Annarita Briganti

Estratto da "Non chiedermi come sei nata" (Cairo)

Pubblichiamo un estratto del primo capitolo del debutto letterario della giornalista culturale Annarita Briganti "Non chiedermi come sei nata" (Cairo). Un romanzo di amori liquidi, fecondazione assistita e scrittori basato su una storia vera, ambientato nel mondo editoriale.
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annaritabriganticairoHo abortito dieci giorni fa.

Ero andata a correre presto. Poi cereali e marmellata, doccia profumata e con il tablet a leggere i quotidiani sulla Plage Beau Rivage. Non c’era nessuno alle nove di una delle ultime mattine dell’anno, tranne un pescatore tozzo, in piedi con una canna lunghissima a un centimetro dal mare.

«Bonjour.»

Ci siamo detti, a quell’ora per me poteva bastare.
 Sul lettino rosso e blu la salsedine si mescolava ai jeans Prada, che non tolgo mai. Guardavo le spalle dell’uomo, per un secondo ho invidiato la sua fiducia nel futuro. Non c’erano pesci e, se anche ci fossero stati, sarebbero già stati sterminati dai ristoranti della Costa Azzurra per il cenone di Capodanno.

Dopo venti minuti il ventre s’incendiava, ma nessuno mi aveva avvertito.

Il ragazzo del bar della spiaggia mi ha accompagnato alla toilette, chiedendomi, in francese, se stessi bene.

«I’m fine.»

Lo provoco, i francesi ti odiano se non usi la loro lingua. In realtà avevo paura, il mio famoso sesto senso. Nell’ansia di salvarmi ho dimenticato il tablet e la borsa sul lettino, alle spalle del pescatore speranzoso, che non si sarebbe accorto di nulla.

L’incendio nel ventre aveva prodotto un litro di sangue, che formava misteriosi disegni sullo slip di cotone rosa.

In questi casi è meglio non resistere. Sarei svenuta sul pavimento a righe del bagno, nella spiaggia fuori stagione di un albergo di lusso. Lì fuori, il Boulevard più celebrato del mondo era indifferente al mio dolore. Uto dormiva e non mi sentiva. La mia famiglia si trovava nel Sud del nostro scandaloso e volgare paese e non sapeva niente, come sempre. Perfino Scilla, sorella gemella, in quel momento ignorava la mia voce.

È finita.

Al pronto soccorso di Nizza sono stati degli angeli. Mi hanno operato d’urgenza. Prima dell’anestesia devo aver chiesto al medico di turno, un ragazzone americano neanche brutto, di non rovinarmi la pancia. Appena sveglia, per tranquillizzarmi sulla riuscita dell’intervento, l’americano ha sollevato l’orribile camice verde abbottonato dietro, che si usa negli ospedali, lasciandomi mezza nuda davanti a tutti. L’estate prossima avrei messo i miei soliti microbikini, senza cicatrici apparenti.

Mai abbassare il livello di glamour, anche dopo aver perso una figlia o un figlio che non sapevo di aspettare.

Se la vita fosse una commedia sentimentale di Hollywood, con Uto avremmo passato le ultime notti del vecchio anno e le prime del nuovo a parlare sulla stessa spiaggia dove ho perso lei (o lui). Avrei singhiozzato, mi avrebbe abbracciato fino a farmi smettere. Poi avremmo scopato sullo stesso lettino dov’ero quella mattina. Chi se ne frega dell’americano, che mi aveva detto di andarci piano col sesso per quindici giorni. Da quel rapporto sarebbe nata la nostra prima bambina. E vissero felici e contenti.

Ricostruzione di com’è stato analizzato il fatto nella camera 501 del Beau Rivage, uno dei nostri luoghi del cuore.

«Che confusione.»

Stesa, il ventre sgonfio come un palloncino senza elio, circondata da kleenex.

«Come ti senti?»

Uto è in piedi davanti al letto, mi guarda dall’alto.

«Ce la faremo. Devo comprare le medicine, rintracciare Andrea.»

Cerco di alzarmi, ma non ce la faccio, mi lascio andare sul materasso.

«Ecco, brava. Aspettiamo di sentire il tuo ginecologo. Com’eri incinta una volta, accadrà di nuovo, ma evitiamo melodrammi.»

Ora sono a Milano, da sola. Uto vive a cinque minuti da qui, in un loft da single, che non vuole mollare.

Rivedo sul telefono le foto di Nizza. Sotto un cielo così blu, soffrire dovrebbe essere vietato. Nel cortile di via Marghera la bicicletta è una sagoma arrotondata dalla prima nevicata. Vorrei mettere gli stivali pelosi e il piumino color ciliegia, tuffarmi dal quarto piano nella neve che sembra panna e aspettare di morire così, senza dare fastidio. Solo un biglietto: Non fate troppi pettegolezzi.

* Il libro della Briganti è candidato ai principali premi letterari e girerà l’Italia, tra librerie di catena o indipendenti, biblioteche, fiere e festival. Buona lettura.

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