Etica della ricerca responsabile

Un estratto da "Bioetica per perplessi"

In libreria per Mondadori una guida ragionata alla bioetica realizzata da Gilberto Corbellini e Chiara Lalli. In questo estratto di cosa parliamo quando parliamo di frodi scientifiche.
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MAN_Corbellini_Lalli_copHDA partire dagli anni Ottanta la comunità scientifica si è trovata ad affrontare il problema della percezione pubblica della scienza. In seguito a scandali e denunce, infatti, è diventata diffusa la credenza che le istituzioni scientifiche siano colpevoli in modi recidivi di cattive condotte, in particolare di manipolazioni fraudolente dei dati sperimentali, come la loro falsificazione e fabbricazione, o di plagio e abuso delle pubblicazioni scientifiche. La risposta del mondo scientifico […] ha riguardato due aspetti: una definizione più precisa e aggiornata dei comportamenti scorretti sulla base della gravità e della deontologia scientifica, e la creazione di procedure per investigare, accertare e sanzionare le cattive condotte.

Il fenomeno della cattiva condotta scientifica e la frequenza delle frodi sono stati oggetto di diversi studi quantitativi e qualitativi, ma soprattutto hanno portato a un’accesa discussione sullo statuto morale della scienza, sui fattori che potrebbero aver causato un aumento delle frodi (se tale aumento c’è stato), sull’affidabilità sociale della scienza e degli scienziati e sull’efficacia del processo di peer review. È così emersa la necessità di produrre linee guida o codici etici per garantire una buona condotta dei ricercatori o di somministrare ai ricercatori corsi di etica della ricerca per prevenire il fenomeno.

L’attività scientifica, o meglio il modo di ragionare che produce risultati scientificamente validi, è innaturale. Esso implica un’educazione molto rigida per imparare a controllare alcuni bias cognitivi ed emotivi che erano sì funzionali per sopravvivere nell’ambiente dell’adattamento evolutivo, ma che nelle società moderne e complesse ostacolano la costruzione di sistemi di conoscenze controllate e indipendenti dalla soggettività individuale, quali sono le scienze sperimentali.

Il metodo scientifico è certamente un perfezionamento del senso comune, ma anche un allontanamento dall’epistemologia e dalla morale intuitive. Ciò implica l’acquisizione di una serie di vincoli o regole comportamentali che producono dei vantaggi per individui che condividono quei vincoli o valori. Quindi il metodo scientifico si caratterizza per il fatto che chi lo utilizza si impegna a dire come stanno i fatti, cioè a non mentire sui risultati della ricerca, e questa adesione al postulato dell’oggettività è stata definita da Jacques Monod «etica della conoscenza scientifica». Questo impegno morale dello scienziato affonda le radici nel Seicento ed è rimasto tutto sommato una costante nell’evoluzione della scienza, dato che anche nel contesto della Big Science e della ricerca industriale si ritrovano costantemente alcune virtù che gli scienziati devono mediamente mostrare più di altre figure professionali per avere una carriera di successo.

Quali sono le questioni principali nella discussione sull’etica della ricerca scientifica? Di cosa si parla quando di parla di misconduct? Deve essere chiaro che ci vuole un’intenzionalità o quantomeno una preterintenzionalità per considerare fraudolento un risultato falso. Poi dobbiamo capire quali sono le dimensioni quantitative del fenomeno (qual è la percentuale di scienziati che imbrogliano) e quelle qualitative (quali caratteristiche hanno gli scienziati che imbrogliano e quali sono i fattori che influenzano i comportamenti irregolari).

Probabilmente l’aumento delle frodi scientifiche è una conseguenza delle caratteristiche che ha assunto la cosiddetta Big Science, ovvero l’aumento esponenziale del numero di scienziati, il prevalere dell’addestramento sull’educazione nel processo di formazione dei nuovi e più giovani scienziati e la crisi del processo di peer review, anche come conseguenza dell’emergere e diffondersi dell’open access che ha favorito il fenomeno della cosiddetta «editoria predatoria». Infine si tratta di esaminare le risposte che sono state pensate e messe in atto per contrastare e prevenire il fenomeno: la produzione di codici etici da parte delle società e degli enti che promuovono la ricerca scientifica, la somministrazione di corsi di etica ai ricercatori, la diffusione attraverso la rete di pratiche di revisione pubblica delle pubblicazioni o di pubblicizzazione sempre attraverso la rete dei lavori ritrattati a seguito di segnalazioni e controlli.

Cosa sono le frodi scientifiche? Principalmente si tratta della fabbricazione dei dati, della falsificazione della ricerca e dei risultati e il plagio di testi – nel gergo anglosassone si parla di FFP (Fabrication, Falsification and Plagiarism). Fabbricare i dati significa inventarli, costruire a tavolino delle rilevazioni strumentali di qualche fenomeno di interesse che non sono mai state effettivamente prodotte. […]

Falsificare i dati significa manipolarli in modo da ottenere prove che in realtà non sono tali e far dire ai dati cose che questi non dicono veramente […].

Plagiare significa riutilizzare più volte gli stessi dati, ovvero copiare dati, testi e protocolli da altri spacciandoli come propri; ma anche pubblicare più volte i propri articoli su riviste diverse; o copiare ampie parti di un articolo per metterle in un altro (autoplagio).

Se queste sono le manifestazioni estreme della cattiva condotta, esistono pratiche discutibili che inquinano l’ambiente della ricerca. Un esempio è ignorare gli esiti negativi di qualche osservazione o sperimentazione. […] Questa omissione è spiegabile se gli studi clinici sono finanziati dall’industria, ma è anche vero che le riviste preferiscono pubblicare solo studi che riportano risultati positivi – agisce in questo caso un bias secondo cui provare che qualcosa non causa niente non è un’informazione. Un altro comportamento discutibile è l’uso inappropriato della statistica per supportare la propria aspettativa, in modo particolare considerare sufficiente la significatività statistica (p-value < 0,5) per ritenere confermata l’ipotesi. Altri casi sono le progettazioni inappropriate dei disegni sperimentali; la decisione di lasciar da parte controlli rilevanti o l’inappropriato riutilizzo dei controlli; l’eliminazione delle anomalie nei dati grezzi; la scelta consapevole di non volere nel proprio laboratorio o di discriminare disabili, persone del sesso opposto o di etnia o di orientamento sessuale diverso dal nostro, o immigrati; la conduzione di sperimentazioni che sono lesive dei diritti delle persone o che creano rischi ambientali e l’abuso della peer review.

 

Qui la scheda di Bioetica per perplessi di Gilberto Corbellini e Chiara Lalli

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