Un matrimonio è per sempre

Divorzio all'italiana

Perché lo Stato dovrebbe impicciarsi delle scelte personali e della nostra vita privata? Perché dovrebbe venirci a dire cosa e come fare?
Un matrimonio è per sempre
Divorzio all'italiana

Fino al 1970 se ti sposavi era davvero per tutta la vita. Potevi andartene, certo, ma rischiavi l’abbandono del tetto coniugale (ci sono ancora conseguenze rilevanti se prendi e te ne vai, ma non è più un reato) e comunque per la legge eri sempre sposato. Impensabile. Ma la legge italiana è comunque più o meno ferma a 45 anni fa. Il Senato ha approvato un nuovo testo di legge. Se anche la Camera lo approverà, non saranno più necessari 3 anni dopo la separazione (erano 5 fino al 1987), ma 12 mesi per i casi giudiziali e 6 per quelli consensuali. Secondo alcuni però la semplificazione sarà solo apparente, e il ripensamento – cioè il tempo tra la prima udienza e il divorzio – non sarà che un ingorgo burocratico.
Per il cosiddetto divorzio lampo o diretto invece non c’è stato scampo: lo stralcio è stato approvato, e così la possibilità di saltare la fase di separazione in caso di accordo è stata eliminata (e ora seguirà un percorso tutto per sé). Al riguardo è molto utile leggere le dichiarazioni di Elena Cattaneo – senatrice, scienziata e direttrice del laboratorio di “Stem Cell Biology and Pharmacology Of Neurodegenerative Disease” – in cui spiega le ragioni per cui ha votato contro lo stralcio del divorzio diretto.

Cattaneo, dopo aver ricordato che quello fosse l’unico punto controverso di una legge che dovrebbe rimediare all’anacronismo giuridico della legge italiana, così ha sostenuto il suo voto: “Credo nell’etica della responsabilità. Credo che a due persone coniugate, adulte e libere, consenzienti e senza figli (o con figli maggiorenni) non possano essere negati il diritto e la libertà di scegliere di non percorrere il passaggio della separazione e di giungere direttamente al divorzio, accettando tutte le conseguenze che ne derivano”.
Ciò che è difficile da capire è come sarebbe sostenibile una posizione diversa da questa. Difficilissimo.
Continua Cattaneo: “Anche senza scendere nello specifico del tema in discussione, dico che quando non sono coinvolte persone terze – e in questo caso non ci sono – tendo ad avere sempre un faro a farmi da riferimento: non certo le mie convinzioni personali o le mie valutazioni etiche, ma la tutela, sempre e comunque, del diritto di ogni persona di essere messa nella condizione di fare scelte di vita in libertà e senza costrizioni, pagandone le conseguenze oppure ricevendone tutti i miglioramenti”.

Considerando che nella maggior parte delle discussioni – da bar o in parlamento – i “secondo me” e i “io non lo farei mai” rappresentano le linee guida dei giudizi morali e delle coercizioni legali, quello che Cattaneo ricorda è importantissimo: non è per niente interessante quello che faremmo noi, e non può costituire il fondamento di una norma. In assenza di danni a terzi dovremmo poter decidere come preferiamo. E non solo sul matrimonio.
Ecco perché credo che un’ingerenza minima, per me vicino allo zero, dello Stato nelle scelte personalissime della propria vita relazionale sia la soluzione di gran lunga da preferirsi in una  società liberale, pluralista e laica. Ecco perché credo che come legislatori, l’orizzonte da perseguire sia di consentire a ciascuno, secondo il proprio personale convincimento, di realizzare, nei rapporti di vita, senza nuocere ad altri – e ripeto, senza nuocere ad altri – quel che considera essere quanto di più prossimo alla propria personale felicità. C’è una citazione, che trovo adeguata all’occasione, secondo cui gli uomini combattono per la libertà e poi, tra le leggi che fanno per assicurarla a tutti, ne accumulano anche alcune per portarla via a se stessi. Credo che oggi quest’aula, dismessa ogni logica di appartenenza politica, avrebbe potuto ridare un po’ più di quella libertà che chi ha legiferato prima di noi, in ben altre condizioni storiche e sociali, ha comunque compresso”. Pare che dovremmo tenerci questa libertà compressa ancora per un bel po’.

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