Oltre la barriera

Le mappe nel fantasy

Crea un mondo, poi disegnane la mappa. Ovvero come parlare di chi siamo e dove stiamo andando utilizzando il linguaggio del genere fantastico più snobbato di tutti i tempi.
Oltre la barriera
Le mappe nel fantasy

Tra tutti i generi che la cultura pop ha elevato a istituzione nell’ultimo ventennio (dallo spaghetti-western al cinema di kung-fu, dal burlesque alla bossa nova, dalla disco music al porno vintage) non ce n’è forse uno che abbia confini sfumati come il fantasy. Dici “fantasy” e ti vengono in mente elfi, gnomi, magie bianche e nere; poi arriva una serie televisiva come Game Of Thrones, dove il fantastico è relegato a qualche uovo di drago, e le tue certezze cominciano a vacillare.
Inutile è anche cercare discrimini nella presenza di geografie immaginarie (a meno che non si voglia tornare indietro fino all’Odissea) o nell’elaborazione di un passato alternativo (a respingere l’ipotesi sono in questo caso i sottogeneri: esplorate Wikipedia alle voci new
wired, elfpunk, urban fantasy ecc.). A complicare la questione, poi, c’è il fatto che il genere in oggetto è nel panorama contemporaneo tutt’altro che marginale, con il boom che ha seguito la pubblicazione dei primi Harry Potter a metà degli anni Novanta, passando per la
trasposizione cinematografica del Signore degli anelli e delle Cronache di Narnia, fino ad arrivare, appunto, alla continua rielaborazione dei linguaggi di cui una serie televisiva come Game Of Thrones è certamente l’esempio più noto, ma non l’unico.

Per questo motivo non è affatto semplice capire i motivi di tanta vitalità oggi di un genere che negli anni è stato tacciato, peraltro quasi sempre con una buona dose di superficialità, di svariate nefandezze: dal presunto fascismo di Tolkien all’attitudine nerd di giochi e videogiochi di ruolo, dall’evasione pura e semplice all’epica neoromantica e adolescenziale (complice in questo caso il maghetto della Rowling, ma anche grandi apripista degli anni Ottanta come Legend e La storia infinita). Tuttavia esiste un aspetto intimamente legato al fantasy che, se non basta a spiegarne la fortuna, può fornire comunque qualche spunto di riflessione. Se c’è una caratteristica che lega tutti i prodotti culturali ascrivibili al genere fantasy è questa: non tanto la semplice creazione di mondi possibili (che è vecchia quanto l’uomo), quanto la loro definizione in base a un insieme di norme interne, spesso esplicite e comunque sufficientemente rigorose da sembrare verosimili. Insomma, non si tratta soltanto di immaginare un mondo ma anche di scriverne le regole, la storia e ovviamente la geografia.

Mappa_Terra_di_Mezzo_Amon_Din

L’esempio migliore che si può portare a sostegno di questa tesi sono probabilmente le mappe. La storia delle mappe fantasy meriterebbe un libro intero per essere affrontata.
Com’è noto Tolkien preparò molte mappe della Terra di Mezzo, e altre ne descrisse con tanta precisione che furono realizzate dopo la sua morte dal figlio Christopher.
C’è una mappa di Narnia e una mappa del castello di Hogwarts in Harry Potter. Poi c’è l’universo sterminato delle mappe dei giochi di ruolo (dalla Blackmoor in Dungeons & Dragon alla Glorantha in RuneQuest, solo per fermarsi ai must degli anni Settanta e Ottanta) e dei videogiochi (da Final Fantasy alla mappa di Skyrim nel recente quinto capitolo della saga di Elder Scrolls). Ed è proprio alla stupenda mappa di Westeros che ne costituisce i titoli di testa, mutuata dalle Cronache del ghiaccio e del fuoco di George R. R. Martin di cui è fedele trasposizione sul piccolo schermo, che Game Of Thrones deve una buona fetta del suo straordinario successo mediatico, che le ha fruttato tra gli altri anche il più ambito tra i premi riservati alla popular culture: l’omaggio di Matt Groening nella sigla di una puntata dei Simpson’s.

Mappe e mondi sono dunque interdipendenti, perché se è vero che i secondi giustificano la prima è anche vero che è la prima a dare evidenza empirica ai secondi, che altrimenti resterebbero chiusi nel regno della fantasia più incorporea. Ma cosa significa disegnare una mappa? Significa innanzitutto decidere cosa sta dentro e cosa sta fuori dal mondo che abbiamo immaginato, e dunque tracciare dei confini. La nozione di confine, naturalmente, è problematica nella sua ambivalenza: i confini possono separare, ma possono anche alludere implicitamente al loro superamento. Così ad esempio la mappa della Terra di Mezzo è per esplicita dichiarazione di Tolkien soltanto una parte, limitata, di un universo più grande sul quale i romanzi del professore di Oxford tacciono; e così la Barriera, l’enorme muraglia di ghiaccio che separa i Sette Regni dal mondo degli Estranei nella saga di Martin, rimanda continuamente a un ignoto carico di minacce ma anche di tentazioni (chi segue la serie si ricorderà del rapporto che lega Jon Snow a Ygritte nel finale della seconda stagione).

