Circuit Bending

Do-it-yourself elettronico

Circuit Bending
Do-it-yourself elettronico.

Il Circuit Bending, quell’arte di modificare – tramite cortocircuiti – apparecchi elettronici (come ad esempio i giocattoli) con l’intento di trasformarli in strumenti musicali, ha trovato oggi terreno fertile tra le montagne e le vallate del Trentino-Alto Adige, nei dintorni di Bolzano. Proprio lì quelle creative intuizioni elettroniche, che il pioniere del Circuit Bending Reed Ghazala sviluppò a metà anni 60 (diventando poi protagoniste in ambito noise e sperimentale), rivivono e si riproducono grazie all’iniziativa messa in piedi da Hannes Pasqualini e dal musicista Michele Cagol: “Secret Media Lab nasce come esperimento e come azione anarchica di divulgazione. Esperimento perché volevamo vedere se c’era gente interessata al DIY elettronico nella nostra zona; azione anarchica perché volevamo fare qualcosa in totale autonomia da finanziamenti pubblici, spazi istituzionali e coinvolgimenti politici. Cosa assolutamente non semplice qui da noi. Se ricordo bene al primo workshop si erano iscritte 16 persone e da lì è nato quello che piano piano è diventato Secret Media Lab. Le persone più attive nel gruppo, a parte noi due, sono: Roland Lioni che si occupa (con lo pseudonimo akirasrebirth) di videosintesi analogica, ovvero di creare immagini video da zero, non partendo da riprese, ma generando l’immagine direttamente dal circuito, con una molteplicità di aggeggi che vanno da circuiti costruiti a mano a vecchi apparecchi modificati; Peter Aichner, che fa musica drone/noise con il nome stressfuckthor läerm e che usa principalmente circuiti DIY e giochi modificati per creare dense strutture sonore elettroniche. Ci sono poi una serie di persone che gravitano attorno al gruppo in modo più sciolto tra cui Peter Holzknecht (Kompripiotr, KNRRZ) e Stefano Bernardi (ZiZ)”.

foto di Elisabeth Busani
foto di Elisabeth Busani

A parlare è Hannes Pasqualini, ben conosciuto su queste pagine soprattutto per la sua attività di fumettista (anche se fortissimo è sempre stato il suo legame con la musica: per Tunué ha pubblicato insieme a Andrea Campanella Giètz!, graphic novel sul jazz in Italia; mentre proprio sul Mucchio n 666 partecipò a “Pencilsong” illustrando Spiracle di Soap & Skin). Gli abbiamo chiesto che cosa l’abbia spinto verso il Circuit Bending: “Ho sempre fatto musica e ho sempre sentito una forte attrazione per la musica elettronica e sperimentale. Ad un certo punto avevo smesso completamente di suonare per dedicarmi completamente al fumetto e per finire i miei studi. Dopo aver pubblicato Giètz! ed essermi laureato in design ho cominciato ad avere più tempo ed è tornata in modo irresistibile la passione di lavorare con le sette note. Tuttavia nel frattempo qualcosa era cambiato e trovavo il fare musica con il computer un atto molto noioso e poco interessante. Ho cominciato quindi a esplorare il mondo dei sintetizzatori analogici e dell’8bit/chiptune che a sua volta mi ha portato al DIY e al Circuit Bending. Comunque sto cercando di far contaminare la mia professione di illustratore con questa mia passione per la musica nel progetto fumettistico Music Makers Of The World (http://weblog.papernoise.net/wp-content/uploads/2013/01/121122_tavola_rothmobot_accorciata.jpg), che parla proprio del movimento DIY globale e del Circuit Bending”.

L’aspetto che più ci incuriosisce sono proprio i workshop che Secret Media Lab organizza: come funzionano? “Normalmente cominciamo con le cose pratiche, smontare un gioco, provare a mettere in corto alcune parti del circuito (in inglese si chiama circuit sniffing, ovvero annusare il circuito) per vedere cosa si può fare. Lasciamo che i partecipanti mettano subito le mani sui circuiti (nel vero senso della parola) in modo da rompere la prima barriera, quella della paura. Dopo aver provato la cosa si capisce che non c’è assolutamente nulla di pericoloso o complicato e si può cominciare a entrare un po’ più nel dettaglio. Ad un certo punto aggiungiamo anche qualche nozione base di elettronica (sempre applicata alla pratica). Michele ha una serie di semplici circuiti costruiti su una cosiddetta breadboard (circuito da prototipizzazione) in base ai quali possiamo mostrare alcuni aspetti fondamentali di come funziona la corrente, le resistenze ecc. Gran parte del workshop poi consiste nel saldare vari componenti aggiuntivi sul circuito e assemblare il tutto. Abbiamo anche fatto dei workshop in cui tutti assieme abbiamo costruito un’installazione interattiva fatta di dispositivi modificati”. Ed è poi una piacevole sorpresa sentirlo parlare del grande interesse mostrato dal pubblico, ché il Circuit Bending non è la prima cosa che passa per la mente quando si pensa a Bolzano e dintorni: “Finora abbiamo sempre avuto un’ottima partecipazione ai workshop, con tanti iscritti e un grande interesse per il bizzarro mondo del Bending. Tra l’altro i partecipanti spesso arrivano da ambiti molto diversi: musicisti in cerca di nuovi mezzi con cui esprimersi, amanti del DIY, hobbisti elettronici, fino a semplici curiosi. Noi facciamo sempre workshop molto accessibili, dove non serve avere nessuna conoscenza di elettronica per iniziare”.

