Austenmania

Jane Austen Revival

“Amori e disamori di Nathaniel P.” butta benzina sul fuoco della Austenmania, la più longeva delle ossessioni letterarie.
Austenmania
Jane Austen Revival

Questo mese escono in libreria tre ristampe di romanzi di Jane Austen: Emma per Mondadori, Persuasione per Feltrinelli e Lady Susan – I Watson – Sanditon (una short fiction e due incompiuti) per Newton Compton. Ad aprile era toccato a Ragione e sentimento per Mondadori, mentre a giugno Newton Compton ripubblicherà in volume unico tutti i romanzi e a luglio L’abbazia di Northanger. Basterebbe questo a dimostrare che è in corso una nuova ondata di Austenmania, ma a rincarare la dose ci si è messo il successo straordinario di Amori e disamori di Nathaniel P. (in Italia con Einaudi). L’autrice, Adelle Waldman, ha detto spesso di avere in Jane Austen la sua fonte d’ispirazione, e ha scritto per la rivista “Slate” articoli con titoli come I Read Everything Jane Austen Wrote, Several Times. Il suo romanzo non è manierista e ha radici ben piantate nel contemporaneo (per essere specifici nel mondo dei giovani scrittori alla moda di Brooklyn), ma proprio come i romanzi di Austen è un misto di commedia rosa, critica sociale e parabola morale. Anche Waldman ci ammonisce, come ha scritto su “Slate”, riguardo a “chi e cosa è ammirabile, chi è imperfetto ma perdonabile, chi è ridicolo e chi semplicemente spregevole”.

Ma Nathaniel P. è solo la punta dell’iceberg di una mania letteraria più unica che rara per caratteristiche e longevità. Nel 1817, quando Jane Austen moriva a Winchester, nell’Hempshire dove era nata quarantuno anni prima, il suo successo era a dir poco limitato: dal 1811 aveva pubblicato sei romanzi, uno all’anno, principalmente in forma anonima; non aveva mai lasciato la casa del padre, un piccolo proprietario terriero, o il suo angolo remoto di Inghilterra rurale, né per sposarsi né per cercare fortuna nel mondo delle lettere. La maggioranza ne ignorava l’esistenza fino a quando, nel 1869, il nipote James aveva dato alle stampe A Memoir of Jane Austen, una biografia che era il contrario esatto dello scandalismo. Ma ecco il potere della realtà, anche quando si sottomette ai castigati canoni vittoriani: il libro aveva trasformato istantaneamente un interesse letterario limitato in un culto della personalità che tra alti e bassi sarebbe durato centocinquant’anni.

Gli inglesi chiamano Janeitism questo “entusiasmo idolatra, auto-consapevole, per ‘Jane’ e ogni dettaglio relativo alla sua vita”, come ha scritto la studiosa Claudia Johnson. Il movimento, al pari di altre sottoculture, oscilla tra un interesse storico per il periodo della Reggenza a forme di feticismo kitsch: esistono Jane Austen Society in Inghilterra e in USA in cui (principalmente) donne con carriere avviate nella finanza partecipano a balli in costume e indossano cappellini di pizzo in stile inizio 800. Il punto di svolta nell’era moderna, secondo un documentato articolo del “Telegraph” intitolato Meet the Jane Austen obsessives, è la scena in cui Colin Firth nei panni di Mr Darcy emerge dal lago nell’adattamento di Orgoglio e pregiudizio fatta dalla BBC nel 1995.

Ossessioni a parte, il successo contemporaneo di Jane Austen potrebbe essere spiegato anche culturalmente. All’inizio dell’800 i suoi romanzi sono stati tra i primi a opporsi al mito della sensibilità veicolato dai romantici, mettendo in primo piano questioni sociali concrete come la condizione di dipendenza delle donne dal matrimonio per la sussistenza materiale. Questa tensione verso la vita quotidiana e la contingenza è molto forte oggi, dopo il tramonto delle grandi teorie del 900: il richiamo ai fatti, alle minuzie sociali osservate come sotto una lente d’ingrandimento, è uno degli antidoti possibili alle complicazioni post-postmoderne e ai giochi di specchi della non fiction narrativa. Uno sguardo intelligente rivolto alle dinamiche della vita socialmente determinata in cui viviamo immersi non ha smesso di essere utile dai tempi di Austen a oggi, per quanto possa mettere a disagio menti più portate all’astrazione. Da questo punto di vista anche il successo di Nathaniel P. è tutt’altro che soprendente o superficiale, come si sente spesso erroneamente dire.

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