Visioni stellari

La fantascienza torna a entusiasmare al cinema e nei libri. Perché il nostro mondo sta cambiando rapidamente, ma anche perché cambia il nostro rapporto con il tempo.
Visioni stellari
Il punto sulla fantascienza

Segnatevi la data: il 5 novembre è il giorno dell’anteprima di Interstellar, il nuovo film di Christopher Nolan con Matthew McConaughey. L’evento segue sei mesi di battage pubblicitario non inferiore a quello dispiegato per le precedenti opere del regista di Inception e Il cavaliere oscuro, non male per un film che promette di miscelare l’esplorazione spaziale al paradosso fisico dei Ponti di Einsten-Rosen, una sorta di scorciatoie nello spaziotempo. Un film che flirta con tematiche da studenti secchioni, insomma, andando a braccetto con l’hype. L’uscita del film è una buona notizia per gli amanti della fantascienza, che da qualche tempo a questa parte osservano con piacere l’aria fresca che ha investito un panorama solo fino a qualche anno fa a rischio di asfissia. Moon di Duncan Jones era troppo indie per attirare le masse, ma District 9 ha creato un culto. E se Melancholia era soprattutto una visione interiore espressa con catastrofismo spaziale Lei di Spike Jonze ha davvero scosso alle fondamenta un secolo di rappresentazione del rapporto uomo-robot. Poi ci sono stati il già citato Inception e la rivoluzione tecnico-narrativa di Gravity, ma anche le serie TV ci hanno messo del loro (basti pensare a Black Mirror). Tutti hanno aggiunto qualcosa al genere, e non era scontato: escluse rare eccezioni i primi anni 2000 erano ancora imprigionati sul modello cyberpunk, una nostalgia figlia non dell’amore di citazione ma della mancanza di idee.

Un segnale ancora più forte arriva dalla letteratura, terreno storicamente meno incline
alle contaminazioni (con buona pace della linea che da Burroughs arriva a DFW passando per Pynchon). Chi è stato a cominciare? Forse David Mitchell, che già nel 2004 ambientava L’atlante delle nuvole in un arco temporale che dal passato arrivava al futuro lontano. Poi c’è stata Jennifer Egan, non solo con il finale futuristico di Il tempo è un bastardo ma con il richiamo alla sci-fi che pervade anche i suoi romanzi più realistici. Quest’anno la vincitrice del premio Hugo, Ann Leckie, promette di conquistare un pubblico ampio di lettori con una saga di space opera, una cosa che non succedeva dai tempi della Fondazione di Asimov. E la Souther Reach Trilogy di Jeff VanderMeer, che ha fatto impazzire gli USA, è senza dubbio tra i lavori più importanti pubblicati in inglese in questo 2014.

E quindi: da cosa deriva questa esplosione? La prima risposta è semplice e riguarda il fatto che la tecnologia sta di nuovo accelerando il ritmo sull’onda di tablet, intelligenze artificiali e big data. È sempre successo che la fantascienza si rinnovasse nei momenti di forte sviluppo tecnologico: la New Wave anni 60 era stata influenza dall’allunaggio, il cyberpunk anni 80 dalle prime forme di realtà virtuale, persino Matrix sarebbe impensabile senza la diffusione di Internet degli anni 90. Guardatevi il video in cui Damon Albarn suona Everyday Robots davanti a una platea di androidi in un museo di Tokyo per capire.
La seconda risposta, più inquietante, riguarda l’insicurezza sul futuro che dall’11 settembre è andata crescendo fino a dilagare dopo la crisi economica del 2008: se non pensi alla prossima epidemia che potrebbe sterminare la specie (SARS, aviaria, ebola: qui ci sarebbe da parlare di zombie ma tralascio) quale modo migliore di esorcizzare la paura del futuro che metterne in scena rischi?
La terza risposta, e questa è davvero grossa, è che sta cambiando il nostro modo di rapportarci con il tempo: ce l’hanno detto Egan, la retromania, Boyhood, il lifelogging. Quel tempo che il digitale comprime, frantuma, ricompone in maniere inedite, e che tuttavia non smette di scorrere lungo il suo asse lineare. Difficilmente un genere si presta meglio della sci-fi a elaborare il senso di questo mistero: se queste sono le premesse c’è da scommettere che siamo solo all’inizio.

Pubblicato sul Mucchio 724

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