Berlinguer

Andrea Saba ricorda Enrico Berlinguer

Enrico e Andrea vanno in barca insieme per tanti anni: Enrico al timone, Andrea a prua. Le prime uscite le fanno in gozzo con la vela latina, poi è la volta di un catamarano bianco e giallo velocissimo. Con tante altre barche veleggiano spesso a razzigoni, cioè arrivando quanto più possibile vicino alla spiaggia evitando di arenarsi.
Berlinguer
Andrea Saba ricorda Enrico Berlinguer

“Siamo amici da tre generazioni. È una amicizia di famiglia quella tra i Saba e i Berlinguer, che erano due famiglie di avvocati sassaresi. I nostri nonni erano amici, Berlinguer era sindaco di Sassari e Saba era assessore. Suo padre Mario (zio Mario come tutti gli amici di babbo, secondo l’uso sardo), insieme ai Segni, i Siglienti, i Satta Branca, i Cossiga e gli Azzena, faceva parte delle famiglie antifasciste sassaresi.
Enrico era più grande di me di dieci anni e da piccoli fa una gran differenza. Poi era già in politica, era stato in galera per lo sciopero del pane. Però a Stintino ci ritrovavamo tutti e le differenze d’età non erano tanto rilevanti. C’erano anche i Segni e tanti altri ragazzi.

Il capobanda era Enrico, che era anche capitano del gozzo. La nostra amicizia nasce in barca. Ci andavamo tutti i giorni. Lui era capitano e io il ragazzino di prua. Facevo a gara con gli altri per chi lo faceva meglio, chi riusciva a girare per primo la barca. Io ero più forte e tosto, e vincevo sempre. Una alleanza barchereccia fortissima: abbiamo navigato dal 1950 al 1983, l’anno prima che morisse. Ci vedevamo anche a Roma, ma a Stintino era davvero il luogo dove riuscivamo a passare molto tempo insieme. Poi la sera si facevano grandi cene.

A Stintino prendevamo in affitto casa e barca. Un gozzo, con la vela latina e senza motore. Si usciva a remi, e con quella imbarcazione pesantissima era molto faticoso. Dovevi saperlo fare e le prime volte le mani ti si riempivano di vesciche. Ci avevano insegnato i pescatori a navigare. Eravamo temerari, ma il più matto era Enrico. Matto come un cavallo. Accanto, in ogni condizione c’ero io, il suo fido secondo di bordo. Era davvero spericolato. Adesso lo avrebbero internato! La barca era senza motore e già uscire dal porto richiedeva perizia. Il levante provoca grandi onde dal largo e i pescatori non escono in quelle condizioni. Dovevamo remare contro corrente fino a fuori. Veleggiare con il mare mosso e la vela latina è faticoso e pericoloso, c’è il rischio di rovesciarsi. Dopo avere manovrato una barca così tutte le altre barche fanno ridere. Quando c’era maestrale fortissimo, Enrico arrivava e cominciava a dire ‘c’è un bel maestrale, e guarda che bel mare…‘. E io ‘ho capito, vuoi uscire‘.

Celestino Segni, primogenito di Antonino, è stato il primo che ha comprato una barca moderna. Prima aveva la Rambla, una Alpa 11 con cui abbiamo fatto traversate stupende. Poi è andato negli Stati Uniti e ha comprato uno Swan 55 piedi. La Dyna. Erano gli anni 70, in Italia non se ne vedevano di barche così, quasi 17 metri e due alberi. Aveva la bandiera americana però, perché l’aveva comprata di seconda mano a Newport e poi se l’era portata in Italia attraversando l’Atlantico. Appena arrivata siamo tutti impazziti e non vedevamo l’ora di
andare a veleggiare. A Enrico piaceva moltissimo, ma c’era la bandiera statunitense e poi era di lusso, quindi non ci sarebbe mai salito. Allora per convincerlo inventavo stratagemmi fantasiosi. ‘Facciamo così, ti travesti da nonna Ines, – che era la zia – con un bel foulard ti scambiano tutti per lei. Ti metti uno scialletto e a bordo nessuno si accorge che non sei lei’. In sassarese si chiamano “sciabbiddure”, in italiano cazzate leggere. Poveraccio, gli costava tantissimo. Noi dopo avere veleggiato non facevamo che dire ‘che bello, che splendore‘.

