Of Horses and Men

Il sorprendente Benedikt Erlingsson

I cavalli, protagonisti come mai prima, e la natura islandese nel sorprendente film di Benedikt Erlingsson "Of Horses and Men". Vi raccontiamo il titolo più interessante visto al Festival di Bari.
benedikt.jpg

Certo, un festival di cinema fa gola perché si possono vedere i film dei grandi registi e dei grandi attori, le novità più attese, i colpi al cuore dell’appassionato. Ma il vero gusto del cinefilo nel partecipare ad un festival è aspettarsi l’inattesa, scoprire ciò che non si potrebbe scoprire altrimenti, farsi cogliere aperti e impreparati. È quello che al BIF&ST 2014 di Bari ci è accaduto con Of Horses And Men, sorprendente e spiazzante opera dell’islandese Benedikt Erlingsson, attore al primo lungometraggio e subito scelto dall’Islanda per rappresentarla agli Oscar, che racconta la campagna islandese e la natura attraverso una raccolta di novelle, con lo sguardo dei cavalli, veri protagonisti.

Un film a suo modo epico, sullo scontro tra natura e cultura: “Volevo raccontare il nostro rapporto tra persone e con la natura, ma anche sul controllo che esercitiamo sulla natura e su quello che essa esercita su di noi. È come un tango se fossimo legati in un tango”. Un film che si snoda proprio sulla figura del cavallo, centrale nella mitologia islandese, ma anche punto di contatto con l’immaginario hollywoodiano del west, della frontiera. “I cavalli sono da sempre al centro della vita degli islandesi, sono sulle tombe del 19° secolo, fanno parte delle famiglie, non si potevano mangiare se non in segreto. Sono estremamente legati all’identità islandese: siamo “horse people”, siamo venuti su barche, sopra i cavalli. E di questo ho voluto parlare nel film, raccontare come quella mitologia ha senso oggi”.

benedikt-erlingsson-of-horses-and-men1

Un film che ha a che fare con una visione mitica del cinema e delle immagini, come una versione in minore di Valhalla Rising di Nicolas Winding Refn, letta in chiave più ironica: come se mettesse a contatto le due anime di John Ford, quella dell’Arizona nella Monument Valley e l’Irlanda. “Forse, però il western non è mai stato tra i miei orizzonti, anzi: l’ho sempre odiato proprio per il modo in cui tratta i cavalli: non solo Hollywood è stata la più grande assassina di cavalli del secolo scorso, ma nell’immaginario i cowboys trattavano i cavalli come motociclette, non come animali. Attraversavano il deserto senza dargli da bere, li lasciavano sellati e legati agli alberi senza mai dar loro da mangiare. Non li hanno mai ringraziati. Credo di essere più ispirato da registi come Pasolini, per la forma dei racconti che viene dal Decameron o dai Racconti di Canterbury, e dal concetto di tableau, di quadro, perché se voglio fare un film mitico o mitologico non posso prescindere dalla dimensione pittorica e artistica dell’immagine”.

Un film che proprio per questa sua componente mitica lascia da parte le parole e soprattutto i dialoghi per rielaborare la tradizione orale attraverso l’uso quasi puro delle immagini: “Sono un narratore, mi sento uno storyteller in senso classico, antico (è una tradizione della sua famiglia, N.d.R.), e quindi applico questa mia vocazione a ogni mezzo con cui lavoro. Così da regista devo fare i conti con la potenza delle immagini, la loro tensione, la loro forma, che sono gli elementi traino del film, al contrario delle parole. Non serve nemmeno una storia o dei personaggi per fare un grande film, basta inquadrare l’homo sapiens con la giusta tensione per renderlo interessante e appassionante, per ipnotizzare il pubblico con ritmi e forme diversi”. Cita Tarkovski per indicare un regista che ha saputo lavorare sul subconscio attraverso la pura forma delle immagini e in questo discorso entra anche il suo passato di performer teatrale, il suo lavoro di metteur en scène: “Dal teatro ho appreso quel discorso sul tableau che dicevo prima, e la necessità di creare un’immagine, una situazione tridimensionale, dare forma visibile all’invisibile attraverso la suggestione, permettendo al pubblico da solo di avere come un’illuminazione. Per questo mi è sembrato assolutamente naturale passare dal teatro al cinema”. Naturale come Of Horses And Men, uno dei punti più alti del BIF&ST 2014.

