Elegia di un algoritmo

Il declino dell'mp3

Ho la sensazione che liquideremo l’mp3 con leggerezza, quasi con sollievo, come se fosse il fantasmino di un rimorso.
Elegia di un algoritmo
Il declino dell'Mp3

Siccome sto sempre a lamentarmi di avere meno tempo libero di un bagnino a ferragosto, devo continuamente farmi prendere da qualche fissa. L’ultima in ordine di apparizione è un banale profilo facebook che invita a condividere immagini di ogni epoca e tipo del luogo in cui vivo. Un’idea appunto banale, almeno per la turbo-logica del social, ma il risultato è strepitoso. I miei concittadini hanno pubblicato cassetti interi di vecchie foto e cartoline, roba secolare e dell’altro ieri: guardarle, verificare la metamorfosi del paesaggio urbano, naturale e umano che attraverso ogni fottuto giorno, è un’esperienza collocabile sulla linea di confine tra lo sbalorditivo e lo struggente. Certo, sono testimonianze che avrei potuto scovare anche senza i potenti mezzi del network, ma non senza impegno, tempo e un po’ di faccia tosta. L’aspetto più impressionante della faccenda è difatti la semplicità del processo, l’immediatezza con cui si stabiliscono le connessioni tra interessi comuni. Non sono certo argomenti inediti per quegli smanettoni dei rockofili digitali, vero? E qui, appunto, casca l’asino, oggi che gli eventi ci dispongono ad abbozzare un bilancio.

C’è infatti nell’aria una notizia clamorosa, che pure rischia di fare meno rumore di un cellulare caduto nel cesso: sembra proprio, tenetevi forte, che l’mp3 stia per lasciarci. L’avvento su vasta scala dei servizi di musica online – al blitz di Pandora e Spotify si apprestano a rispondere le cavallerie di Google e Apple, per limitarsi ai nomi grossi – ha reso di colpo lenta e macchinosa tutta la procedura legata al download, legale o meno. Ricerca, (eventuale) acquisto, fase di scarico, catalogazione, corredo di immagini e testi… Lo streaming collassa tutti questi passaggi in uno soltanto, con un bel sovrappiù di informazioni, link e possibilità di condivisione in tempo reale (non sia mai che i miei amici non sappiano seduta stante cosa mi gira nelle orecchie!). Non c’è storia. Per il povero mp3 si prospetta un declino che potrebbe rapidamente scaraventarlo nel bidone dell’obsolescenza dopo neanche quindici anni di carriera (l’audiocassetta, per dire, è durata circa il doppio).

Come lo ricorderemo? Forse come una toppa tecnologica posta ad una fase di transizione, una parentesi impalpabile tra la plastica e la nuvola. Un ripiego, nell’attesa che il manufatto sonoro completasse la metamorfosi, liberandosi dalla zavorra materiale e dal giogo delle scalette obbligate (stritolate dalle playlist). Insomma, ho la sensazione che liquideremo l’mp3 con leggerezza, quasi con sollievo, come se fosse il fantasmino di un rimorso. Io invece, malgrado tutto, un po’ lo rimpiangerò. O almeno non smetterò di essergli grato. La sua “liquidità” è stata un compimento pressoché perfetto della grande promessa del Web, almeno per come la traducevano i miei neuroni intossicati dal rock: prefiguravano cioè la disponibilità e simultaneità di (quasi) tutto lo scibile sonoro, polverizzando i tradizionali problemi di reperibilità. D’un tratto in quanto appassionato non avevi più alibi: l’unico ostacolo alla conoscenza di una discografia era la voglia di conoscerla.

Certo, tutto ciò ha innescato effetti collaterali importanti (le questioni riguardo la qualità del suono ed il rischio di estinzione dell’album come dimensione espressiva) e persino cruciali (la legalità e le conseguenze economiche/commerciali del “libero” scambio), ma sull’altro piatto della bilancia c’era uno scenario in cui il rock poteva strutturarsi finalmente come cultura diffusa, reticolare, condivisa. Definendo così una “comunità” nella quale nessuno avrebbe dovuto attendere la ristampa del 2010 per conoscere Medicine Show o affidarsi ad un’audiocassetta sgangherata per farsi un’idea di Time Fades Away. L’mp3 non è stato solo un algoritmo: ci ha cambiato la vita. Non senza danni collaterali, ok, ma credo che il bilancio sia positivo. Certo, poteva andare meglio, molto meglio. Ma a questo forse penserà lo streaming.

Pubblicato sul Mucchio 708/709

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