Libri: best of 2017

Le liste di fine 2017 firmate Mucchio Selvaggio: scorretele, unendo i puntini verrà fuori una mappa di letture variegata, dove perdersi sarà un piacere. Mentre sulla rivista abbiamo eletto i 10 titoli dell'anno, qui diamo spazio agli innamoramenti delle nostre firme.
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Il nostro anno di letture sul Mucchio Selvaggio ci ha portato dalle leggende private di Michele Mari fino al cimitero monumentale di Washington, dove George Saunders ha ambientato il suo romanzo-poema con il presidente Lincoln circondato di fantasmi. Poi Valeria Luiselli e il suo lavoro di scrittrice perfettamente calato nel presente. Moshin Hamid con Exit West ci ha regalato emozioni e pensieri. I sentieri noir di Don Winslow. Esordi, grandi autori e qualche ripescaggio. A ciascuna delle nostre firme, i suoi preferiti dell’anno.


  1. Lawrence Ferlinghetti, Scrivendo sulla strada, Il Saggiatore
  2. Paul Auster, 4321, Einaudi
  3. Donald Ray Pollock, La tavola del paradiso, Elliot
  4. Kent Haruf, Le nostre anime di notte, NNE
  5. Jörg Fauser, Materia prima, L’Orma

ferlinghettiSe avete sempre associato il nome di Lawrence Ferlinghetti alla figura di un vecchio barbuto e sedentario che ammicca sornione accanto alla vetrina della sua City Lights a San Francisco, beh, questo è il libro che vi aprirà – letteralmente – un mondo. Cosmopolita per nascita e per vocazione, Ferlinghetti ha incessantemente viaggiato quando viaggiare non era cosa facile, spesso alla ricerca di un nuovo autore, come quando andò a Londra per ottenere Le lettere dello yage da William Burroughs, oppure perché invitato come ospite di convegni letterari, di amici scrittori o di amici e basta. Scrivendo sulla strada raccoglie, in ordine cronologico, frammenti di diario, monologhi interiori”, irregolari pagine di viaggio di un uomo fuori da ogni regola. Dentro c’è la Normandia in guerra nel giugno del ’44 (“Eravamo molto giovani, ma non lo sapevamo, e conducevamo una nave. Era un’imbarcazione fantastica e poteva attraversare qualsiasi cosa. E così ha fatto”), Cuba com’era negli anni Sessanta, il Festival dei due mondi di Spoleto nel 1965, Parigi nel maggio del ’68, la Spagna ai tempi di Franco, una dissidente Olanda, il Nicaragua da poco libero. Dentro c’è un’esperienza del mondo oppiacea ma lucida, stralunata, irripetibile. Michela Carpi


1. George Saunders, Lincoln nel bardo, Feltrinelli
2. Hubert Selby Jr, Ultima uscita per Brooklyn, Big Sur
3. David Means, Hystopia, minimum fax
4. Roland Lazenby, Showboat, la vita di Kobe Bryant, 66thand2nd
5. Valeria Luiselli, Dimmi come va a finire, La nuova frontiera

soundersPer qualche giorno, il periodo che ho dedicato alla lettura di Lincoln nel bardo, mi sono mentalmente trasferito (mi sono lasciato mentalmente trasportare) a Washington e dintorni, in particolare nel cimitero di Georgetown. Lì George Saunders ha costruito la sua potente commedia (curioso che negli stessi mesi sia uscita anche la pure comedy di Father John Misty…) di pochissimi vivi e di una moltitudine di fantasmi: tra i primi, il presidente Abrahm Lincoln; tra i secondi il figlioletto Willie, morto per una brutta febbre. Nel suo libro metà romanzo e metà Spoon River, Saunders costruisce cori angelici e visioni infernali. I suoi fantasmi sono racchiusi in un limbo che somiglia alle nostre vite di ogni giorno: beghe, sentimentalismi, paure, affetti, gelosie. Mancanze. È metafisica per cuori semplici? No: ammesso che avere un cuore semplice sia un problema, è grande letteratura. Liborio Conca


  1. Don Winslow, Corruzione, Einaudi
  2. Paul Auster, 4321, Einaudi
  3. Kent Haruf, Le nostre anime di notte, NNE
  4. Elizabeth Strout, Tutto è possibile, Einaudi
  5. Donatella Di Pietrantonio, L’arminuta, Einaudi