game-of-thrones-poster-mondo-north-of-the-wall

Una stupenda rappresentazione di questa polarità è stata fornita da uno dei più dimenticati capolavori che hanno fissato i canoni del fantasy moderno, la trilogia di Gormenghast scritta da Mervyn Peake tra il 1946 e il 1959 e tradotta in italiano da Adelphi. Centro dei romanzi è appunto Gormenghast, castello la cui costruzione è avvenuta per strati successivi fino a realizzare una geografia dell’impossibile in cui stanze fatiscenti e corridoi decrepiti si ammassano l’uno sull’altro in un metafisico inno all’assurdo, come in un dipinto di Escher o nei meandri di un inconscio collettivo paralizzato dalla nevrosi. Non esiste una mappa di Gormenghast perché Gormenghast è, per definizione, ciò che non può essere rappresentato, ma appunto la nevrosi messa in scena sta nella chiusura ermetica del castello su se stesso, in uno spazio che si allarga fino a coprire tutto il mondo: “non c’è un altrove oltre Gormenghast”, viene ripetuto ossessivamente. Se la fuga finale del giovane erede Tito dal castello conduce a un altrove non meno corrotto e decadente, tuttavia dimostra
che un altrove esiste: per questo la trilogia è innanzitutto un bildungsroman, e il superamento dei confini è anche, e in primo luogo, una questione di identità, di definizione e ricerca di se stessi.

Si deve forse proprio a questo snodo cruciale il successo che le mappe stanno riscuotendo
in questi anni anche in ambiti che travalicano ampiamente il recinto del fantasy: se avete tempo da investire fate un giro sul blog di Frank Jacobs (bigthink.com/blogs/strange-maps), date un’occhiata un’occhiata alle infografiche che Amanda Cox realizza per il “New York Times” oppure sfogliate libri come Cartography Of Time o Radical Cartography. Sarà perché contenuta nella mappa si trova la promessa di controllo in un mondo la cui complessità è sempre crescente, oppure perché la mappa rappresenta il ricordo di un passato in cui era necessario conoscere il territorio per orientarsi, un passato definitivamente spazzato via dalla diffusione massiva del GPS. Più di tutto sarà forse perché racchiudere il proprio universo all’interno dei confini di una carta geografica, normarlo e nominarlo, contribuisce a stabilizzare un’identità, e allo stesso tempo permette di evidenziarne i confini che sono appunto i limiti, le porte aperte verso un ignoto ancora da esplorare (hic sunt leones, dicevano i latini: e non è poco in un panorama culturale che vive della combinatoria incessante degli stili e delle forme passate perché intimamente convinto di aver esaurito tutte le possibilità di innovazione).

Sia quel che sia, l’interesse contemporaneo per la cartografia possibile e impossibile può forse spiegare, almeno in parte, il revival di un genere tradizionalmente marginalizzato dall’industria culturale come il fantasy, e magari anche far cadere quelle semplificazioni che hanno relegato per anni i mondi del fantastico nel ghetto della fiction di consumo, rivolta a nerd mai cresciuti o poco più.

Commenti

Altri contenuti Letture
bunker

Edward Bunker

Ritratto di un maestro del genere noir e crime

All’inizio del film Le iene di Quentin Tarantino, quando tutti i personaggi sono seduti intorno a un...
foto_yasmin

Intervista a Yasmin Incretolli

In libreria con "Mescolo tutto"

Un nuovo esordio per la casa editrice Tunuè: "ho provato a ribaltare il romanzo adolescenziale"
kerry

Intervista a Kerry Hudson

La scrittura come esperienza catartica

La scrittrice scozzese ci parla di "Tutti gli uomini di mia madre", appena tradotto per minimum fax
hasbun

Rodrigo Hasbún

Intervista allo scrittore boliviano, autore di "Andarsene"

Un romanzo breve intenso e affascinante, capace di combinare con grazia storia del Novecento e biografie individuali
ward

Colazione con Robert Ward

Viaggio con l'autore di "Io sono Red Baker"

Lo scrittore americano in Italia per presentare il suo nuovo romanzo “Hollywood Requiem"
viola

Intervista a Viola Di Grado

Incontro con Viola Di Grado a proposito di "Bambini di ferro", il suo nuovo romanzo

Dopo il successo di Settanta acrilico trenta lana la giovane autrice torna alla scrittura con un libro...
Processed with VSCO with c3 preset

Intervista a Mauro Tetti

L'autore di "A pietre rovesciate"

Un incontro con Mauro Tetti per raccontare il suo romanzo d’esordio "A pietre rovesciate", pubblicato nella collana...
gato-cortzar

Sulle tracce di Charlie Parker

Cortázar e L'inseguitore

Una nuova traduzione del racconto classico del grande scrittore argentino, l'indagine impossibile sull'inventore del bebop
classics

100 classici

Sul Mucchio di Marzo

Questa volta abbiamo deciso di fare un gioco: buttare giù una lista con i nostri 100 classici...
socrates_gazetas

Raccontare Sócrates

In ricordo del "Dottore"

Intervista con Lorenzo Iervolino, autore di Un giorno triste così felice (66thand2nd), dedicato al grande calciatore brasiliano,...
bianciardi

Perché Bianciardi

Ricordando Luciano Bianciardi, nell'anniversario della sua nascita

Il 14 dicembre 1922 nasceva Luciano Bianciardi: lo ricordiamo con due pezzi di Liborio Conca e Marco...
cover-320x453

Non esistono uomini e donne

Un estratto di New Gen(d)eration di Chiara Lalli

L'"ideologia del gender” è un fantasma scambiato per un mostro pericoloso e nasce da una confusione di...
funetta

Luciano Funetta

Le ossessioni e il romanzo

Un dialogo con Luciano Funetta sul suo romanzo d'esordio, "Dalle rovine", pubblicato da Tunué