Twin Peaks 3

Episodi 3 e 4

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Personaggi che parlano al contrario o che non parlano affatto, muti, sordi o senza occhi come la donna che apre il terzo episodio cercando di parlare con Cooper: la costellazione di Twin Peaks è fitta di elementi con cui una comunicazione perfetta è impossibile. Così anche Lynch con il suo spettatore decide di non comunicare in modo lineare, ma di distruggere i limiti del pensiero razionale per portare il suo senso della sua opera alla dimensione percettiva e artistica. Per farlo, negli episodi 3 e 4 – diretti da Lynch e da lui scritti come sempre con Mark Frost – si serve dell’odissea dimensionale di Cooper, che dopo essere stato spedito fuori dalla Loggia Nera per trovare e fermare il suo doppio malvagio (creato dalla possessione di Bob) vaga sperduto nel corpo di un altro; intanto il doppio finisce in prigione e riceve la visita dell’FBI che indaga sul massacro nella scatola di vetro.

In questi due episodi, Lynch rispolvera le armi dell’umorismo grottesco e del non-sense con Kyle MacLachlan marionetta infantile e spaesata, lo stesso Lynch mirabile agente e cameo di lusso come Naomi Watts, David Duchovny e Michael Cera (già cult il suo Wally Brando): in-jokes, fan service e risate tra i denti. Nel mentre, Lynch dissemina il tutto di indizi subliminali o enigmatici come i numeri sulle scatole o la Rosa Blu come fossimo in un’opera di Peter Greenaway e gioca con le dinamiche stesse di una serie tv, dopo un’apertura di serie in cui invece puntava dritto alla distorsione percettiva, che resta comunque nella descrizione di una cittadina come Twin Peaks bloccata nel tempo, chiusa dentro e fuori dalla Loggia (la scena del telefono cellulare che sorprende Lucy e la successiva ricomparsa della foto di Laura Palmer come centro della questione).

Qui, pur nella gestione di tempi infiniti per la tv che causano un curioso stato di ipnosi e paura, Lynch dimostra che i molti anni lontano dall’audio-visivo non significano che sia rimasto a digiuno di nuovi media e nuove narrazioni: la sua cura per la scena, la sequenza, la singola immagine e la sua portata iconografica raccontano di un artista che oltre che con immagini e suoni ha studiato l’essenza del mezzo su cui opera e anche della forte consapevolezza dei meccanismi di vitalità e di “memeizzazione” dell’immagine: l’Helloooo-ooo-ooo di Cooper divenuto Mr. Jackpot cos’è se non trasformare la goliardia dei social network in tassello creativo?

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