoda nella carriera artistica di Abrams. Impressione parziale: se non proprio erede, JJ è allora la succursale in carne e ossa di ciò che Hollywood ama in Spielberg, ovvero nutrire di nuovi sogni l’immaginario collettivo. E fare tanti soldi.

Nato 47 anni fa a New York, padre e madre entrambi produttori televisivi di successo, JJ è precoce bimbo prodigio; disegna, compone, scrive, colleziona fumetti e poster di film. Quello che definiresti il più intelligente del gruppo. Seguito da altri begli aggettivi da genietto ma col “più” davanti: più creativo, più entusiasta, più divertente, più ambizioso. Fino a esaurimento scorta. Così almeno uno si mette in pace l’anima, non dovendo per forza stabilire che nel cinema ci è arrivato perché era affare di famiglia. Altra cosa che ha ripreso da Spielberg, la necessità di tenersi stretti gli amici: oltre a Matt Revees c’è anche Greg Grunberg, l’attore portafortuna che ha regolarmente inserito nelle sue produzioni (lo studente inventa stronzate in Felicity, forse un suo discendente antidiluviano di quando creava sbobbe imbevibili, l’agente in Alias e il pilota mezzo morto in Lost). E tutti quelli acquisiti: da Damon Lindelof, suo partner di invenzione lostiana, a Roberto Orci e Alex Kurtzman, che si sono occupati di Star Trek e di Fringe. Fino alle personalità dell’empireo: Spielberg, Tom Cruise, Bill Clinton. Oh, e Leonard Nimoy – per tutte le galassie!

C’è un prima ovviamente alla fase “i sogni son desideri e io li ho realizzati quasi tutti” (annotatevi il nuovo Star Wars). Ed è quello che vede JJ, ancora indeciso sul nome da usare (chi è Jeffrey Abrams? Sempre lui), firmare le prime sceneggiature per il cinema: A proposito di Henry (1990), Amore per sempre (1992), Armageddon (1998) e Radio Killer (2001). Giusto per citare le più famose, ma non necessariamente le migliori scritte, a parte Radio Killer gran sollazzo thrilling. Insomma ci vuole tanto così per scomparire nel girone degli sceneggiatori frustrati che non intascheranno mai un premio Oscar, e JJ reinventa se stesso passando al piccolo schermo. Familiare per tanti motivi, avendo tenuto d’occhio il padre Gerald. E terreno di ostinata determinazione. Nell’anno di Armageddon, scrive assieme a Revees la serie Tv Felicity. Suo personale contributo alla masnada di teen-drama della Warner Bros. in fermento a partire dal ’98, spedendo la protagonista Keri Russell ovviamente in un’università di New York a far esperienze nella vita. Quattro stagioni più tardi sarà la volta di Alias, la serie spy del 2001 che ci ha messo un po’ ad arrivare in Italia (noi la si vedeva in lingua originale sui canali francesi) in cui Jennifer Garner finalmente dimostrò di essere qualcuno nello star system. Oggi relegata a commedie un po’ così e a fare la moglie di Ben Affleck, il suo personaggio di Sydney Bristow altro non è che una Felicity che ti insegna il suo miglior kung fu mentre è indaffarata a salvare il mondo. E notate le coincidenze della fiction: oggi Keri Russell fa davvero la spia nella serie The Americans.

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Lost

 

Ci vuole il successo strepitoso di Lost per assicurarsi l’orgasmo creativo assoluto. Tenendo sotto scacco milioni di americani con una sfilza di misteri (l’isola, il fumo-nero, gli Altri, Jacob), JJ ha rivoluzionato e dato una scossa al linguaggio televisivo. In parte portando nient’altro che se stesso e le sue passioni, non i diktat dei network. E quindi: la devozione per la subcultura in transito dai b-movie alla serie Tv Ai confini della realtà, oppure dai kaiju-eiga giapponesi (quasi fedelmente riproposti in Cloverfield) ai film d’azione stile James Bond. Ma realizzati come li avrebbe fatti il giovane pischello JJ: con amore e fantasia. E genialate narrative per spiazzare il pubblico.

Tutto ciò che è stato il JJ Abrams televisivo, lo ritroviamo anche al cinema. Un cinema post televisivo per evoluzione, settore in cui peraltro bazzica ancora inventando storie e producendo (Fringe, Alcatraz, Person Of Interest, A proposito di Brian), paradossalmente materializzatosi realizzando versioni cinematografiche di cult televisivi. Via libera quindi al terzo Mission: Impossible, e al reboot della serie Star Trek, oggi al cinema. Un filino distaccato dal gruppo c’è però il suo primo vero film, Super 8. Pellicola che ci ricorda quant’erano elettrizzanti e imbronciati gli anni 70, entroterra nostalgico che (tele)trasporta su grande schermo i cimeli, le passioni, le ossessioni di JJ ragazzino. Le stesse che oggi chiunque può ammirare entrando nella sua Bad Robot, più famiglia che società di produzione. Dove i sogni naturalmente diventano realtà.

Prossima mossa, il settimo Star Wars. Altra ossessione prelevata dalla sua magica infanzia del 1977 che vale più di tutti gli Star Trek di questa galassia. Con buona pace di Gene Roddenberry.

 

 

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