Jeff VanderMeer

Una piccola apocalisse

Arriva in Italia la "Southern Reach Trilogy" di Jeff VanderMeer. È forse l’opera letteraria più importante del 2014 e dice qualcosa di nuovo sul nostro approccio alla letteratura.
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Lo scorso gennaio Jeff VanderMeer ha pubblicato su “The Atlantic” un articolo in cui racconta il percorso che l’ha portato a comporre i tre romanzi della Southern Reach Trilogy: lungo 40.000 battute, parecchie asticelle oltre la soglia della leggibilità sul web, il pezzo è un fantastico punto d’accesso al mondo dei romanzi con il loro panorama di natura selvaggia ed eventi paranormali che assottigliano i confini (tra mondo naturale e artificiale, generi letterari, letteratura e critica). Come in Calvino o in un quadro di Escher il libro fuoriesce da se stesso e si espande nella vita reale, la contamina come una malattia. Questo mese Einaudi porta la Southern Reach Trilogy in Italia e la pubblicazione ha tutta l’aria di essere un evento: non solo perché il lavoro di VanderMeer ha avuto negli USA un successo straordinario, ma anche perché ci troviamo di fronte a uno di quei rari casi di letteratura capaci di intaccare un paradigma cognitivo.

Paragonato a Lovecraft e alla serie TV Lost, ma anche a Kafka, Thoreau e alla fatidica
(letterariamente parlando) seconda sezione di Al faro di Virginia Woolf, questo racconto del mistero in bilico tra horror e fantascienza con marcate tonalità Southern Gothic non è in fondo niente di tutto questo. Come è stato spiegato da Joshua Rothman sul “New Yorker” è in realtà un oggetto complesso – un iper-oggetto per dirla con il lessico del filosofo ecologista Timothy Morton – proprio come l’elemento principale del suo contenuto: l’Area X, una zona a sud degli Stati Uniti dove da trent’anni accadono eventi inspiegabili. Il romanzo si rispecchia nella storia che racconta, l’esperienza della scrittura subisce l’interferenza del libro come oggetto di per sé misterioso.

Per questo non stupisce che ovunque sia già sbarcata questa incredibile trilogia abbia prodotto intorno a sé un rizomatico proliferare di tributi, meme, citazioni, parodie e altri brandelli di significato germinati dal tronco originale: perché se c’è qualcosa a cui assomiglia davvero ben più che a un libro è un organismo vivente, complesso e infestante. D’altra parte è il destino degli oggetti letterari che per qualche motivo riescono a trascendere una comprensione immediata, vedi Kafka o anche Infinite Jest con i suoi manuali per imparare a giocare a Eschaton, le mappe concettuali che ne rappresentano visualmente la struttura, le citazioni nella musica pop.

In un’epoca in cui il concetto stesso di finzione letteraria è messo in discussione in maniera tanto autorevole sembra significativo che un lavoro così importante non venga dai raffinatissimi Geoff Dyer o Teju Cole ma da un autore considerato tra i massimi esponenti della Weird Fiction, i cui libri più famosi finora parlavano di funghi grigi che controllano l’umanità e che per molti aspetti potrebbe essere la logica evoluzione di Philip K. Dick nell’iperconnesso mondo del ventunesimo secolo. Ma si tratterebbe di un errore di prospettiva. La letteratura, che sia di fiction o di non fiction, esplora per definizione i confini ambigui dell’esperienza umana, lavora sull’inafferrabile e sull’elaborazione di quel segreto (per d irla con Tom McCarthy) che da segni grafici arbitrari conduce alla produzione di senso. Sulla base di questo patto inconscio romanzo e anti-romanzo nascono insieme quando Don Chisciotte afferra nella stamperia di Barcellona una copia del libro intitolato appunto Don Chisciotte. Dai tempi di Cervantes a oggi il segreto è andato infittendosi sempre di più, complicato dalle giravolte moderne e postmoderne.

Oggi VanderMeer dice che non c’è segreto che possa essere svelato perché la distanza tra osservatore e oggetto osservato si è ridotta a zero, il libro ha oltrepassato i confini e invaso il mondo. Letterariamente parlando questa è, davvero, l’equivalente di una piccola apocalisse.

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Il primo capitolo della trilogia esce per Einaudi, dal 17 marzo in libreria

 

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