Wes Anderson

Questione (ed esercizi) di stile

È ancora in sala l'ultimo film di Wes Anderson. Molti lo amano, altri lo detestano: vediamo perché.
The 35th Annual Los Angeles Film Critics Association Awards - Inside

È da qualche settimana nelle sale italiane, dopo aver vinto il premio della giuria all’ultimo festival di Berlino, The Grand Budapest Hotel, il più recente film di Wes Anderson. Il paladino del cinema indiewood e di una certa idea di indipendenza stilistica, idolatrato da schiere di cinefili e detestato, o almeno guardato con sospetto da altri. Il motivo dell’odio è principalmente quello di un eccesso di stile e di una fossilizzazione dello sguardo del regista, fatto di colori pastello, inquadrature geometriche, bizzarrie narrative e stralunati personaggi. La sagra del carino, direbbe qualcuno. Eppure quello di Anderson è un cinema che pur sugli stessi cardini è molto cambiato negli ultimi due decenni, dal 1996 dell’esordio con Un colpo da dilettanti.

In otto lungometraggi e cinque cortometraggi, di cui uno Bottle Rocket fa nascere proprio l’esordio nel lungo, Anderson ha avuto modo di esplorare il suo universo narrativo e quindi interiore, ma soprattutto ha avuto modo, grazie a un libertà creativa conquistata sul campo e capace di attirare pubblico, di sperimentare il suo stile, di farlo crescere. Fino a farlo esplodere, con l’ultimo film. The Grand Budapest Hotel infatti è in un certo senso la radicalizzazione della sua idea di cinema, della sua pratica di regista, che va in un doppio senso apparentemente opposto: da un lato, un racconto che ci emancipa sempre più dai moduli del realismo e del cinema anche indipendente americano per virare verso una stilizzazione non umana, non materiale, infantile nel senso più ricco del termine; dall’altro, uno stile invece che matura e cresce in modo sempre più controllato, preciso, calcolato nel minimo dettaglio, e geometrico fino allo spasimo.

revolori1
The Grand Budapest Hotel

Arrivando al paradosso della totale libertà creativa, del gioco più puro dell’immaginazione che si apre in virtù della ferrea inquadratura, come se il rigore inappellabile della messa in quadro fornisse spunti per il gioco di bimbi (o con i bimbi, nel capolavoro Moonrise Kingdom) anziché spegnerlo. E l’ultimo film sembra davvero il punto d’arrivo di un processo: le storie di ragazzi e famiglie disagiate, i drammi o le commedie sui generis, hanno progressivamente abbandonato ogni forma di pur surreale apparenza di realtà per diventare puri soprassalti di avventura: come quando da piccoli si giocava a “facciamo finta che” e ci si immaginava avventurieri di vario tipo dando spazio a mondi filtrati dal cinema, Anderson filtra il proprio cinema attraverso quei mondi, li plasma a misura di immaginario infantile. Gli acquari e i sommergibili di Steve Zissou sono solo il primo passo, in un certo senso estremo nello scontro tra forma e contenuto, che confluirà poi in tre avventure per ragazzi che invece portano a galla i rimossi degli adulti: l’animazione “marxista” di Fantastic Mr. Fox, il romanticismo pre-adolescenziale e l’avventura idilliaca di Moonrise Kingdom – in cui gli unici bambini sono i maggiorenni – e la sarabanda d’appendice di The Grand Budapest Hotel.

A crescere, maturare e diventare adulto è lo stile, come detto, che diventa sempre più  complesso e curato, sempre più rutilante, fondendo come rarissimamente nel cinema contemporaneo messinscena, messa in quadro e produzione di senso, stile e contenuto: gli elementi costitutivi del cinema di Anderson, a livello filmico, non sono dati, ma frutto di una maturazione che è pienamente fiorita. I carrelli e i movimenti di macchina, la perfezione concettuale delle inquadrature, la direzione degli attori, i loro movimenti in spazi che sembrano contemporaneamente sigillati e infiniti servono ad Anderson a scavare sempre più a fondo, tanto da arrivare “a raccontare le perversioni della storia attraverso quelle di una famiglia, a descrivere la violenza del mondo usando la diaspora di una comunità allargata, a tingere il pastello dei colori di un sangue in bianconero“.