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Se avete amato la serie tv The Shield questo libro fa per voi. Siamo a Manatthan e per le strade della città a fare “giustizia” c’è Denny Malone, un poliziotto corrotto e pericoloso, che insieme a suoi fratelli sbirri detterà legge, alleanze e tradimenti. Fra le oltre 500 pagine sarà difficile capire chi è il più cattivo, il più spietato, il più marcio. Malavita, polizia, politica hanno un solo comune denominatore: la ricerca del potere senza esclusione di colpi. Corruzione è un noir mozzafiato, dove il bene non ha spazio e se mai è esistito, oggi è sepolto sotto chili di cocaina e litri di sangue. “I preti della sua infanzia gli dicevano che ci sono peccati di azione e di omissione, che non solo le cose che fai, ma anche quelle che non fai, possono perdere la tua anima. Che a volte non è la menzogna detta, ma la verità non detta, che apre la porta al tradimento”. Un tradimento, in primis, con te stesso: il peggiore che ci sia. Daniela Federico


1. Lorenzo Viani, Le chiavi nel pozzo, Clichy
2. Chiara Marchelli, Le notti blu, Giulio Perrone editore
3. Tito Pioli, Ho sposato mia nonna, Del Vecchio editore
4. Alessandro Zaccuri, Come non letto, Ponte alle Grazie
5. Beppe Viola, Sportivo sarà lei, Quodlibet

imageItemSono pagine dedicate alla follia, o a quella che per molti era la follia e invece era solo disperazione e povertà. Le chiavi nel pozzo è il titolo di un libro edito per la prima volta nel 1935 che Lorenzo Viani, forse una delle personalità più complesse e complicanti del primo Novecento, dedica al manicomio. La struttura è aspra, le parole sono scabre, la tenerezza diventa un gioco di rimando, il linguaggio qualcosa da forgiare. Lo sguardo di Lorenzo Viani, famoso per essere l’unico vero pittore espressionista in Italia, si ferma sui pazienti dell’ospedale psichiatrico di Magliano, lo stesso luogo che poi descriverà Mario Tobino nel suo Le donne libere di Magliano. Le situazioni sono crude, le situazioni sono irriverenti, a volte ironiche ma sempre sospese nell’aria sono cariche di quel linguaggio dialettale che Viani aveva sempre usato (tanto da essere un esempio di “espressionismo dialettale”). “La grammatica è un ring”, diceva lo scrittore Robert Arlt: Lorenzo Viani è un peso massimo della narrativa italiana. Simone Innocenti


1. Thomas Ligotti, Nottuario, Il Saggiatore
2. H.P. Lovecraft, Oniricon. Sogni, incubi e fantasticherie, Bietti
3. Kate Tempest, Let Them Eat Chaos – Che mangino caos, Edizioni E/O
4. E.A. Poe, Lettere, Il Saggiatore
5. Vanni Santoni, L’impero del sogno, Mondadori

ligottiNottuario è un’atipica e inquietante raccolta di racconti attraverso cui il re dell’horror filosofico, servendosi dell’egida astratta di un’Oscurità della qualità di morbo metafisico (astratto, silenzioso e perturbante), scrive una sorta di diario tenebroso – diviso in parti – utilizzando la novella. Con una lingua che non cessa mai di spaventare (giacché accurata, elegante e visionaria), Ligotti costringe il lettore a cedere ai suoi mondi orrifici. Autunni eterni, giochi malefici che si realizzano in occasione di Halloween, città ove un predicatore ha infettato del suo dio scuro la gente e il figlio, e poi sogni infestanti che sono della fatta di incubi. Un libro di culto, insomma. Orazio Labbate

 


  1. Smith Henderson, Redenzione, Einaudi
  2. Don Winslow, Corruzione, Einaudi
  3. Michael Chabon, Sognando la luna, Rizzoli
  4. David Means, Hystopia, minimum fax
  5. Andrew O’Hagan, La vita segreta, Adelphi

