Monty Phyton

La reunion (perché, se ne erano andati?)

Quando sei stato il migliore di tutti è praticamente impossibile scomparire, non solo dalla scena. Nonostante il pubblico e nonostante la morte. Esce in Italia il dvd "Live (Mostly) One Down Five To Go" con lo spettacolo londinese dello scorso luglio.
Monthy Phyton
Nei negozi il dvd della reunion dello scorso luglio

Mi fa un po’ ridere che si parli così tanto dei Monty Python in occasione della loro reunion; non perché non se lo meritino, ma perché io parlo dei Monty Python praticamente sempre, quindi per me che si siano riuniti per uno show o meno è particolare del tutto trascurabile, se non per il fatto che auguro loro di averci tirato fuori un bel po’ di soldi. È come con Totò o Massimo Troisi: il fatto che siano morti è solo un’inezia che mi fa rodere il culo, ma ciò non toglie che io non pensi mai a loro come persone che non ci sono più. La prendo sul personale, questo sì: come hanno osato farmi questo? Perché mi hanno lasciato solo, in balìa della mia e dell’altrui mediocrità?

Per dire dei Python: ogni tanto mi ricordo che Chapman è morto, poi però mi ripeto le parole che pronunciò Cleese durante la messa funebre e scoppio a ridere: “lo so che tutti stiamo pensando che un uomo di tale talento, così capace di gentilezza e di così insolita intelligenza se ne sia andato a 48 anni, prima di aver raggiunto molte delle cose che voleva e prima di essersi divertito come si deve. Beh, sento che dovrei dire: sciocchezze. Che liberazione da quel bastardo scroccone. Spero che bruci. E il motivo per cui sento di doverlo dire è che lui non me lo perdonerebbe mai se non lo facessi, se buttassi via questa gloriosa opportunità di scandalizzarvi tutti da parte sua”. E mi ricordo le facce della gente, in chiesa, che ride, e continua fino a sganasciarsi mentre Cleese, per la prima volta nella storia della messe funebri inglesi, pronuncia in onore di Chapman la parola fuck. E me lo vedo davanti, Chapman, con
quella improbabile zazzera bionda e la divisa da bobby mentre scorreggia in un’aula di tribunale.

Non è un caso che le mie due citazioni precedenti dei Python siano una parolaccia e una gag sulle puzze: perché loro se le potevano permettere, le male parole e le puzze. Non che gli altri non le facciano o non le abbiamo mai fatte, queste cose, ma se lo fanno gli altri è così stupido, e se lo facevano (o meglio, quando lo fanno) loro non solo fa ridere, ma ti sembra che sia la prima volta che senti la forza esplosiva della parolaccia, o torni indietro a quando avevi sei anni e solo a sentir pronunciare la parola puzze cominciavi a ridere e non la smettevi più. A questo punto dovrei attaccarvi il pippone obbligatorio sul mix tra cultura alta e cultura bassa, ma il fatto è che io non solo disprezzo tanto l’una (una combutta tra mafiosi
di second’ordine) quanto l’altra (come la mettete la mettete, i rutti non saranno mai cultura): è che credo invece che se vogliamo parlare dei Monty Python dobbiamo tenere presente tre cose fondamentali.

La prima è l’ambiente. Tralasciando la tralasciabile opinione di Veltroni, nei primi anni ’70 la BBC era già qualcosa di molto meglio della Rai, e permise ai Python di lanciarsi nei loro show. In Italia Cleese e compagni sarebbero stati cacciati a calci: in Inghilterra lavoravano, anche se con qualche difficoltà, come racconta Terry Jones: “La BBC è stata molto generosa a permetterci di fare questo programma e ha mostrato una certa ironia. Nessun’altra organizzazione ci avrebbe permesso di sbeffeggiarla. (…) John disprezzava moltissimo gli addetti al palinsesto, così c’era sempre una frecciatina alla BBC, ed era sempre uno spasso per noi”.

La seconda cosa è il fatto che i Monty Python si facevano un culo che non ne avete idea. Se leggete i loro diari dell’epoca, soprattutto quelli di Palin, vi rendete conto che lavoravano ai loro sketch e ai loro dischi praticamente tutto il tempo, e anche quando si concedevano una pausa al pub non smettevano mai di pensare a quello che avevano o avrebbero fatto. I loro numeri sono perfetti a distanza di decenni anche perché loro ci hanno lavorato tanto, li hanno provati e riprovati e poi riprovati ancora.

La terza cosa fondamentale è il fatto che si trattava (si tratta) di persone dall’intelligenza e dal talento fuori del comune. Non stiamo lì a fare i democratici: questa era gente geniale, punto e basta. Mettete diecimila chitarristi a suonare venti ore al giorno (cosa che in effetti nel mondo succede già) e non nascerà un nuovo Hendrix, perché Hendrix era Hendrix. Potete mandare questi mediocri in tv tre volte la settimana e diventeranno volti noti, ma come li allontanate dal video nessuno si ricorda più di loro, perché non sono, e non saranno mai Hendrix. Invece
i Python erano tutto questo: dei geni che si facevano il culo per produrre il miglior show del mondo, in un ambiente che glielo permetteva. E nonostante questo, ricorda Eric Idle, “per anni siamo stati insultati e maltrattati dalla gente ed è stato un discreto shock scoprire che eravamo diventati quei cari, adorabili ragazzi della comicità. Non mi sono abituato ancora adesso”.

Ecco qui, a sorpresa, la quarta cosa fondamentale, non del successo, ma dell’incredibile bellezza e qualità del lavoro dei Monty Python: fregarsene della gente. In fin dei conti, è alla gente che dobbiamo il successo dei mediocri.

Pubblicato sul Mucchio 722

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