moonrise-kingdom
Moonrise Kingdom

Nelle scatole cinesi del racconto, Anderson gioca anche con i formati della pellicola, diventa teorico, ma il suo cinema è tutt’altro che freddo: è dolce fino allo zucchero, è frenetico e partecipe, è avventuroso e immaginifico. E il fatto che proprio in virtù delle sue scelte di stile si sia inimicato una parte del pubblico e degli appassionati, è la prova di un cinema forte e libero, indipendente anche quando finanziato da una major, che seppure simile a un perfetto prodotto di pasticceria è libero e creativo. E chi vede sempre lo stesso film, sempre allo stesso modo, forse non ne ha mai visto uno davvero.

Commenti

Altri contenuti Cinema / Visioni
luca-guadagnino-conferma-remake-suspiria-con-protagoniste-dakota-johnson-tilda-swinton-254641

Luca Guadagnino

Intervista al regista

Il nuovo cinema italiano, la famiglia Agnelli, Renzi e la forza rivoluzionaria dell’eros. In attesa che "Chiamami...
sommario-besto_of_20172

Cinema: best of 2017 (pt.2)

Top ten: gli ultimi cinque

Un anno di cinema da racchiudere nell’abituale classifica di fine anno: già pubblicata in versione ridotta sulla...
sommario-besto_of_20172

Cinema: best of 2017 (pt.3)

I film da recuperare

Poco visti, forse incompresi, a volte equivocati, senz’altro da noi molto amati. Più che i nostri film...
LoveIsAllMovie-fb

Love is all: Piergiorgio Welby

Intervista agli autori del documentario

Non è vero che la sofferenza porta alla salvezza. Lo testimonia l’esistenza dinamica, ironica, curiosa, persino psichedelica...
2127142_14011444

Pino Donaggio

Intervista al compositore, vincitore del Gran Premio Torino

Dopo l'intervista a Cliff Martinez, continuiamo a esplorare il mondo della musica da film intervistando il compositore...
p9-fazio-martinez-a-20170112

Cliff Martinez

Dal rock ai synth: intervista al compositore statunitense

Nel 1989 ha iniziato la sua longeva collaborazione con Steven Soderbergh lavorando a Sesso, bugie e videotape,...
Grace-810x400

Sophie Fiennes

Incontro con la regista di "Grace Jones: Bloodlight and Bami"

La costruzione dell’icona, la narrazione spettacolare di un corpo e di una voce e il suo retroterra...
halloween

Halloween: il buio oltre la siepe

Di nuovo in sala il cult movie di John Carpenter.

Come tutti i film dell’orrore che si sono fatti strada nella vita, anche Halloween (1978) di John...
wearex

Yoshiki

Il leader degli X-Japan presenta il film "We Are X"

Sembra fragilissimo, efebico, sul punto di rompersi da un momento all’altro. Nel corpo (il polso ben fasciato),...
Poster-Lucca-Comics-2017

Lucca Comics & Games 2017

Lucca | 1-5 novembre

Lucca Comics & Games  HEROES 1-5 novembre 2017 Torna anche quest’anno l’Area Movie di Lucca Comics & Games,...
210618363-89a705a2-7685-4ef2-84a3-57e9e4909cba

Venezia 74

Tutti i vincitori dell'edizione 2017

Si spengono i riflettori sulla 74ma edizione della Mostra Internazionale del Cinema di Venezia con il Leone...
19780505_1949415118667274_6593648285938122217_o

Valentina Lodovini

Venezia - Intervista all'attrice

A 12 mesi di distanza, Valentina Lodovini torna alla Mostra del Cinema di Venezia e sempre come...
animaphix2_022930

Animaphix 2017

Il cinema d'animazione a Bagheria

ANIMAPHIX Festival internazionale del film d’animazione III edizione Bagheria (Pa) | Villa Aragona Cutò – Villa Cattolica...