Da Stintino fino a Porto Santo Stefano erano bellissime traversate. Allora ci abbiamo riprovato: ‘la ancoriamo nelle acque dell’isola Piana, che è di tua proprietà, tra Punta Falcone e l’Asinara. Facciamo salire Franco Berlinguer – che era ricciolino e con gli occhiali e somigliava a Henry Kissinger – fingiamo che sia un incontro tra te e Kissinger nelle acque territoriali tue. Poi ci vendiamo il servizio fotografico, con quei soldi ci compriamo una barca uguale e ci mettiamo la bandiere italiana‘. Lui non ha ceduto.

Dopo il gozzo ho comprato un Hobbie Cat 16 che era una bomba. Il gozzo andava a 6 nodi, il catamarano faceva 20! Quasi come un motoscafo. Quando l’ha visto Enrico mi ha subito chiesto di uscire. Eravamo
sulla spiaggia di Tonnara, c’era un bel vento di libeccio. Enrico, come sempre, era circondato da guardie del corpo: c’erano quella del questore di Sassari, quelle della Digos e quelle del partito.
‘Onorevole, quando torna?‘. ‘Dipende dal vento’.
Noi siamo partiti a razzo verso Porto Torres mentre la scorta passeggiava nervosamente sulla spiaggia, lunga circa 12 chilometri e deserta. A bordo del catamarano bianco e giallo sfrecciavamo in silenzio terrorizzando aironi e cormorani.

L’Hobbie ce l’ho avuto per molti anni, poi si è sfasciato dopo la morte di Enrico. Siamo andati anche su tante altre barche. Giocavamo anche a pallone nelle saline abbandonate. Le signore facevano tante cose buone per lui, cose sassaresi, lumache e così via. Lui veniva da me e mi chiedeva di raccontargli delle storie, soprattutto sassaresi. Oppure parlavamo male di Bettino Craxi. Io, che ero lombardiano purissimo, mi fingevo un fedele craxiano e gli dicevo ‘ma tu guarda, non è possibile continuare a parlare male di Craxi, hai scritto l’altro giorno che Bettino Craxi è un pericolo per la democrazia. Se non ti rimangi queste dichiarazione niente frittelle di Carnevale‘. ‘No, no per carità il compagno Craxi è un pilastro dell’avvenire democratico di questo Paese‘.
‘E allora dategli le frittelle, ma che non si ripeta più‘.

044_047 sindacati copia
foto di Andrea Saba

Il centro del nostro rapporto, oltre alla barca, era costituito dal raccontare storie soprattutto di sassaresi stravaganti. Sassari è sempre piena di personaggi bizzarri, anche ora vai e trovi in un caffè uno vestito da caccia alla volpe. Chissà perché, che diavolo ci fa con il frustino. Me ne ricordavo molte ma qualche volta le inventavo, e lui si divertiva da matti. Lavorava come un pazzo, quando vedeva me facevamo discorsi leggeri. Si rilassava e si divertiva. Anche io.

Io stavo scrivendo la tesi di laurea, era il tempo del famoso di scorso di Nikita Chruščëv al ventesimo congresso del PCUS in cui denunciava gli eccessi di Stalin. Prima dell’estate il compagno Piana, operaio, ogni sabato si ubriacava – come molti operai sassaresi – e passava davanti a casa mia cantando Bandiera Rossa o l’Internazionale. Io uscivo e parlavamo della Rivoluzione. ‘Compagno Piana allora si fa
la Rivoluzione!‘ ‘S,ì compagno Saba, la Rivoluzione‘. E descriveva cosa sarebbe successo. ‘Tu pensa che, con la Rivoluzione, i miei figli potrebbero andare anche all’università, come le figlie dei signori!‘.

Dopo il congresso il compagno Piana passava davanti a casa che era sempre ubriaco ma non cantava più. Un giorno sono sceso e gli ho chiesto ‘ma cosa è successo, perché non canti più?‘. ‘Ma no, compagno Saba’, lui cercava di aderire alla linea del partito. ‘C’era questo culto della personalità, il compagno Stalin non doveva...’. Ma non ci credeva. Poveraccio si è tolto il berretto e si è messo a piangere. “Il compagno Stalin avia li cuglioni di bronzo e questi sono mele di terra! E non conta più un cazzo. La rivoluzione non ci sarà più”. E piangeva come un vitello. Quando l’ho raccontato ad Enrico lui si è commosso. Lui aveva avuto lo stesso sogno: la Rivoluzione. Tutto il resto era una schifezza.