redenzioneIl protagonista di Redenzione si chiama Pete Snow, assistente sociale che ha alle spalle una serie di fallimenti che lo rendono perfetto per il ruolo di “salvatore” dei ragazzi che gli vengono affidati. Sembra quasi non avere nulla da perdere quando decide di affrontare le situazioni più estreme sempre con il piglio dell’antieroe pronto a tutto per restituire un po’ di umanità a chi ha genitori che l’umanità l’hanno gettata nel bidone dell’organico e poi gli hanno dato fuoco. E proprio da quelle ceneri Pete cerca di mettere insieme i cocci di situazioni estreme e, in maniera laterale, sistemare la sua vita. Aiutare gli altri per aiutare se stesso. Con questo pensiero quasi biblico si ritrova per le valli desolate del Montana ad aiutare famiglie abbandonate, bambini disperati come Benjamin che spunta dal nulla con le scarpe di qualche numero più grosse, abbigliamento militare e lo sguardo di chi ha vissuto i suoi undici anni di vita come se fossero una vita intera convivendo con il dolore di una vita strappata dalla normalità e masticata dal fanatismo del padre. Un uomo convinto che l’Apocalisse sia alle porte. Un libro denso di immagini, in cui le descrizioni ci fanno immergere, insieme a Pete, nel pantano del fanatismo e una volta dentro sarà difficile uscirne puliti. Un viaggio allucinato nella psiche di una parte di America che sembra vivere in un’altra epoca, in un altro pianeta. Eppure esistono. Incubi reali dai quali non si può scappare svegliandosi. Meglio affrontarli, anche se questo significa che si può perdere tutto ciò di cui siamo convinti e forse riuscire a sentirci liberi da colpe e motivi d’infelicità. Oppure tutto il contrario. Claudio Marinaccio


1. Mohsin Hamid, Exit West, Einaudi
2. Sarah Manguso, Andanza, NNE
3. Adolfo Bioy Casares, L’invenzione di Morel, Sur
4. Chris Kraus, I Love Dick, Neri Pozza
5. Alexandra Kleeman, Il corpo che vuoi, Black Coffee

978880623388MEDC’è una cosa che ha saputo fare Mohsin Hamid più di altri: ricordarci che le persone e le città hanno corpi, estensioni e geografie materiali, al di là delle immagini che arrivano via satellite; che nei paesi su cui incombe la guerra, come un bagliore sempre più prossimo, la vita procede, le persone si incontrano e si innamorano: non dovrebbe servire – e invece serve – uno sforzo per ricordare che, prima di essere migranti, si è persone e che lo si è sempre, corpi desideranti e identità resilienti. Questa è la storia di Nadia e Saeed: è una fiaba di luce e connessioni, è un’utopia che trasforma le frontiere in portali che traggono in salvo, una correzione narrativa ai discorsi che circondano le migrazioni e la disumanizzazione della condizione dei rifugiati. Non voglio dire che Exit West sia un libro necessario, perché la letteratura non deve servire a questa o a quest’altra cosa: è, piuttosto, un libro che riesce a immaginare una possibilità di futuro, per dire meglio il presente. Sara Marzullo


1. Hanya Yanagihara, Una vita come le altre, Sellerio
2. Matteo Righetto, L’anima della frontiera, Mondadori
3. Ian McEwan, Nel guscio, Einaudi
4. Colson Whitehead, La ferrovia sotterranea, Big Sur
5. Don Winslow, Corruzione, Einaudi

6665-3Va beh, è uscito alla fine del 2016, ma il fiume impetuoso di Hanya Yanagihara è entrato nel nostro mondo, di fatto, nel 2017. Ed è ancora lì, in quel mondo dico, e ci resterà a lungo. La storia di Jude, della sua incredibile vicenda umana, dei suoi amici, del suo amore, della tenebra e della violenza che si sono impossessate di un animo bello e coraggioso, rendendolo dannatamente vulnerabile. Una narrazione luminosa, torrenziale, potente, rabbiosa, dolce e feroce. Tutto questo è Una vita come le altre. La storia del filo sottile che riesce a legare per sempre il destino degli uomini, come un’arma brutale pronta ad esplodere, che, in realtà, rende questo filo teso all’infinito, e inesorabilmente indistruttibile. Può chiamarsi amicizia, rispetto, passione, condivisione. Ma anche paura, tradimento, egoismo, violenza e autodistruzione. Jude, Willem, JB, Malcolm, Andy, Harold, Julia, io sono perdutamente innamorato della vostra vita e delle vostre storie. Roberto Mete


1. Fritz Leiber, La cosa marrone chiaro e altre storie dell’orrore, Cliquot
2. Mathias Enard, L’alcol e la nostalgia, e/o
3. Davide Orecchio, Mio padre la rivoluzione, minimum fax
4. Antoine Volodine, Gli animali che amiamo, 66thand2nd
5. Roberto Calasso, L’innominabile attuale, Adelphi

