Twin Peaks 3

Episodio 3X06

E se dietro il ritorno di Twin Peaks si nascondesse una grande provocazione?
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David Lynch più volte ha fatto trapelare che il progetto commissionato da Showtime non viene da una sua esigenza artistica ma dal richiamo del denaro. Nonostante questo Twin Peaks mostra una libertà infinita e impossibile anche per serie estreme e sperimentali come Legion, ad esempio, una sorta di sandbox, forse, in cui però si scorgono idee e novità che possono lasciare senza fiato.

Come leggere altrimenti il clamoroso cambio di tono e registro con cui Lynch e Frost trasformano un thriller onirico in una sorta di dramma esistenziale su un uomo e un mondo in bilico tra dimensioni, sfasati nella loro essenza? Il sesto episodio incalza Cooper, bloccato nel corpo di Dougie e spinto dall’uomo senza un braccio a scuotersi dalla propria entropia per ritrovare il proprio mondo: “Devi svegliarti. Non morire” e qualcuno che vuole morto Dougie c’è davvero. Ma la morte non risparmia più nemmeno Twin Peaks. Cooper – che verso la fine dell’episodio riprende il suo abituale look – è sempre più un riflesso del mondo in cui vaga, incomprensibile e decentrato, in cerca della propria anima, della propria fiammella: quella che vedeva errante tra le slot-machines e quella che Carl Rodd (Harry Dean Stanton), l’anziano proprietario del Fat Trout Trailer Park, vede volare in cielo dopo che Richard uccide un bambino in strada.

Che l’anima persa del mondo sia legata in qualche modo all’infanzia o all’innocenza (dopotutto, cosa uccise Laura Palmer se non il peccato, la fine dei valori del suo mondo?) lo fa pensare il lato infantile dell’opera che è una bellissima novità del percorso di Lynch: Cooper è un bambino che si è perso, che ha dimenticato tutto e deve ricominciare ad apprendere e Kyle MacLachlan è bravissimo a rendere questa disperazione innocente che si riconcilia solo nel rapporto con il figlio nella bellissima sequenza della buonanotte e della lampada. E forse può stemperarsi solo nello sguardo di una donna che sia la perfetta Naomi Watts (gran personaggio il suo) o la seducente Laura Dern che dà corpo – per la prima volta nella serie – a Diane Evans, la segretaria a cui Cooper dettava le note nelle prime due stagioni. Quando saluta Rosenfeld con un laconico “Hello Albert” si apre il cuore dello spettatore e il velo del racconto futuro.

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