Una delle pochissime volte che abbiamo parlato di politica – non ne parlavamo mai, tranne che per scherzare – è stato in un incontro fortuito. C’era la cerimonia per la fondazione delle cooperative agricole mantovane. Io ero relatore del convegno nello splendido teatro del Bibbiena, con Vincenzo Galetti, e dopo la cerimonia ci hanno offerto un pranzo luculliano, con i prodotti selezionati del luogo.
Poi abbiamo preso il treno per Roma e c’era Enrico con la scorta che tornava da Milano dove aveva fatto il famoso discorso dell’austerità. Allora ci siamo seduti vicino a lui – anche Vincenzo era suo compagno
ed amico – e gli abbiamo raccontato del pranzo e poi ci siamo scusati perché sembrava in opposizione con l’austerità. Vincenzo incalza: ‘fagli l’elenco di tutto quello che abbiamo mangiato!‘.
E lui ci ha risposto ‘non vi preoccupate l’austerità non è che deve iniziare domani, il mio è un discorso di carattere politico‘.

Ma poi Galetti ha cominciato a dire ‘sono stato in Unione Sovietica da poco e ho visitato le loro cooperative e sono una schifezza. Non c’è confronto con quello che facciamo noi qui – si iniziava la grande distribuzione e la Conad faceva i primi supermercati -, perché dobbiamo continuare a sentire le fregnacce che dicono questi? Sono cent’anni indietro, e noi abbiamo un comunismo all’avanguardia’. Ed io insistevo: ‘le cooperative sono imprese dove non c’è il padrone privato e nemmeno lo Stato: è l’aspetto migliore del socialismo reale.’
Enrico ne era molto orgoglioso, però sul rapporto con l’URSS è rimasto sempre in bilico. Una rottura, secondo me giustissima, non l’ha mai fatta. È stato un errore politico, io e Sylos Labini più volte gli abbiamo chiesto perché il Partito Comunista Italiano non si staccasse. Un grande partito che era stato fondamentale per la
crescita dell’Italia, ma in senso gramsciano e non in quello sovietico. Perché non dire che noi siamo molto più avanti di questo branco di incapaci? Non è solo Stalin, che condanni per altre ragioni, ma Brežnev e quegli altri erano di una incapacità evidente, una banda di imbriaconi che hanno lasciato morire un paese che meritava molto di più.

La seconda volta che abbiamo parlato seriamente di politica è stato quando è venuto Wassily Leontief, premio Nobel per l’economia. Leontief era fuggito negli Stati Uniti d’America dopo la Rivoluzione. È venuto a Roma per un seminario all’Istituto ICPEC di Riccardo Lombardi. Era tornato in URSS invitato dai dirigenti
politici e al suo ritorno aveva tenuto questo bellissimo seminario sulla vita e le condizioni sovietiche. Il discussant era Sylos Labini, presiedeva Riccardo Lombardi. Ha fatto un quadro dell’URSS spaventoso, dicendo che senza ombra di dubbio sarebbe implosa, distruggendosi da sola. Era il 1983. Io ci ho scritto un pezzo e l’ho inviato a “l’Espresso” e quelli non l’hanno voluto pubblicare perché mi hanno detto che era fantaeconomia!

Ne ho parlato con Enrico, gli ho detto che ciò che avevo ascoltato era inquietante, sono dei pazzi, hanno un sistema economico fatto in modo da non poter assorbire l’innovazione tecnologica, nemmeno quando viene prodotta dal settore militare sovietico. Senza innovazione è inevitabile che collassino. Enrico non ne era
sorpreso: ‘la burocrazia ha soffocato tutto‘, diceva. ‘Ma perché non le denunciate pubblicamente queste cose?‘. Lui tergiversava, forse non ha mai avuto il coraggio di farlo. Se l’avesse avuto, se avesse fatto il passo di affermare la straordinarietà del comunismo italiano, staccandosi dall’esperienza sovietica, forse non saremmo nemmeno nello schifo come siamo, con quattro imbecilli incapaci che si sono fatti il loro centralismo democratico e vivono con i soldi pubblici.

