Colazione con Robert Ward

Viaggio con l'autore di "Io sono Red Baker"

Lo scrittore americano in Italia per presentare il suo nuovo romanzo “Hollywood Requiem"
ward

Sei davanti a una pizza enorme. Una di quelle che occupano quasi tutto il tavolo, qui la chiamano “magnum” ed effettivamente il nome è appropriato. Ti sei già scolato mezza pinta di birra e sai benissimo che a breve ne ordinerai un’altra. E sono solo le undici del mattino. Di fianco a me c’è Robert Ward che con sincero stupore esclama un “Oh, My God!” che ti fa sorridere. Poi ne prende una fetta e la azzanna affamato e tu fai lo stesso, questa è la nostra colazione. Quando sei in viaggio non esistono orari.

Robert Ward è uno scrittore meraviglioso, ha vinto il Pen West nel 1985 con “Red Baker” e ha scritto la sceneggiatura di molti episodi di “Miami Vice”, e non solo. È uno di quei narratori che sa tenerti incollato alle pagine raccontandoti storie che ti fanno appassionare e ferire, che sanno intrattenerti senza risultare mai banali. È in Italia per presentare in anteprima mondiale il suo nuovo libro “Hollywood Requiem” (edito da Aliberti Compagnia Editoriale) in uscita il 9 Giugno 2016. Il libro ha la particolarità di uscire prima in Italia che negli Stati Uniti, tradotto da Nicola Manuppelli che lo ha “importato” da noi.

Ma non è un semplice giro di librerie e presentazioni, è un vero e proprio tour organizzato da I Fuorilegge della Letteratura, di cui faccio parte. Abbiamo percorso lo stivale con treni, taxi e aerei, da nord a sud, da Milano alla Puglia, passando per locali, ex-night, librerie, siamo stati dentro il Salone del libro di Torino e persino da alcuni parrucchieri. Cercando di portare Ward in mezzo alla gente e fargli raccontare la sua vita. L’abbiamo fatto cantare con una chitarra in mano o suonando il pianoforte in una stazione ferroviaria, ha ballato fino a tarda notte durante alcune feste in suo onore.

Non male per un uomo di 73 anni che ha avuto una  vita che definire interessante è assai riduttivo. Una vita che parte da una città come Baltimora, dove di solito il massimo a cui si può aspirare è fare il lavoro che era di tuo padre. Posti ruvidi dove non esiste quasi mai un lieto fine. Una realtà che a Robert Ward stava stretta ed è per questo che l’ha abbandonata cercando fortuna altrove, con una chitarra a tracolla e qualche foglio scritto che stava prendendo la forma di un libro. Una storia che è così poetica da sembrare finzione, ma è la pura realtà.

Mentre divoriamo questa pizza e terminiamo la prima birra di una lunga giornata ci troviamo in Puglia, precisamente a Cerignola. Iniziamo a parlare ed è lui a prendere la parola. Sembra un fiume in piena, parole su parole che si susseguono rapide, insaporite da un forte accento americano. Sollecitato dalle mie domande, mi ha raccontato aneddoti tanto incredibili da lasciarmi estasiato.

Abbiamo parlato di scrittori che ho sempre amato e che lui ha conosciuto personalmente, come Hunter S. Thompson che ha definito molto gentile ed educato, almeno fino a quando si trasformava in una bestia e picchiettando il dito sul naso mi ha fatto capire a cosa si riferisse. Mi ha parlato di Edward Bunker definendolo un grande uomo e poi di Vonnegut e di tanti altri. Lo ascoltavo rapito, la sua vita è una miniera di storie in cui mi piace perdermi.

E poi mi ha narrato storie di cinema, di una Hollywood che era davvero un posto folle, di attori leggendari e di curiosità così divertenti da diventare surreali. Mentre parlava, abbiamo ordinato un’altra birra e quasi finito la pizza e mi sono accorto che anche i camerieri si erano messi lì ad ascoltare di nascosto quelle incredibili storie. E la cosa più divertente era che, in quel momento, nessuno capiva l’inglese a parte me. Ma il modo di raccontare, le parole usate, il cambio del tono di voce quando c’erano dialoghi e la sua gestualità, coinvolgeva chiunque ascoltasse. Potrei continuare a raccontarvi tantissime altre storie che ho avuto l’onore di ascoltare, ma non lo farò. Non voglio togliervi il gusto di ascoltarle oppure leggerle.

Sul piatto è rimasta solo una fetta di pizza ormai quasi fredda, che nessuno dei due ha voglia di mangiare, mentre i bicchieri della seconda birra sono vuoti, solo un po’ di schiuma che scende lentamente sulle pareti interne. Gli chiedo se vuole un caffè, lui ci pensa un attimo e poi opta per un cappuccino. D’altronde nessuno è perfetto. Poi tutti i camerieri e il proprietario del locale corrono a farsi una foto con lui tenendo i pollici alzati e ripetendo “Miami Vice”, come se fosse una sorta di mantra. Uscendo gli chiedo un favore, gli chiedo di scrivere la sua autobiografia. Lui mi guarda e mi dice “Ok, ma prima devo andare in bagno!” e poi scoppia a ridere.

________

Per la realizzazione del “Hollywood Requiem Tour” si ringrazia tutto il gruppo dei Fuorilegge (Giorgia Del Bianco, Claudio Della Pietà, Christian Dellavedova, Pasquale Braschi, Salvatore Piccolo, Nicola Manuppelli), Michele Crescenzo e un editore coraggioso come Francesco Aliberti.

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