 

foto di Elisabeth Busani
foto di Elisabeth Busani

I ragazzi del Secret Media Lab hanno intenzione di promuovere la loro iniziativa in giro per il Paese, tanto che il 25 maggio scorso hanno fatto un workshop al TPO di Bologna, all’interno del festival Imago: “Stiamo organizzando una serie di workshop in giro e cerchiamo di rafforzare i nostri contatti sia in Italia sia con l’estero”. Ci sono altri esempi simili al loro in Italia? “Ci sono diversi personaggi che sono attivi in Italia, così al volo mi vengono in mente EraSer e PCNA. Tuttavia sento una certa difficoltà nel fare rete e nel creare delle piattaforme, quindi spesso non ci si conosce. L’unico sito che conosco è circuitbend.it, che è stato fermo per anni, ma pare che stia tornando in vita. C’è un gruppo facebook chiamato Circuitbending Italia, creato da Andrea Bui (altro nome della scena italiana), che è abbastanza attivo, ma è sicuramente migliorabile. Infatti con Andrea stiamo pensando a diverse migliorie. Insomma… c’è fin troppa gente che si lamenta, noi preferiamo pensare a soluzioni per migliorare la situazione”.

Ci colleghiamo al pessimo periodo nazionale che stiamo attraversando (dal punto di vista sociale, economico e culturale) per chiedergli se “ritornare” sulla via del DIY possa in qualche modo rappresentare, se non proprio una necessità, almeno un modo per risollevare e dare una spinta alla creatività: “Mah, questo si che è un discorso molto complesso. Non sono un’economista, quindi mi posso solo limitare a supposizioni da ignorante. La mia sensazione è quella che pensare che il DIY sia la soluzione alla crisi sia un pensiero bello ma un po’ ingenuo, il problema è molto più profondo. Però una cosa è certa, io vedo un sacco di gente che inizia facendo del Circuit Bending, o del DIY elettronico, poi passa a fare le cose più seriamente, sviluppa dei kit di montaggio, li vende su Internet e piano piano la cosa diventa un lavoro. Ultimamente lavoro regolarmente per una ditta francese che si chiama Mutable Instruments, faccio il design grafico dei pannelli e delle interfacce. Il suo fondatore Olivier Gillet, ex dipendente di Google e di Last.fm, aveva cominciato, per divertimento, a sviluppare un piccolo sintetizzatore ibrido (digitale-analogico) come kit di montaggio DIY, chiamato Shruti-1. Ne fece solo 80 kit, perché era un esperimento, ma fu un grande successo fra gli appassionati. Tanto che poi creò una seconda versione del circuito chiamato Shruthi-1 (con due acca) di cui ormai credo abbia venduto più di mille kit. Dopo lo Shruthi-1 ha poi realizzato altri due sintetizzatori e un piccolo MIDI-processor, e si sta ora avventurando nel mondo del sintetizzatore modulare. Insomma, dal nulla, con conoscenze molto basilari di elettronica, ha tirato su un’attività tutta sua che sta andando alla grande! Per molti il circuit bending o l’assemblare semplici kit può essere l’inizio di una carriera di questo tipo, e al tempo stesso è un mercato che si crea e che produce crescita sia umana sia economica. Forse il mondo del DIY è uno dei più vicini all’ormai abusatissimo concetto di sostenibilità, in quanto si contrappone fortemente a concetti come l’obsolescenza programmata dei prodotti elettronici e al trattare le persone come meri consumatori passivi e si avvicina per molti aspetti all’idea di blue economy, in cui i soldi non sono il fine ma il mezzo per creare benessere per la comunità. Quindi si, per certi versi ci vedo una forte necessità”. Anche Michele Cagol ci tiene a intervenire in questo delicato passaggio evidenziando una volta ancora le grandi potenzialità del fai da te: “In un certo senso, il movimento DIY è effettivamente rivoluzionario: poter remixare dell’open hardware con delle spese non proibitive permette, a tutti coloro che sono veramente interessati, di diventare dei creativi in un determinato ambito. Le possibilità di migliorare e perfezionare (e personalizzare) qualcosa, partendo da un progetto non privato e mettendo in comune e in rete le conoscenze, sono molto alte. Di conseguenza pure l’offerta sarà meno standardizzata. Anche la ricaduta economica è interessante, perché non ci sarà più un singolo (o una ditta) che si arricchisce molto per un prodotto, ma più persone, chiaramente solo quelle motivate, che possono guadagnare qualcosa, che possono avere un’entrata decente. E se poi c’è chi non è interessato a fare soldi, tanto meglio, potrà comunque crearsi i propri strumenti e i propri oggetti da sé”.

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In sintesi: che cos’è il Circuit Bending?

1) circuit bending è un modo di pensare e affrontare l’elettronica. Non tanto come una scienza precisa, fatta di teoria e calcoli matematici, ma in modo più fisico, più esplorativo e creativo. Il circuit bending ha molto a che fare con il toccare i circuiti, con il “rompere” gli strumenti in modo creativo e spesso inaspettato.

2) una definizione più tecnica potrebbe essere: il circuit bending è l’atto di riconfigurazione dei circuiti di un dispositivo elettronico per modificarne ed estenderne il funzionamento secondo una precisa estetica sonora.

3) oppure citando Patrick McCarthy (un grande del circuit bending e parte del duo Roth Mobot) “il circuit bending è l’arte di riconfigurare le tubature di un dispositivo elettronico in modo che quando tiri il suo sciacquone la sua vasca da bagno esplode

4) il circuit bending può anche essere visto come una società di mutuo soccorso (e torniamo all’anarchia…): un movimento e un percorso sociale, mutualmente educativo e, soprattutto, ludico per non subire passivamente l’elettronica e la tecnologia musicale. È un modo divertente per rifiutare e scardinare i vari preset, hardware e (anche) software.

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