Untitled: viaggio senza fine

La voce di Nada accompagna Glawogger.

Un film senza centro per una narratrice d’eccezione.
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Sembra una sorta di sogno surrealista: un film senza storia, senza percorsi predefiniti, senza durata né obiettivi di alcun tipo. Un film infinito che solo la morte del suo realizzatore poteva finire: Untitled (appunto, senza titolo) è il film postumo di Michael Glawogger, uno tra i principali documentaristi degli ultimi anni che nell’aprile del 2014 è morto per malaria mentre stava finendo le riprese di questo film apolide – come lui, nonostante i natali austriaci – e fuori da ogni logica. Un documentario, nel senso di film che inquadra la realtà, senza tema, storia, personaggi o scelte, ma fatto di viaggi, luoghi, persone, associazioni di idee mosse dalla curiosità e dalla serendipità, ovvero la fortuna di trovare qualcosa che non si cercava mentre magari si cerca altro.

Secondo questo principio, la montatrice di Glawogger ha finito il film che esce nelle sale in questi giorni grazie a ZaLab, un collettivo di autori e documentaristi che, sotto la guida di Andrea Segre, porterà il film nelle sale italiane. A dare la voce al commento narrante del film un timbro d’eccezione: Nada, la cantante livornese che accompagna le immagini non con un semplice commento, ma attraverso un’interpretazione precisa, seguendo la direzione dello stesso Segre. “È stata un’esperienza bellissima – ci ha raccontato – a partire dalla visione di un film così bello e a suo modo drammatico per arrivare alla lettura del testo scritto dallo stesso Glawogger e su cui io e Andrea abbiamo lavorato. Perché non era come quando leggo i miei romanzi o faccio dei reading a teatro per esempio, c’è un tipo di respiro molto diverso: è la prima volta in cui un regista mi guida mentre leggo, che regola e dirige la mia ispirazione. È stato molto bello e credo funzioni perché non cercavano per il film una doppiatrice classica, ma una persona con un suono diverso”. 

Un lavoro “abbastanza facile” ma ugualmente affascinante, perché la voce e il suo tono sono una vera e propria bussola per lo spettatore all’interno di un film che della sua assenza di centro fa la sua originalità e che la voce in un certo senso spoglia di Nada può rappresentare perfettamente: “Anche nel cantato non mi sono mai interessate le infiocchettature o i virtuosismi, mi piace che ogni tanto si senta un suono più scabro, anche vicino al parlato, e credo che questo sia stato importante nel mio lavoro su Untitled. Mi ha ricordato vagamente un lavoro simile fatto per un balletto di Virgilio Sieni, La natura delle cose, in cui parlavo e narravo sulla danza. Probabilmente questi spigoli sono stati utili al lavoro sul film”. E anche dal punto di vista “metodologico” tra Nada e il film di Glawogger c’è una certa affinità: il lasciare la porta aperta all’inaspettato, al possibile che scaturisce da un’idea iniziale e da una ricerca che, come spesso nell’arte più sincera, va dove vuole lei e non dove vorrebbe il ricercatore.

Un meccanismo sposato anche da Segre e da ZaLab: lasciarsi guidare dall’inaspettato, dalla ricerca per il gusto della ricerca, dalla passione immediata come quella per il cinema di Glawogger che li ha portati a distribuire il film e a cercare Nada per la voce narrante. “L’esperienza di questo film è la sublimazione di tutto ciò che noi come documentaristi abbiamo sempre sognato e fatto: andare in mezzo alla realtà e riprenderla in modo il più possibile senza filtro, lasciandoci andare a essa, senza “cercarla” mai ma facendoci trovare. Smetterla di fare un film su “qualcosa” come scrive Glawogger, per avere qualcosa con cui poter comunicare, venderlo, come tutti fanno: un progetto in cui si prova a mettere in moto la libertà più assoluta che è il cuore del documentario e la sua maggiore messa alla prova, che fa paura proprio perché non dà proprio alcun appiglio creativo”. È la realtà a essere l’autore del film e l’autore deve “lottare” per riprendere il suo ruolo”.

E se Untitled è il banco di prova dell’idea stessa di documentario e forse di cinema, ZaLab mette alla prova i modi di distribuzione: “La nostra idea è quella di una distribuzione ‘civile’, alla quale applicare l’idea stessa di partecipazione che ci piace quando realizziamo film (in ZaLab i soci di Segre sono Michele Aiello, Matteo Calore, Stefano Collizzolli e Sara Zavarise, N.d.A.): ovvero, se hai visto un film che ti piace e vorresti che altre persone che conosci lo vedessero nelle migliori condizioni possibili, oppure un film che vorresti vedere e vederlo assieme a qualcuno, non occorre aspettare che qualcun altro lo distribuisca – magari mai o tardissimo – ma noi ti aiutiamo a proiettarlo, aiutando l’organizzatore nelle questioni pratiche, amministrative e distributive, sostenendo un modo di distribuire indipendente che comunque non neghi l’accesso anche alle sale del circuito tradizionale”. Un’idea quella dell’assoluta libertà del film e del cinema, dall’autore al distributore, dalla voce narrante fino al film in sé, che lega Untitled a ogni livello. La serendipità che diventa unità concettuale, il cerchio che si chiude nonostante tutto. Un paradosso magnifico.

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