Sotto il cielo di Bari

Il Medimex, Iggy Pop e la città

Dopo un anno di stop, il Medimex torna a Bari e chiama sul palco, tra gli altri, Iggy Pop e Solange, nei loro unici concerti in Italia. Ecco cosa succede quando grandi nomi internazionali, con nuove disposizioni di sicurezza per i grandi eventi al seguito, arrivano in città.
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Ma il concerto è in inglese?”. Un signore anziano lo chiede alla moglie, mentre sostano entrambi dietro alle transenne di corso Vittorio Emanuele. Si guardano attorno smarriti, poi decidono che è meglio tornare a casa. Nella sua domanda c’è forse la sintesi del grado di preparazione di Bari per l’arrivo di Iggy Pop, l’ospite di punta del Medimex 2017, l’ex fiera della musica di Puglia Sounds che con la nuova giunta regionale guidata da Michele Emiliano ha cambiato pelle. Saltando un giro – l’edizione del 2016 non si è tenuta – e recuperando agli inizi dell’estate con una “special edition” che ha tanto il sapore di un festival, e che ha preferito abbandonare gli immensi spazi della Fiera del Levante per invadere il centro cittadino. Due palchi – il principale in piazza Prefettura, proprio davanti al Comune, l’altro sul lungomare – e concerti gratuiti, con la parte riservata agli incontri professionali meno accentuata rispetto al passato. La città ha reagito bene, in fin dei conti, considerando che non è una realtà molto abituata ai grandi concerti rock. E nei giorni precedenti al concerto dell’Iguana le incertezze sono state tante, e non conoscevano differenze generazionali. C’era chi chiedeva chi fosse “questo Iggy Pop”, pronunciando “Iggi” nella stessa maniera di “viaggi”, chi invece cercava notizie sui Ghipòp. Chi ancora ha fatto la crasi perfetta delle serate live, apprezzando Tricky Pop. D’altronde negli ultimi anni gli eventi di piazza nel capoluogo pugliese sono stati soprattutto in occasione dell’ultimo dell’anno, con il Capodanno in compagnia di Gigi D’Alessio e i suoi “friends” e poi con il rap di Fedez e J-Ax, comprese le appendici Rovazzi e Chiara Ferragni. Non ci si aspettava certamente l’estremo Iggy Pop, in una città che d’estate negli ultimi tempi non ha brillato in quanto a offerta culturale, incapace di contrapporsi al flusso ininterrotto di turisti che sostano al volo a Bari, per poi spostarsi verso il Salento e Gallipoli.

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Ma il pubblico del Medimex c’è stato: 120mila presenze in totale, conta Puglia Sounds, e le stime per Iggy Pop coprono un intervallo abbastanza largo, che va da 50mila a 80mila persone. Le ragazzine hanno dominato la prima fila dal pomeriggio, incapaci di sostenere poi la ressa e l’immancabile pogo e spesso prese fra le braccia dei soccorritori, dopo essere svenute; le famiglie con bambini hanno preferito rimanere nelle retrovie, ma alla serata all’aperto non hanno rinunciato; le comitive si erano attrezzate di bottiglie di plastica piene di vino e già prima dell’evento si trovavano ad aiutare il più debole di stomaco, proprio a ridosso della sede del Comune. C’erano pure gli anziani e i veraci di Bari vecchia, il quartiere più autentico della città che d’estate lascia le case per riversarsi sul mare quando l’aria si fa più fresca, a improvvisare cene e fare comunità spontaneamente. Per loro, quando appaiono le transenne a ridosso dei marciapiedi sul corso, la mente va subito alla festa del patrono, San Nicola. E quindi, di fronte all’opportunità di godersi una serata all’aperto – per giunta gratuita – non si sono tirati indietro. Hanno reagito con curiosità, quando le orde di ragazzi si sono messe a correre per guadagnare il palco, seguiti da quanti Iggy Pop lo conoscono bene, ci sono cresciuti insieme, e che l’appuntamento di Bari – l’unico in Italia – non volevano mancarlo.

Controlli1

Il suo è stato un pubblico sicuramente meno preparato di quello di Solange al Petruzzelli – unico concerto a pagamento del Medimex, in un teatro che contiene circa un migliaio di spettatori – ma allo stesso tempo più vario. Costretto a fare i conti prima di tutto con le nuove disposizioni di sicurezza per i grandi eventi, quella circolare urgente voluta dal capo della Polizia Franco Gabrielli all’indomani dell’attentato terroristico a Manchester e dei disordini di Torino per la finale di Champions League. Bari è stata la prima città italiana ad adottarle, in tutta fretta, ma si è fatta trovare preparata. I new jersey, i blocchi di cemento per contenere l’eventuale arrivo di tir e auto sulla folla, c’erano già: a metà maggio le strade del centro erano state bloccate per il G7 delle Finanze. Le polemiche per l’ennesimo disagio in città erano prevedibili, tra multe e auto che nei giorni del Medimex dribblavano furbescamente le barriere “perché devo accompagnare mio figlio a scuola”, e proteste contro il primo cittadino Antonio Decaro, costretto a fare mea culpa per la chiusura di alcune strade e l’ira dei residenti. La presenza di forze dell’ordine, di ambulanze e presidi medici, della Protezione civile è stata però massiccia. Ai varchi di accesso a piazza Prefettura le code erano lunghe: divise tra uomini e donne per assicurare le perquisizioni, con passaggio obbligato al metal detector e il divieto di portare con sé zaini, borsoni e bottiglie di vetro (anche se è stato parzialmente aggirato). “Non ci avevo mai pensato, ma solo quando ho visto quei blocchi mi sono resa conto che può succedere anche qui”, dice una ragazza dopo aver superato i controlli. La parola terrorismo non si pronuncia mai. Meglio fare gli scongiuri in silenzio, aspettare che finisca il concerto per tirare un sospiro di sollievo, e poi passeggiare sul lungomare. “Che chiuso al traffico, così, sembra San Nicola”.

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