Thelma

A Paranormal Queer Love story

Dal regista di "Reprise" e "Segreti di famiglia" il 21 giugno arriva in Italia "Thelma", quarta regia di Joachim Trier: “Immaginate Carrie girato da Ingmar Bergman” ha scritto il New York Magazine a proposito di questo thriller d'autore, in cui body horror, coming of age e soprannaturale si mescolano dando vita a qualcosa di originale.
Anteprima:Thelma_al cinema dal 21 giugno

La prima volta che si fa vedere sullo schermo, è ancora bambina. Una battuta di caccia in mezzo alla neve in compagnia del padre. A saperlo prima di essere partecipi a un sacrificio quasi biblico non ci si arriva proprio. Troppo presto. Ma intanto nulla accade. Thelma, la protagonista del film di Joachim Trier, la ritroviamo adulta, pronta a cominciare l’università a Oslo. Una formichina nell’immenso formicaio umano, visto dall’alto. Silenziosa e appartata, la ragazza rifugge quando può anche le telefonate dei genitori. Un rituale quotidiano che appartiene a quel monologo che è la sua esistenza. Un giorno, mentre è in sala lettura, viene scossa da improvvise convulsioni. Stramazza a terra, circondata dai compagni, per poi risvegliarsi in infermeria a parlare con una dottoressa. Potrebbe essere epilessia. Nel frattempo, conosce e si lega ad Anja, una ragazza che frequenta i suoi stessi corsi. Ma c’è qualcosa nelle sue crisi che non è del tutto normale. Strani eventi si manifestano attorno a lei.

Thelma di Joachim Trier è dedicato a chi odia le proprie mancanze o, come nel caso della protagonista, non trova subito il coraggio di vivere una vita con più spensieratezza e libertà. Un romanzo di formazione in salsa telecinetica. Le ragioni si annidano in un passato che la ragazza non ricorda e che adesso al cospetto dei desideri e dell’emergente sessualità (i segni del conflitto tra morale e sessualità, direbbe giustamente la dottoressa Priscilla Pointer in Nightmare 3 – I guerrieri del sogno) sembrano riaffacciarsi con inquietante regolarità. Un’altra ragione è il credo religioso molto rigido dei genitori che impone dei tabù o dei comportamenti da seguire che la ragazza prova a ignorare, complice la lontananza da casa.

Chissà quanto consciamente, Trier tenta di riportarci nel mondo di Carrie White ma senza il fanatismo, la follia incontrollata e l’orgia finale di sangue. Il mondo di fuori Thelma non può più ignorarlo, ma mancano alcuni tasselli affinché la conoscenza di sé, e dei poteri terribili che stanno dentro di lei, non diventi una semplice scorciatoia nelle mani del regista norvegese per restituire solo inquietudine. E infatti la sua convinzione di non lustrare del tutto il ricordo del film di Brian De Palma, resta ostaggio di infiltrazioni nel coté psichico della ragazza che si manifestano con scene appena sottolineate, servite da movimenti di camera quasi in attesa che qualcos’altro accada con contorno musicale sempre in allerta brividi. In realtà sono preparativi a quanto ci aspetta nella parte finale, dove il confronto significa anche rinascita. Anche se non sapremo mai davvero cosa è accaduto in alcune situazioni descritte, e nonostante una certa prevedibilità sulla sorte riservata ai genitori, Thelma rimane sostanzialmente traducibile come un generoso atto di libertà.

Un disturbato omaggio a chi non razionalizza l’irrazionale, ma si lascia trasportare finalmente dalle emozioni. Thelma riforma totalmente la sua vita (risarcendo quella della madre in carrozzella) e si appresta a tornare una formichina nell’immenso formicaio umano che Trier insiste nel riprendere dall’alto. Non è ben chiaro se il suo film sia un horror psicologico o un thriller dell’anima che si annida anche nell’onirico o l’ennesimo film con corvi suicidi in esergo. Come molte pellicole scandinave sembra la versione sotto zero e molto composta di ciò che il cinema ha già mostrato e raccontato mille volte. Al quarto film, Trier – esibendo bravura indiscussa nel muoversi dentro lo schermo – sembra aver voluto realizzare questo lavoro più per se stesso che per il pubblico recapitando comunque emozioni compiute e un solido clima ansiogeno.

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