X-Files: voglio ancora credere

Accadeva vent'anni fa

x-files

Sicuramente quel poster è rimasto appeso sui muri – e nei cuori – di migliaia di fan. Non solo nell’ufficio di Fox Mulder. I want to belive. Con l’UFO immortalato nel cielo azzurro mentre svolazza. Quest’immagine con la scritta sottostante è un po’ l’emblema di X-Files e di tutto ciò che ha creato la sua storica messa in onda su Fox. Esattamente vent’anni fa, nel settembre 1993. Quanti di voi hanno guardato il cielo in maniera diversa dopo la visione di questa serie? Chi non rievoca subito la famosissima sigla, usata e citata nei più svariati contesti? Chi almeno una volta, parlando con gli amici, non ha raccontato con trasporto almeno un episodio che l’ha terrorizzato?

 X-Files è stata la serie-cult degli anni 90. Non siamo ai livelli di Twin Peaks ma poco ci manca. Merito va dato in primis a Chris Carter. L’ideatore della serie ha capito che i temi del paranormale, gli UFO e le teorie del complotto non erano solamente qualcosa con cui ingrassare il gossip o fomentare i complottisti. Erano tematiche pronte ad essere trattate in maniera complessa e profonda. E qui subentrano Fox Mulder e Dana Scully. Lui, quello che vuole credere, è un Don Chisciotte dell’ignoto. Deriso dai colleghi dell’FBI e rintanato in un sottoscala di Quantico circondato dai suoi file X. Vuole scoprire a tutti i costi che fine ha fatto sua sorella, rapita dagli alieni quando erano bambini. Gli viene affiancata la sua controparte scientifica, scettica e razionale: Dana Scully.

I+Want+To+Believe

Nell’arco di nove stagione il successo e la bellezza di X-Files cresce in maniera esponenziale, almeno fino alle sesta stagione: sarà perché tra gli sceneggiatori c’è anche il Gilligan di Breaking Bad?
Si crea così nel tempo una vera e propria mitologia: il direttore Skinner, Alex Krycek, Mr. X, Gola Profonda, il Sindacato Ombra, i Lone Gunmen e il leggendario Uomo che Fuma.
Impossibile fare una cernita degli episodi memorabili: la lista sarebbe infinita, e andrebbe dall’agghiacciante Chinga (5×10), scritta da Stephen King, alle lacrime di The Field Where I Died (4X05) dove Mulder e Scully rivivono le loro tragiche vite precedenti.
Se nelle prime annate i topos del paranormale e dell’orrore erano linfa per ogni puntata, le vicende prendono una piega più esistenziale dalla quarta serie in poi, così torva e cupa da portare Carter alla creazione di Millennium. Ai casi di mostri, serial killer mutanti, fantasmi e alieni si alternano con maggior spessore le drammatiche vicende umane dei protagonisti. Dallo strazio di Mulder, sempre ad un passo dalla sorella, ai vari lutti e drammi che poco a poco minano la fede di Scully. Epici gli episodi del suo rapimento e della scoperta del cancro e della gravidanza: tutt’oggi, l’episodio Memento Mori viene giustamente considerato uno dei momenti più alti della tv.
Poi le cose iniziano a calare: non drasticamente, ma gradualmente, fino alla latitanza di Mulder nelle ultime stagioni. Che a lungo andare gli X-file rischiassero di diventare qualcosa di già visto, era normale, ma va dato atto che il livello è rimasto buono fino alla nona conclusiva, grazie anche all’innesto dell’agente Doggett. Forse l’ultima stagione e il gran finale La Verità, potevano essere fatti meglio e alcune trame e personaggi si potevano congedare in maniera più degna. Ma si sa, a volte certe regole dello studio-sistem sono più spietate dell’Uomo che fuma.

scully_mulder_skinner_gillian_david_mitch_xfiles

Si è parlato poco – e male – del secondo film, X-Files: I Want To Believe (appunto), del 2008, a sei anni dalla chiusura dello show. Diretto da Carter e sceneggiato dal fedelissimo Frank Spotniz, forse è l’unico film da reputare tale, considerato che il primo era uno sorta di mega-episodio da collocare tra quinta e sesta stagione. A rivederlo bene X-Files: I Want To Believe, merita sicuramente una valutazione positiva. Forse sono dello stesso avviso gli addetti ai lavori, poiché si vocifera di un sequel o di un clamoroso nuovo inizio. Tanto ormai Duchovny è perso nel sesso scialbo di Californication. Ma a prescindere da tutto, rimane quel poster. Più volte bruciato insieme alle cartelle-X e a tutte le speranze di verità, e altrettante volte riappeso. Perché alla fine i dubbi, le domande e le ossessioni di Mulder e Scully sono gli stessi che albergano nella nostra anima. E noi vogliamo ancora credere.

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