Extra n. 42

Il numero inverno/primavera 2015 è in edicola

ramones

Scrivo quando sta terminando un anno che sarà messo in archivio fra quelli “difficili”. Categoria alla quale appartiene anche il 1975, che fu persino
peggiore: un anno di piombo, in Italia e altrove. “La Macchina del Tempo” ci
riporta là e ne ricostruisce il profilo inquietante: le Brigate Rosse seminano e raccolgono morte, viene assassinato Pier Paolo Pasolini, la caduta di Saigon segna la fine della guerra in Viet Nam, da cui l’America esce sconfitta (per riscattarsi si affiderà all’ex attore Ronald Reagan, la cui ascesa coincide con quella della ferrea Margaret Thatcher in Gran Bretagna: paghiamo ancora adesso il prezzo del selvaggio neoliberismo propugnato dai due). È in quel contesto che definisce la propria identità il punk. Perciò dedichiamo la storia di copertina ai Ramones, che da morti sembra siano più vivi che mai (l’ultimo dei quattro originari, Tommy, se n’è andato poco dopo che l’album con cui avevano esordito nel 1976 ha ottenuto in patria – con 38 anni di ritardo! – la certificazione del “disco d’oro” e frattanto persino Hollywood si prepara – per mano di Martin Scorsese – a rendere loro onore postumo).

In quello stesso 1975 raggiungeva l’apogeo il volo creativo di George Clinton, “parlamentare funkadelico” che mescolando black music e rock visionario stava plasmando un suono mai esistito prima. Prendendo spunto dalla recente autobiografia Brothas Be, Yo Like George, Ain’t That Funkin’ Kinda Hard On You, ne ripercorriamo la vicenda artistica lunga più di mezzo secolo, punteggiata da aneddoti incredibili, personaggi pazzeschi, dischi formidabili e spettacoli letteralmente fantascientifici. Base operativa della sua attività era allora Detroit, metropoli musicale con poche rivali al mondo: la Motown, il punk ante litteram di MC5 e Stooges, la techno… Un tempo Motor City e ora nel pieno della metamorfosi postindustriale, seguita alla drammatica crisi che l’ha spopolata e impoverita: dopo Los Angeles e Berlino, il nostro reporter Vittorio Bongiorno si è spinto fin là per cercare tracce di un passato glorioso e avvisaglie di ciò che sarà in futuro, provando a captare il suono della città.

Dicevamo della pesantezza plumbea che contrassegnò il 1975 in Italia. Fra le esperienze più luminose nel cupo scenario dell’epoca va annoverata
senz’altro l’avventura della Cramps Records, impresa discografica che non
temeva il confronto con le drammatiche tensioni politiche in atto nel paese,
ma riusciva a sottrarsi in qualche modo a quell’abbraccio soffocante grazie all’intuito situazionista del fondatore, Gianni Sassi. Una storia tuttora
istruttiva e dunque attuale, come lo sono in modi diversi quelle di Philip
Dick (morto appena prima di diventare “pop” per mezzo di Blade Runner) e
Fela Kuti (simbolo non solo musicale della transizione postcoloniale in Africa).

Completano il prontuario di questo numero di “Extra” che si affaccia sul
2015 un’ampia intervista ai “frontalieri” Calexico e un dialogo a sfondo musicale con Paolo Giordano, divenuto scrittore dopo aver sognato di suonare rock. Buon anno, quindi. E ovviamente buona lettura.

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