A tutto King

Il 2017 sarà l’anno di Stephen King

Non è un mistero che il 2017 sarà l’anno di Stephen King, in chiave cinematografica e televisiva. In realtà, l’interesse sfaccettato di cui sopra ha un suo riflesso – si spera non occasionale – anche sul panorama editoriale nostrano.
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Ecco le immortali parole di Guillermo Del Toro a proposito di Stephen King (da molti chiamato “lo Zio”): “Stephen King ha ereditato il manto di scrittori come Richard Matheson, il quale ci ha detto che l’horror può anche non soggiornare in una decrepita abbazia nel nord dell’Inghilterra, ma può risiedere in una villetta a due piani a due porte da dove vivete”. Lo diceva, il regista Del Toro, sulle pagine di un vecchio numero del periodico inglese “SciFi Now”, in un apposito bollettino interno, “Welcome to the Neighbourhood”, dedicato allo Zio, in cui si reclamizzava addirittura la vendita di una Plymouth Fury rossa e bianca del ’58 (“Call 0800 – Christine”). Insanabile humour britannico! Anzi: inarrestabile humour britannico, visto che più avanti si legge un pezzo di Mike Noonan dove si offre un posto da custode… all’Overlook Hotel. Per la cronaca: Mike Noonan è il protagonista di un libro dello Zio, non bellissimo ma bello, che si intitola Mucchio d’ossa.

Questo a mo’ di prologo, per testimoniare l’interesse sfaccettato che Stephen King continua a esercitare. Non è un mistero che il 2017 sarà fortemente l’anno dello Zio, in chiave cinematografica e televisiva. Il 28 luglio uscirà negli States La torre nera con Matthew McConaughey e Idris Elba, accompagnata da una serie Tv. A settembre uscirà l’atteso IT in due parti di Andy Muschietti. In realtà, i progetti dietro le quinte sono più numerosi e occorre solo aspettare. L’interesse sfaccettato di cui sopra ha un suo riflesso – si spera non occasionale – anche sul panorama editoriale nostrano. Frassinelli lo scorso autunno ha pubblicato una nuova edizione dell’immancabile-irrinunciabile-indimenticabile Danse Macabre (pp. 590, a cura di Giovanni Arduino), in merito al quale lo Zio usa le seguenti parole: “Questo libro è la mia scorribanda in tutti i mondi fantastici e terrificanti che mi hanno affascinato e impaurito. Non ci sarà molto ordine, e se a volte vi verrà in mente un cane da caccia dal fiuto scadente che si aggira senza sosta dietro ogni odore interessante, a me andrà più che bene. Ma non è una caccia. È una danza. E ogni tanto in questa sala da ballo spengono le luci. Ma danzeremo lo stesso, voi e io. Anche nel buio. Specialmente nel buio. Posso invitarvi?”. Un libro in cui si affonda letteralmente per comprendere le ragioni e la fortuna di un genere, ma anche, di striscio, un libro in cui rintracciare la risposta alla domanda che più spesso hanno rivolto a King: “Ma perché mai scrive questa roba?”.

E ancora. Non è patinata come “Vanity Fair” ma sicuramente ha più sostanza la rivista “The King – Il magazine” edita da 73 Millimetri, a cura di Giada Cecchinelli e Luigi Boccia, a suo tempo direttore di “Weird Tales” e “SciFi Now”. Per la stessa casa editrice, Luigi Boccia è autore di un volume interamente dedicato al clown più pauroso e letale di letteratura e cinema horror dal titolo Chi è Pennywise? (Weird Book). Le riviste monografiche sono una piacevole tradizione editoriale in voga in Inghilterra (vedi Titan Books e i suoi “official magazine” tematici su Doctor Who, X-Files, Star Trek o Indiana Jones). In questo caso si tratta di un libro-rivista (pp. 112, euro 16 ma c’è anche una Deluxe Edition a 26 euro, per ulteriori informazioni rimando al sito: www.weirdmovies.it), dai contenuti piuttosto interessanti per gli appassionati cultori di Stephen King. In “The King – Il magazine”, alla naturale predilezione per l’indagine critica e analitica con testi che approfondiscono alcuni romanzi dello scrittore o le tematiche sotto la superficie, fa da contraltare la presenza di due belle interviste a Tommy Lee Wallace, il regista del Tv Movie IT (1990), e a Mary Lambert che nel 1988 confezionò Cimitero vivente per il grande schermo. Si tratta di due conversazioni illuminanti, dal momento che il soggetto indagato devia spesso in zone eminentemente cinematografiche grazie alle quali si comprendono i meccanismi di Hollywood, le zone d’ombra (che, per un libro dedicato allo Zio, è tutto dire) e gli ideali artistici e professionali dei due autori. Tommy Lee Wallace è probabilmente quello che non si tiene dentro nulla, uno che non teme quasi niente (tranne Donald Trump); Mary Lambert rivela tutto il suo background e non nasconde l’odiosa pratica dell’industria a ghettizzare o sminuire il valore professionale delle donne a Hollywood. Sfogliando la rivista balzano agli occhi alcune tavole dai fumetti-parodia The Signing e The Shiner e alcune pagine riprese dalla rivista “Cinemafantastique” con intervista allo scrittore risalente al 1978.

Infine, che Stephen King sia anche un brand multiplo oltre che leggenda della letteratura horror, lo si scopre leggendo dei figli impegnati a calcare le sue orme: c’è Owen King con il quale sta scrivendo Sleeping Beauties e c’è chi, quasi in incognito, come Joe Hill (al secolo: Joseph Hillstrom King) sta costruendo una personale e piuttosto ammirata carriera nel settore grazie ai suoi romanzi, in Italia tutti pubblicati da Sperling & Kupfer.

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