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In Black Mirror Charlie Brooker lo andava dicendo dal 2011, meglio parlare di “schermo” perché “televisione” è decisamente un mezzo che non esiste più, se non per i nostri genitori. Che sia quello fissato alla parete del salone, quello del pc, del tablet o del telefonino, lo specchio nero ibrida linguaggi e restituisce a chi guarda qualcosa di inedito, ridefinendo di continuo il concetto di multimediale. Gomorra, ad esempio. Un libro che diventa un film – e fin qui nulla di strano. Poi una serie prodotta da Sky/Cattleya/Fandango. Infine un tormentone virale nelle mani del collettivo The Jackal che da anni sperimenta le potenzialità della Rete. Piani differenti per pubblici diversi che convivono nella generazione perennemente connessa: come le versioni aggiornate di un software sono in grado di decodificare tutto ciò che c’era prima e mostrare una confidenza con quel che verrà, così noi, nell’ambito delle serie, siamo a nostro agio sia con le sitcom anni 80, quelle dai colori sgargianti e i sorrisoni forzati, sia davanti al piano sequenza di True Detective, in cui c’è tanto cinema quanto quello che resiste in sala, sia con le sperimentazioni low budget delle web series. Non bastassero gli attori – Matthew McConaughey e Woody Harrelson per Pizzolatto – e i registi nei titoli di coda – Soderbergh in The Knick si porta dietro Clive Owen -, è la qualità stratosferica a non sorprendere più. Che siano antologiche, quest’anno rigenerate, la già citata True Detective ma anche Fargo, o i primi esemplari di piattaforme sempre più numerose – Amazon è scesa in pista con Transparent, il Sundance Channel ribadisce di saperci fare con la seconda stagione di Rectify e Netflix si conferma la corazzata che è – qualcosa di nuovo sul tavolo della serialità lo portano sempre, anche quando quasi tutto è sbagliato come nel caso di The Leftovers. In particolare, sono tre gli esordi che più ci hanno colpito nel 2014 e vi spieghiamo perché.

GOMORRA-facebook

Gomorra. Perché è pura azione in una Napoli dalle location potentissime. Se ricordate ancora la meraviglia davanti alla Torre di David di Caracas in Homeland 3, qui trovate pane per i vostri denti. Alla serie di Sollima, già dietro Romanzo criminale, si possono rimproverare una evoluzione dei personaggi a tratti poco credibile e un abuso del post-rock dei Mokadelic. Il pelo nell’uovo, insomma, davanti ad una produzione già venduta all’estero che non vince facile solo perché il made in Italy in termini di serie è mediamente ridicolo, ma anche perché conosce il linguaggio della buona televisione e sa come utilizzarlo.

true

True Detective. Perché è un vero e proprio film in otto parti con tutto il southern gothic che vi meritate. Perché dietro c’è HBO e pure T-Bone Burnett. Perché la storia regge come la coppia dei detective. Volendo credere a Pizzolatto intervistato proprio sul Mucchio la seconda stagione si svolgerà in California.

Jeremy_Tambor_Transparent

Transparent. Perché tra le web series quella di Amazon ambientata a Los Angeles e scritta e diretta da Jill Soloway ha una cifra così indie e intima che ti affezioni fin dalla sigla. Perché la colonna sonora vede Bill Callahan e Neil Young e perché tra i personaggi c’è Carrie Brownstein delle Sleater-Kinney. Perché, infine, Transparent mostra che la sessualità è qualcosa di fluido e che seguire il cuore non è la cosa più scontata che possiamo fare.

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