Io non sono comunista, ma il carattere straordinario del Partito Comunista Italiano l’ho sempre riconosciuto e apprezzato. Non so perché Enrico non si sia mai staccato dall’URSS. Sicuramente c’erano spaccature nel partito. Forse temeva una scissione, non lo so. Credo di poter dire che se l’avesse fatto sarebbe diventato
il più grande uomo politico del Dopoguerra. Oggi il ricordo è quello di una persona straordinaria, ma non di uomo politico straordinario quale sarebbe potuto essere.
Sicuramente moltissimi lo amavano, indipendentemente dalle simpatie politiche, lo rispettavano. Aveva un fascino insolito e uno strano senso dell’umorismo, era di una onestà assoluta. Aveva sposato da bambino la causa comunista – un po’ lo sfottevamo per questo, Giancarlo Pajetta diceva che ‘era iscritto dalla
nascita alla direzione del partito‘ -, era buono. Integro. Aveva qualcosa del mistico tanto era integerrimo.
Il suo rigore morale assoluto quasi non si riesce ad immaginare davanti alle schifezze di oggi. Per vent’anni abbiamo avuto persone come Enrico – penso a Sandro Pertini, Riccardo Lombardi o Antonio Segni. E oggi siamo caduti nelle mani di questa specie di incompetenti voraci.”

Commenti

Altri contenuti Argomenti
arancio

Quanto manca al futuro?

Diritti per tutti

“C’è stato un tempo in cui le persone avevano davvero paura di dire che preferivano la montagna...
Un matrimonio è per sempre
Divorzio all'italiana

Un matrimonio è per sempre

Divorzio all'italiana

Perché lo Stato dovrebbe impicciarsi delle scelte personali e della nostra vita privata? Perché dovrebbe venirci a...
Monthy Phyton
Nei negozi il dvd della reunion dello scorso luglio

Monty Phyton

La reunion (perché, se ne erano andati?)

Quando sei stato il migliore di tutti è praticamente impossibile scomparire, non solo dalla scena. Nonostante il...
Visioni stellari
Il punto sulla fantascienza

Visioni stellari

La fantascienza torna a entusiasmare al cinema e nei libri. Perché il nostro mondo sta cambiando rapidamente,...
mantellini

Internet Italia. Anno Zero.

Intervista a Massimo Mantellini

Massimo Mantellini è uno dei più attenti osservatori del fenomeno "Internet" in Italia, nonché uno dei pionieri...
19gzsx6dtbbyqjpg

Normcore

Non c'è gusto ad essere normali

È da un po’ che li vedo gironzolare nel mio quartiere. Sono vestiti come i nostri parenti...
334637_10150377225959580_23402039579_8569946_1520980128_o

They Will Survive

Chi salverà i piccoli club inglesi

Tra i locali che abbassano la saracinesca e quelli a rischio chiusura, il circuito musicale indipendente inglese...
Berlinguer
Andrea Saba ricorda Enrico Berlinguer

Berlinguer

Andrea Saba ricorda Enrico Berlinguer

Enrico e Andrea vanno in barca insieme per tanti anni: Enrico al timone, Andrea a prua. Le...
vaccini-antinfluenzali

Vaccini

Isterismo ad libitum

Dopo aver affrontato sul numero di aprile le bufale sulla salute, l'attualità ci dà lo spunto per...
Salute e bugie
Intervista a Salvo Di Grazia di Medbunker

Salute e bugie

Sulla nostra pelle

Cialtroneria, malafede, credulità, disperazione: ingredienti perfetti per un disastro, che si ripete negli anni e coinvolge migliaia...
Valerio Verbano
22 febbraio 1980

Valerio Verbano

22 febbraio 1980

“Sono la mamma di Valerio Verbano, ucciso nel 1980 in casa davanti ai miei occhi da tre...
caso_stamina_4671

Stamina

Se niente importa

Sono mesi che si parla di Stamina e del suo “metodo” per curare malattie neurodegenerative. Il presidente...
Music_Overload_3_by_vicky987654321

Per lo meno

Consumare meno per apprezzare di più

Produrre meno, consumare meno: non è decrescita felice, ma semplice gestione delle idee.
Alice Wheeler
Quando ho fotografato i Nirvana

Alice Wheeler

Quando ho fotografato i Nirvana

Un’amica comune fu il tramite, l’obbiettivo della sua macchina il mezzo. Alice conobbe Kurt per gli scatti...
Realtà aumentabili
Il potere del rock

Realtà aumentabili

Spotify nativo

Il rock ti aggiunge una dimensione. Ti aumenta. Ed è un fenomeno deliziosamente ingovernabile.