New York e la notte dei miliardi

Nelle contraddizioni e nei dualismi degli Stati Uniti post 11 Settembre dipinti da "Billions" e "The Night Of", ora in onda su Sky Atlantic, ci sono i primordiali istinti di una città che non smetterà mai di produrre e raccontare le sue storie, dal Queens, passando per Downtown, riscendendo per Wall Street arrivando poi chissà dove.
THE NIGHT OF
New York post 11 Settembre

Poco più di 30 kilometri separano Jackson Heights, nel Queens, dall’Upper West Side. Naz Khan (interpretato da Riz Ahmed), protagonista di origini pakistane della nuova serie tv HBO The Night Of, li percorre a bordo del taxi rubato a suo padre per andare a una festa a Downtown. Identificato dalle onnipresenti telecamere del E-ZPass e dai ripetitori telefonici attraversa il Midtown Tunnel, scende nell’East Village dove raccoglie Andrea; insieme torneranno a casa della ragazza, dove, dopo aver fatto sesso, lei finirà morta e lui accusato di omicidio. Nella rivelatoria quinta puntata della serie, il percorso viene ricostruito e disegnato sulla cartina di New York dal criptico detective Box, nella città che in teoria farebbe da sfondo ad una delle crime story più convincenti delle ultime stagioni. E che invece finisce per inghiottire tutti, manipolare i personaggi e diventare protagonista.

La New York “cinematografica” d’altronde l’ha fatto più di una volta, e l’ultima in ordine temporale solo pochi mesi prima in Billions, mega produzione Showtime (co)scritta da Andrew Ross Sorkin (ex editorialista finanziario del “New York Times”) che racconta vite e vizi dei tycoon di Wall Street. Nel farlo si serve di due assoluti fuoriclasse come Paul Giamatti (Chuck Rhoades) e Damian Lewis (Bobby “Axe” Axelrod, capo della Axe Capital), che instaurano un duello legale e affettivo in cui il torto e la ragione si scambiano continuamente di posto. Chuck è un Procuratore distrettuale che “indaga” in modi più o meno etici sulle attività finanziarie di Bobby, affascinante capo di un fondo di investimenti che fa affari in modi altrettanto opachi.

The Night Of
The Night Of

Se ogni personaggio che si rispetti ha bisogno di un background, quello di NY è già pronto e reale e passa inevitabilmente dall’11 settembre 2001. Così quell’evento entra nelle due serie, per plasmare le personalità dei due attori principali, Naz e Bobby, e tutto l’ambiente che li circonda. Naz era molto giovane quando quel maledetto giorno complicò la vita di qualsiasi musulmano, gli costò insulti, spintoni, offese, a una delle quali reagì cacciandosi per la prima volta nella sua vita nei guai. Bobby invece era poco più di un giovane laureato quando mentre tutti i membri del suo hedge fund restavano intrappolati nelle macerie, costruiva il suo impero a suon di speculazioni finanziarie. Quel giorno d’altronde ha reso tutti i broker bastardi e tutti gli arabi dei terroristi, agli occhi degli abitanti di una città terrorizzata.

Entrambe le serie riescono bene nell’intento di cancellare qualsiasi forma di eroismo dagli occhi dei suoi uomini e donne, come se quelle esplosioni avessero compromesso e disincantato l’essenza dei newyorkesi. Lo fanno mostrando due lati diversi di New York, esponendola in tutta la sua diversità e servendosi di due strati sociali quasi agli antipodi.
The Night Of è una serie volutamente cupa più che buia, claustrofobica, livida, fotografata alla perfezione dallo stile inconfondibile di Robert Elswit. I suoi eroi hanno a che fare con spacciatori di serie B, prostitute transessuali, alla meglio con un personal trainer arrivista. Bobby Axelrod invece si veste casual anche se potrebbe cambiare tre sartoriali al giorno, fa donazioni miliardarie ai musei solo per farsene intestare il nome, vola su di un jet privato a vedere i Metallica e compra senza battere ciglio una casa da 83 milioni di dollari negli Hampton (un cliché obbligatorio). I suoi figli crescono tra vizi esagerati, mentre i genitori di Naz devono fare i salti mortali per pagare la parcella “flat” del suo avvocato, ripiegando sui lavori più umili in circolazione. All’arrivismo sociale ai limiti della schizofrenia di Billions, The Night Of contrappone la rassegnazione di chi si ritrova dalla parte sbagliata della più grande storia mai raccontata mangiando patatine e bevendo birra, guardando senza alcun trasporto l’ultimo dei legal drama alla tv.

Billions

Il leitmotiv delle serie è da ritrovare nelle storture e complessità dei sistemi legali newyorkesi e quindi americane: a John Stone non interessa credere nell’innocenza di Naz (almeno in un primo momento), lui ci vede solo un lungo processo e tanto denaro da mettere in tasca. Chuck Rhoades, Procuratore generale del distretto sud di New York, è così ossessionato della colpevolezza del suo rivale Bobby da rischiare di mandare all’aria la sua stessa posizione. La ricerca della verità diventa quindi un vezzo più che una necessità, è l’ego sproporzionato di un uomo contro il desiderio di sopravvivenza dell’altro. I due “buoni” si comportano in modo diverso perché vivono due città diverse. Quando Chuck è sull’orlo di una crisi di nervi va a fare bondage in nightclub d’elite o obbliga un uomo a raccogliere le feci del suo cane con vista sul ponte di Brooklyn. Quando succede a Stone, il massimo che può fare è girare Chinatown alla ricerca di magiche pozioni che gli curino l’infezione ai piedi. (Piccola postilla: al posto di Turturro doveva esserci James Gandolfini, morto però dopo aver girato l’episodio pilota.)

Secondo “Variety”, Billions ha trovato il modo di umanizzare le storie di Wall Street – anche se Bobby l’headquarter del suo fondo ce l’ha nel Connecticut – di dotarle di «quelle situazioni di vita o morte che rendono gli show polizieschi così attraenti», mentre su “The Ringer” si legge che The Night Of rappresenta a tutti gli effetti un ritorno alla golden age degli show televisivi, mentre si cita ovviamente The Wire, con cui condivide gli intesi dialoghi scritti da Richard Prince e la scenografia dark. Billions e The Night Of funzionano perché riescono a sfruttare tutti gli elementi di cui dispongono, accompagnare l’osservatore all’interno della vita di ogni singolo personaggio senza che la storia perda di credibilità, senza che il vero protagonista passi mai in secondo piano. Una cosa che può succedere solo quando le spalle del protagonista sono così large da andare da Wall Street ai quartieri popolari del Queens.

Pubblicato sul Mucchio 747, ottobre 2016

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