Terra di transito

Intervista al regista Paolo Martino

Ecco come l'Italia diventa una prigione a cielo aperto.
terra

Immigrazione e integrazione sono tra i temi più scottanti che un giornalista o un documentarista possono trovarsi di fronte di questi tempi, in un paese come l’Italia. E infatti chi si occupa, tramite la parole o le immagini, la scrittura o il cinema, di indagare la realtà non può esimersi dal parlarne. Eppure esistono ancora zone d’ombra, purtroppo o per fortuna. In una di queste entra Paolo Martino, che con Terra di transito – presentato al BIF&ST di Bari, ha raccontato una storia e un luogo: l’Italia, non punto di approdo per i rifugiati, ma ponte impossibile da superare. “Negli ultimi anni, i richiedenti asilo, i rifugiati da guerre e persecuzioni politiche, i migranti forzati scelgono l’Italia non come punto di arrivo, ma punto di partenza per altre regioni europee, dove i servizi per chi chiede rifugio funzionano, al contrario del nostro paese che negli anni ha accumulato tutte le difficoltà burocratiche e le ha rese insormontabili”.

Non solo CIE, i famigerati Centri d’Identificazione ed Espulsione, ma l’intero territorio italiano diventa, per chi attende risposte istituzionali in Italia, una grande prigione a cielo aperto, in cui i diritti sono sospesi come per i detenuti: “Il vero nodo centrale è il cosiddetto regolamento di Dublino, ossia la legge per cui si debba fare domanda di asilo nel primo paese in cui si mette piede: per cui i paesi periferici come Italia, Spagna e Grecia sono esposti e obbligati a processare quelle richieste visto che i paesi dell’Europa centrale e del Nord possono respingere le domande. In questo senso l’Italia è come una prigione”.

E proprio al nord Europa, e alla Svezia, guarda il film raccontando la storia di Rahell un rifugiato bloccato in Italia che vorrebbe raggiungere i propri familiari in Scandinavia, luogo nel quale risiedono da 20 anni e sono perfettamente integrati: ed è attraverso la voce e lo sguardo di Rahell che Martino racconta, tra schiettezza documentaria e retorica filmica, l’incubo di un limbo. “Il cuore del film a mio avviso è capire come si affronta questo limbo: Rahell va a trovare la famiglia in Svezia, dove non può risiedere, e parla con familiari e amici e vedendo il modo moderno ma anche facilitato dal regolamento di Dublino, con cui lì si affronta il tema dei rifugiati, vive ancora di più il peso dell’Italia. Questo crea una spirale di illegalità laddove si dovrebbe regolare: come un ragazzo nel film, molti rifugiati restano illegalmente nei vari paesi di destinazione pur di non tornare in Italia o in Spagna, fuggendo ai decreti di espulsione. In Italia ci pensiamo ancora come luogo di approdo, ma in realtà siamo luogo da cui in molti vorrebbero fuggire”.

Martino e Rahell vedono come simbolo della situazione dei migranti la stazione Termini di Roma, attorno alla quale si radunano molti senza fissa dimora, per dormire la notte, sotto le pensiline, e tra i quali ci sono molti rifugiati o richiedenti asilo cacciati da altri paesi  e che in Italia non possono integrarsi come in altre nazioni. “È una delle licenze cinematografiche che ci siamo presi, usare Termini come cuore del film, ma è una realtà che chi ha un po’ di dimestichezza con Roma riconosce come vera”. Ed è vero anche il rapporto con Rahell, che Martino conobbe anni fa e che lo accompagna da tempo nel suo viaggio per capire le realtà legate all’immigrazione, la mimesi tra lui e la macchina da presa è uno dei punti di forza del film, e anche quello che ha permesso di superare alcune difficoltà: “Il film ha avuto, per fortuna, una fase produttiva solida ed elaborata, che ci ha permesso di non dover ridurre troupe e giorni di lavoro; se lì le difficoltà le abbiamo superata facilmente, è stato più difficile andare sul campo, rapportarsi con certi tipi di istituzioni. E tutto ciò fa parte del film e del documentario, cercare di entrare dove non si potrebbe e dove non si vorrebbe. Il paradosso è che se qualcuno ci ha chiuso qualche porta, in generale le autorità non si sono interessate, si sono defilate. Che è esattamente l’atteggiamento che hanno quotidianamente con le vicende che raccontiamo”.