0001La cosa marrone chiaro e altre storie dell’orrore è una splendida antologia nella quale trovano spazio alcuni racconti di Fritz Leiber, autore che nel corso del Novecento ha esplorato mirabilmente i generi del fantastico, dell’horror e della fantascienza. Racconti ancora inediti in Italia pubblicati in alcune riviste di culto come “Weired Tales” e “Fantasy & Science Fiction” accanto a nomi quali H.P. Lovecraft e Stephen King. Otto storie che ripercorrono la carriera letteraria ed emotiva di Leiber: dalla fascinazione per gli incubi prodotti dall’era atomica, con racconti permeati, a leggerli oggi, di nostalgia retrofuturista (Il signor Bauer e gli atomi sembra essere stato scritto per un episodio di Twilight Zone), all’immersione nei deliri psicologici innescati dal caos urbano (su tutti il racconto che dà il nome alla raccolta e che sarebbe diventato, in una riedizione estesa, il suo lavoro di maggior successo: Nostra signora delle tenebre). Angelo Murtas


  1. Michele Mari, Leggenda privata, Einaudi
  2. Vanni Santoni, L’impero del sogno, Mondadori
  3. Colson Whitehead, La ferrovia sotterranea, Big Sur
  4. Omar Di Monopoli, Nella perfida terra di Dio, Adelphi
  5. Cristiano Cavina, Fratelli nella notte, Marcos y Marcos

leggenda_privata-copertinaAttraverso la memoria e il ritratto familiare prende vita un testo denso e multiforme, dove il dettaglio scabroso è motore essenziale. Il risvolto privato prende dunque a più riprese pieghe orrorifiche, andando a comporre un racconto, anche in questo caso, per oggetti, per feticci, veri fili conduttori della narrazione: gli zoccoli della prima fanciulla desiderata e dal nome sconosciuto, il gelato-Mottarello da lei servito all’autore-ragazzino; i fumetti, gli albi di Topolino proibiti dal babbo e accettati dalla mamma; gli Urania del nonno, come qualcuno ricorderà. E poi, i giochi: soldatini, biglie, disegni e biciclette; ma soprattutto la letteratura: oggetto di studio, di lavoro e ricerca, di chiodi fissi, di evasione e divertimento. In Leggenda privata Michele Mari mette di nuovo in risalto gli aspetti ludici del mestiere di scrivere, valorizzandoli grazie a una prosa pressoché perfetta, che sposa il colto col popolare, il moderno con l’arcaico, arricchita da rimandi intertestuali che incarnano il passaggio di palla tra chi scrive e chi legge; una scrittura che sa essere sia fuori sia dentro al tempo, la migliore possibile nella noiosa contemporaneità. Marco Renzi


  1. Michele Mari, Leggenda privata, Einaudi
  2. Fernando Aramburu, Patria, Guanda
  3. Sarah Perry, Il serpente dell’Essex, Neri Pozza
  4. Alberto Rollo, Un’educazione milanese, Manni
  5. Michael Chabon, Sognando la luna, Rizzoli

leggenda_privata-copertinaNacqui d’inverno, otto mesi dopo l’increscioso viluppo primaverile“, racconta Mari nella sua atipica autobiografia. “Mi pensavo doppio“: dà conto esplicitamente della sua ambivalenza, lo scrittore milanese. Gli episodi riemergono mesmericamente – alcuni persecutori, altri comici, altri altro ancora – dentro la cornice gotica allucinatoria del presente. Siamo tutti doppi, sballottati tra un padre e una madre; Michele di più. Famiglia artistica, genio e talento a fiumi, mai niente è tranquillizzante: i genitori sono designer e pittori affermati, il loro amore è nato a Brera. La madre lo incastra dentro un ricatto implicito: “non sarai intelligente se non sei triste“; il padre – di origini pugliesi – lo incalza con le ossessioni meridionali che il figlio non sia abbastanza maschio o abbastanza sveglio, inanellando per lui una teoria di epiteti: “fighetta, piangina, pastina, fessacchiotto, pirlozzo, pischianello, grulloide“, e più di tutti il terribile “culattina“. La leggenda privata di Mari è lingua ricercata e preziosissima e incastri travolgenti. Gianluca Veltri

 

 

 

 

 

 

 

 

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