Il Premio Strega europeo a Annie Ernaux

L'autrice dei libri "Il posto" e "Gli anni"

La vita come un romanzo, il romanzo come mezzo per recuperare la vita
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La vita come un romanzo, il romanzo come mezzo per recuperare la vita, cristallizzarla, evitare che scivoli ineluttabilmente via. È la memoria l’unico fondamento dell’opera della scrittrice francese Annie Ernaux. L’appiglio e la speranza. Il ricordo si fa privato ne Il Posto, collettivo in Gli Anni, addirittura mancato in L’altra figlia. Titoli tradotti in Italia dalla meritevole L’Orma Editore, casa editrice romana che in questi ultimi anni ha creduto nell’opera di Annie Ernaux. La consegna del Premio Strega europeo è la conferma della grandezza di questa scrittrice e rappresenta probabilmente il suo definitivo sdoganamento presso il pubblico italiano. Qui sotto riproponiamo le recensioni uscite sul Mucchio nel 2014 e nel 2015, entrambe a firma di Fabio Guastalla.

 

 Il Posto

 

Premio Renaudot 1984, Il Posto (originale: La Place) raggiunge gli scaffali delle librerie italiane soltanto oggi, a trent’anni di distanza dalla pubblicazione in Francia. Merito della dinamica L’Orma Editore, che ci consegna – finalmente – tra le mani il breve romanzo-capolavoro di Annie Ernaux, forse la più importante scrittrice transalpina degli ultimi anni. Il Posto è romanzo di formazione, o ancor meglio di affrancamento: il rapporto tra padre e figlia in un piccolo paese nella Normandia dell’immediato dopoguerra si erge a simbolo dell’inadeguatezza di un mondo arretrato, incapace di sedersi al banchetto della nuova società costituita. L’uno parla quasi solo il dialetto locale, l’altra se ne libera non appena a scuola le insegnano la lingua nazionale. Il primo non ha potuto costruirsi una cultura, la seconda usa questa arma per sfuggire alle sabbie mobili del luogo d’origine.

Dentro le mura domestiche c’è un mondo pieno di contraddizioni, fuori si spalanca un universo ricco di possibilità. Conseguenza ineluttabile, un divario tra i due che si fa sempre più grande e, pertanto, doloroso. Ancor più interessante è lo stile adottato dalla Ernaux, che si produce in una prosa asettica ed essenziale, affilata e del tutto priva di sentimenti – ma certo non esente da giudizi:  nella “scrittura piatta” (così la definirà l’autrice) ogni sillaba è necessaria, ogni parola è dove deve stare, come se ogni singola aggiunta andasse a rovinare un invisibile equilibro.

E dunque la trama si sviluppa per piccoli aneddoti, come una galleria di ricordi privati che riaffiorano nella memoria: i gesti, le frasi dette e quelle mancate, le piccole conquiste e le grandi sconfitte, come minuscole tessere di quel gigantesco puzzle chiamato vita. Scritto all’indomani della morte del padre, Il Posto è lo spazio invisibile che separa gli esseri umani, quella distanza che va a crearsi tra le vite delle persone e che la letteratura può cercare di descrivere, senza poter colmare. Da sottolineare la puntuale traduzione in italiano di Lorenzo Flabbi.

 

Gli Anni

 

Dopo aver pubblicato per la prima volta in Italia Il Posto a trent’anni di distanza dalla prima edizione francese, L’Orma Editore prosegue nel recupero della bibliografia di Annie Ernaux con la traduzione del recente Gli Anni (2008). Mentre nel primo caso si trattava di memorie circoscritte alla sfera privata, utili soprattutto allo scopo di vivisezionare il rapporto tra padre e figlia, qui la scrittrice normanna dà vita a una sorta di autobiografia collettiva declinata in prima persona plurale: quella della sua generazione, cresciuta negli stenti pratici e psicologici del primo dopoguerra e poi passata attraverso i decenni, fino ad approdare al terzo millennio.

La narrazione, come sempre asciutta e priva di filtri (al punto da apparire spesso cinica), muove su una doppia direttrice. Da un lato la necessità di raccontare – e dunque perpetuare – quell’universo disseminato di ricordi, fotografie ingiallite, antichi refrain ormai relegati in un angolo della memoria che sono bagaglio di ognuno di noi, e con noi se ne vanno. Attraverso il racconto personale, raggiungere l’universale. Dall’altro, l’irreparabile incomunicabilità che aliena i singoli e le generazioni, l’implacabile avanzare della Storia, delle sue epoche e dei suoi retaggi, una Storia nella quale ci ritroviamo a giocare il ruolo di minuscole comparse o impotenti spettatori. Una Storia che ci scivola tra le mani, ineluttabilmente.

È dunque raccogliendo ogni singolo tassello, e posizionandolo in un invisibile ordine cronologico, che va a formarsi il mosaico della vita. Per Annie Ernaux non vi è alcuna morale da snocciolare: la scrittura si limita ad andare di pari passo con l’esistenza, la traduce in parole, la accompagna e la riporta. Ma non solo. Va oltre l’esistenza stessa, cristallizza il bagaglio dell’umanità in un tempo infinito, ed è questo ciò che importa: che qualcosa rimanga quando “tutte le immagini scompariranno”. Esistere significa raccontare, e viceversa. Senza parafrasi, senza imbrogliare nessuno, a cominciare da se stessi.

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