Videosocietà

Sorridi, sei sempre in diretta

Dalle dashboard camera ai Google Glass, stiamo costruendo una videosocietà
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Il 29 dicembre 2012, un Tupolev Tu-204 della compagnia Red Wings esce di pista all’aeroporto Vnukovo di Mosca. Nell’incidente muoiono cinque persone. Poche ore dopo, su YouTube viene caricato un video che mostra le immagini dell’impatto del velivolo contro un viadotto autostradale, riprese da una dashboard camera installata su una delle automobili raggiunte dai detriti.
Il 29 aprile 2013, pochi secondi dopo il decollo dalla base area di Bagram in Afghanistan, un cargo Boeing 747 dell’ISAF precipita al suolo. Nell’esplosione, muoiono cinque membri dell’equipaggio. Le immagini dell’incidente, riprese da un’altra auto, vengono caricate online. Il fenomeno delle dashboard camera non riguarda solo gli incidenti aerei: su YouTube sono disponibili decine di video che mostrano tamponamenti, risse, truffe, ma anche meteoriti infuocati o gesti di umanità.

È facile ipotizzare che nel giro di pochi anni qualsiasi veicolo riprenderà ciò che avviene oltre il parabrezza. Forse le videocamere diventeranno una dotazione standard. In fondo, anche l’aria condizionata, l’autoradio e le porte USB sono nate come optional. Ma i mezzi di trasporto sono solo la punta dell’iceberg. Complici la miniaturizzazione delle tecnologie e l’abbattimento dei costi, l’intero futuro sarà dominato dal video. E come già è avvenuto con il copyright, anche sul tema della privacy la tecnologia digitale e i principi del Novecento finiranno per parlare due lingue diverse. Mentre si continuerà a litigare sulle intercettazioni delle forze dell’ordine, si diffonderanno strumenti che ci trasformeranno tutti in quotidiani intercettori. In un processo accelerato dall’avvento dei wearable computer (device che si “indossano”, come gli occhiali Google Glass, nei quali è inserita anche una videocamera) e del paradigma dell’internet of things (la connessione in rete degli oggetti).
Tre fattori saranno particolarmente incisivi.
Il fattore umano, quello che fa sì che una tecnologia si diffonda/assimili dietro la spinta delle persone (e delle loro rinnovate abitudini). In modo anche paradossale: inorridiamo di fronte alle CCTV e poi – con telefoni, auto, occhiali – operiamo da videocamere ambulanti. Temiamo i server dove il Potere archivia i nostri segreti, ma carichiamo online volti e targhe di estranei, assieme a gattini e tramonti. Al Grande Fratello che ci controlla dall’alto, preferiamo quello orizzontale. Probabile che ci troveremo a convivere con entrambi.
Il fattore always on è legato al mito del moto perpetuo: 24/7/365. Se è vero che la prima generazione di Google Glass ha poche ore di autonomia, le dashcam sono potenziali registratori continui: una volta installate, perché non dovrebbero catturare ogni secondo/chilometro di vita della nostra auto (o moto, o bici), travasando poi il tutto su capienti hard disk o invisibili cloud?
Infine, il fattore social. Immaginate il big bang che esploderà mescolando questo nuovo repertorio di video con le reti digitali. Su quale nuovo forum, applicazione, blog, network si raccoglieranno tutti i video registrati su Google Glass, dashboard camera, orologi-spia, droni privati? Quale nuova primavera si aprirà per Perez Hilton, Dagospia, “The Sun” o qualsiasi altro serbatoio di gossip, passando da banali foto paparazzate a succulenti video in crowdsourcing?

La prospettiva più immaginifica e rabbrividente è quella di un reality show globale della società, creato dalla società stessa, in onda in tempo reale sul Web. Ma la tecnologia si muove sempre in chiaroscuro. Quanti crimini verranno sventati (o risolti, o dissuasi) da una fortuita ripresa? Quanti regimi, dittature e aberrazioni politiche saranno disinnescate da un wikivideo-leaks alimentato da sei miliardi di cittadini? E quanti concerti si potrà tornare a vedere meglio, se il pubblico davanti a te non riprenderà più il palco con smartphone e tablet, ma giusto attivando il [rec] dei suoi occhiali?

Pubblicato sul Mucchio 707

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