Supereroi

Wolverine & Co

Non ci sono stati altri periodi più favorevoli di questo ai film di supereroi. Vediamo perché.
Supereroi
Wolverine & Co.

Il 20 giugno è uscito L’uomo d’acciaio. Ennesimo tentativo di portare Superman sul grande schermo sei anni dopo la prova (non riuscita, a quanto pare) di Bryan Singer. Questa volta, la Warner Bros ha affidato il progetto a Christopher Nolan, che con la casa di Burbank e la DC Comics ha già lavorato con profitto alla trilogia del Cavaliere Oscuro. Nolan, qui in veste di produttore, ha delegato la regia alla visionarietà fumettistica di Zack Snyder (che dai fumetti aveva già tratto 300 e Watchmen).
Nello stesso periodo è uscito anche Into Darkness, il secondo capitolo del reboot di Star Trek ad opera di J.J. Abrams. È di pochi mesi fa, ancora, Iron Man 3, mentre il 25 luglio le sale saranno invase da un altro supereoe Marvel, Wolverine – L’immortale. E intanto girano i trailer di Thor: The Dark World, previsto per novembre. Insomma, se mettiamo nel calderone anche il nuovo progetto relativo a Star Wars (ancora JJ Abrams), possiamo affermare che per saghe, serie e supereroi di ogni sorta e genere è un vero periodo d’oro. E non è difficile capire perché.

Ci sono alcuni motivi fondamentali per cui questo tipo di cinema sta ottenendo un successo oltre ogni immaginazione (al punto che i supereroi cambiano faccia e volto dopo appena un lustro: non solo Superman, ma anche Spider Man, che dopo il successo dei film di Raimi ha ricominciato con un nuovo volto – Andrew Garfield – e una nuova serie).
Prima di tutto bisogna pensare a questi film come espansione di autentiche e genuine forme di cultura popolare americana. I fumetti e le serie televisive sono da sempre format narrativi statunitensi per eccellenza, che seguono delle regole specifiche diventando veri e propri ecosistemi. La serie di Star Trek, ad esempio, ha dato il via a un franchise immenso che si è espanso in lungo e in largo con prodotti ufficiali (film, gadget, ecc.) e non (le fan fiction dedicate all’universo di Kirk e soci sono un vero e proprio genere riconosciuto). Marvel e DC, invece, sono davvero forme in continua espansione: contaminazioni tra serie e saghe dedicate a personaggi marginali, un reboot dietro l’altro, linee narrative parallele e così via. Il terreno è fertile per sua stessa definizione. Il cinema, quindi, è una naturale conseguenza: dagli anni Settanta in poi si è sempre cercato di portare i supereroi di ogni genere sullo schermo.

 

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Non bisogna poi dimenticare che il cinema, negli ultimi anni, ha subito come non mai il ritorno della serialità televisiva. La HBO agisce a tutti gli effetti secondo le logiche dello studio system e ha ormai un potere d’acquisto immenso. La tv gareggia alla pari, il cinema si adatta e risponde. Ecco perché tutti questi film sono soggetti a una serializzazione istantanea. Bisogna cercare di fidelizzare il pubblico. Il tentativo più ambizioso è, ad oggi, quello della Marvel che, di concerto con la Disney (che la controlla dal 2009), ha costruito il puzzle degli Avengers. Vero e proprio universo in cui i film dedicati ai supereroi riuniti da Joss Whedon nel 2012 (nel film omonimo che è diventato il terzo più grande incasso di tutti i tempi) dialogano costruendo una sorta di grande mappa in cui unire i punti.

Ultimo ma non ultimo, lo spettacolo insito nel concetto stesso di film di supereroi permette di poter sperimentare le novità tecnologiche e di fare in mondo che la sala cinematografica possa tornare luogo d’elezione per la fruizione di un prodotto “grande e spettacolare”, che su piccolo schermo potrebbe perdere d’efficacia (in fondo, nonostante alcuni di questi film abbiano sceneggiature di ferro, non si può dire che si vada a vederli per la storia). Ecco perché tutti i film sono gonfiati in 3D. Ed ecco perché si punta al film come spettacolo multisensoriale (non solo le mirabolanti sequenze d’azione: si pensi anche al ruolo della musica con il lavoro intrusivo di compositori come Hans Zimmer) che cerca una totale immersione del pubblico nell’universo della sala.
Una gallina dalle infinite uova d’oro, quindi, che, nonostante alcuni fallimenti (Green Hornet di Michel Gondry), promette di essere ancora per qualche tempo un trend dominante della produzione hollywoodiana e non solo per il periodo estivo.

Pubblicato sul Mucchio 708/709

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