Commenti

Altri contenuti Cinema / Visioni
Lou-Castel-set-A-pugni-chiusi-2827

I pugni chiusi di Lou Castel

Intervista all’attore, protagonista del documentario di Pierpaolo De Sanctis - 34° Torino Film Festival

Attore icona di una generazione isterica e disperata per Bellocchio. Attivista maoista dentro e fuori dall’industria cinematografica....
551491794

Sono Guido e non Guido

Alla scoperta di Guido Catalano. E di Armando - 34° Torino Film Festival

Un poeta ai tempi di Facebook e YouTube. Una figura ibrida tra cabarettista e poeta. Un performer...
1280x720-J60

Nessuno ci può giudicare

I musicarelli secondo Steve Della Casa - 34° Torino Film Festival

Ha impiegato 10 anni per poter realizzare il film: Steve Della Casa, critico cinematografico e storico del...
11

RomaFF 2016

Il meglio della 11esima Festa del cinema di Roma

Un anno di transizione oppure l'ennesimo segno di confusione di una manifestazione, nata sotto il segno di...
larrain

Pablo Larraìn

"Il cinema è un atto di compassione"

Incontro con il regista cileno Pablo Larraìn. Il suo "Neruda" uscirà il 13 ottobre e oggi scopriamo...
UN FILM PER L'ESTATE
Cosa guardare su Sky, Netflix e Infinity

Un film per l’estate

Pescato su Sky, Netflix e Infinity

Se qualcosa vi è sfuggito, ora è il momento di recuperare. 15 titoli per trascorrere l'estate in...
13-SEDOTTA E ABBANDONATA - 1963

Prato Film Festival 2016

Lungometraggi, corti e un omaggio a Pietro Germi

Quinta edizione del Prato Film Festival: al tradizionale concorso per cortometraggi, si aggiunge uno spazio competitivo dedicato...
Far East 2016

Far East 2016

Tempo di maturità

Giunta alla diciottesima edizione, la kermesse udinese conferma i pregi di una formula che consente all'appassionato di...
Morricone e il Western

Ennio Morricone e il western

Una lunghissima storia d'amore

“Ennio Morricone è come Mozart e Beethoven”. Lo ha detto Quentin Tarantino premiando il maestro con il...
Arcipelago

Arcipelago 2015

Street Art e Sperimentazione

Si è da poco conclusa la 2.3a edizione di ARCIPELAGO - Festival Internazionale di Cortometraggi e Nuove...
Straight Outta Compton/
Il film sugli N.W.A. al cinema dal 1 Ottobre

Straight Outta Compton

Il film sugli N.W.A. al cinema in Italia dal 1 ottobre

"Straight Outta Compton", il film sugli N.W.A. già campione di incassi negli USA e al cinema in...
Mad Max: Fury Road
Un ostinato attaccamento alla vita

Mad Max

Un ostinato attaccamento alla vita

Un film che doveva essere sulla crisi petrolifera e invece parla di chirurgia estetica d’avanguardia.
Il racconto dei racconti
La metamorfosi nel cinema di Matteo Garrone

Il racconto dei racconti

La metamorfosi nel cinema di Matteo Garrone

La fascinazione per il corpo era chiara fin dai suoi trascorsi nella pittura, un’attenzione mai voyeuristica né...
Paul Thomas Anderson
Il regista che girava film impossibili

Vizio di forma

Al cinema dal 26 febbraio

Paul Thomas Anderson, l’uomo che girava film impossibili.
Chris Kyle

American Sniper

La nostra intervista al cecchino (era il 2012)

Chris Kyle è il cecchino più letale nella storia militare americana. Per 160 volte ha preso la...