Commenti

Altri contenuti Cinema / Visioni
festival gusto della memoria 2017  dia133

Festival Cinema Vintage

Al via il bando 2017

FESTIVAL CINEMA VINTAGE “IL GUSTO DELLA MEMORIA” V edizione Roma – 28, 29 e 30 settembre 2017 Patrocinato dall’UNESCO AL VIA...
basquiat1

Basquiat: The Radiant Child

Jean-Michel Basquiat in mostra al Chiostro del Bramante

«Papa, I’m going to be famous»: c’è un certo grado di consapevolezza nelle parole di Jean-Michel Basquiat,...
tartaruga-rossa-Michael-Dudok-de-Wit

Michaël Dudok de Wit

Intervista al regista premio Oscar

L’olandese Michaël Dudok de Wit, già premio Oscar per il corto animato Father and Daughter (2000), è...
PP-manifesto1

Giovanni Mazzarino

Intervista al noto compositore jazz

Mago Merlino è il primo a entrare in scena. Il set è quello di Piani Paralleli, il...
sottodiciotto2017_immagine-guida

Sottodiciotto Film Festival

Tutti gli appuntamenti della 18° edizione

  SOTTODICIOTTO FILM FESTIVAL & CAMPUS 31 marzo – 7 aprile 2017 Torino, vari luoghi  Le proiezioni...
16406832_10154974528777277_5155378342824301449_n

Bergamo Film Meeting 2017

35° BFM| Marzo 11-19 2017

Giunto alla 35° edizione, lo storico Bergamo Film Meeting si avvia a celebrare il 2017 con un...
locandina

Maren Ade

Intervista alla regista di "Vi presento Toni Erdmann", in sala dal 2 marzo.

Magari la sbronza di premi sarà un po’ passata, dopo la sconfitta agli Oscar a favore di...
trainspotting

Verso Trainspotting 2

La colonna sonora

Per avvicinarci al secondo capitolo in uscita il 23 febbraio 2017, celebriamo una delle colonne sonore più...
trainspottin

Verso Trainspotting 2

La sottocultura che ha segnato il cinema mainstream

"Trainspotting", il film uscito vent'anni fa che ha segnato per sempre il rapporto tra cinema, droga e...
locandina_un_altro_me

Claudio Casazza

Intervista al regista di "Un altro me", in concorso al Trieste Film Festival.

Guardare per capire. Affrontare un tema spinoso e piuttosto scomodo senza giudizi preconcetti ma ascoltando la voce...
best

Film: best of 2016

Non abbiamo dubbi che il 2016 sarà ricordato come l’anno di Pablo Larraìn, che ha proposto tre...
Lou-Castel-set-A-pugni-chiusi-2827

I pugni chiusi di Lou Castel

Intervista all’attore, protagonista del documentario di Pierpaolo De Sanctis - 34° Torino Film Festival

Attore icona di una generazione isterica e disperata per Bellocchio. Attivista maoista dentro e fuori dall’industria cinematografica....
551491794

Sono Guido e non Guido

Alla scoperta di Guido Catalano. E di Armando - 34° Torino Film Festival

Un poeta ai tempi di Facebook e YouTube. Una figura ibrida tra cabarettista e poeta. Un performer...
1280x720-J60

Nessuno ci può giudicare

I musicarelli secondo Steve Della Casa - 34° Torino Film Festival

Ha impiegato 10 anni per poter realizzare il film: Steve Della Casa, critico cinematografico e storico del...
11

RomaFF 2016

Il meglio della 11esima Festa del cinema di Roma

Un anno di transizione oppure l'ennesimo segno di confusione di una manifestazione, nata sotto il segno di...
larrain

Pablo Larraìn

"Il cinema è un atto di compassione"

Incontro con il regista cileno Pablo Larraìn. Il suo "Neruda" uscirà il 13 ottobre e oggi scopriamo...