Sopravvivere al caos

Otto suggerimenti

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È la piaga dell’era digitale. Accerchiato da news, tweet, link e post, il nostro sistema immunitario va in tilt. Non riesce più a proteggerci da un rumore che paralizza le scelte e attizza il focherello subdolo della nostalgia.

Otto suggerimenti sparsi su come disinnescare l’information overload (senza invocare il ritorno della DDR).

1. La rete senza filtro nuoce gravemente alla salute. E i filtri sono numerosi e sempre più intelligenti: siti e app che permettono di ricevere solo determinate notizie, canzoni, informazioni. Persino Facebook offre strumenti per ripulire la bacheca dagli amici più fastidiosi, invece che perdere tempo a incazzarsi con loro. Usare la tecnologia per combattere i difetti della tecnologia: efficace e diabolico.

2. Ruttare è maleducato, anche su Internet. Quando senti un rigurgito che sale dallo stomaco e cerca di uscire nel modo più rumoroso possibile, conta fino a dieci e prova a tenere chiusa la tastiera. L’istinto non ha sempre ragione (no, nemmeno l’istinto indignato).

3. I boxini di destra sono il Male. Chissà quanti punti del PIL vengono persi ogni anno a causa del tempo perso coi boxini di Repubblica.it (o affini), inseguendo le tette di Belén, l’incredibile gol sbagliato nella serie B greca o l’uomo che mangia 74 cheeseburger di fila come se non ci fosse un domani. Ma il domani c’è. Chi è responsabile di questi box andrà all’inferno. Chi li legge e li diffonde sui social network, anche.

4. La varietà va assunta in piccole dosi. O per lo meno in dosi congruenti con il tempo e le sinapsi a disposizione. Il tempo è poco, le sinapsi parecchie, ma comunque non in grado di gestire miliardi di pani e petabyte al secondo. Esiste un limite oltre cui il mito della varietà si trasforma in culto del caos, perdendo ogni lato benefico. Quel limite è l’obiettivo. Piuttosto che il ritorno a un’epoca in cui c’erano solo la SIP, una marca di tonno, una hit parade, un canale tv, un partito, una razza.

5. Lascia perdere la gestalt, spesso è sufficiente un frammento. Se vuoi provare una band che non conosci, non scaricare l’intera discografia (live, b-side e progetti solisti inclusi). Piuttosto, ascolta le dieci canzoni più popolari su YouTube o su Spotify. Magari dopo due brani scopri che ti provoca la lebbra e non avrai inutilmente intasato di germi l’hard disk.

6. La paura del buco è la scorciatoia per l’inchiappettamento. Dedicata ai giornalisti. Nel mondo di carta il dramma era bucare una notizia. Sul Web, questa paura ancestrale – mixata alla bulimia da click a fini pubblicitari – ha generato creature mostruose: homepage da un milione di news, che spesso portano ad articoli scopiazzati, sgrammaticati, inutili. Wikipedia dovrebbe averci insegnato che la quantità va lasciata alla crowd. Ha più senso dedicarsi alla qualità. Vivremo meglio: meno rumore, meno ciarpame, meno cloni. E quando si tratterà di chiedere soldi per futuri abbonamenti su smartphone/tablet/occhiali-del-futuro, forse si troveranno anche più lettori riconoscenti. Nel 2013, ha più valore un filtro o una fotocopiatrice?

7. La fascia oraria delle Bermude è regolata da un bottone on/off. Prova a premerlo, invece che svegliare i vicini alle due di notte, imprecando contro la massoneria che ruba il tuo tempo. Un trucco? Alzati dalla scrivania con un movimento secco. Zac. E lascia stare il Triangolo: da sessant’anni laggiù non scompare nemmeno un gommone (p.s. se non sai cos’è “la fascia oraria delle Bermude”, digita www.zerocalcare.it/2013/01/21/la-fascia-oraria-delle-bermuda, ma fallo con saggezza, giovane jedi!).

8. Ogni volta che pubblichi qualcosa su Internet – che sia un tweet, un post, uno status, un articolo, una foto – ricorda che sei complice di quello stesso rumore di cui ti lamenti. Inoltre, muore un panda.

Pubblicato sul Mucchio 706

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