Richard Matheson

1926- 2013

Un viaggio nella creatività di un autore da noi molto amato che ha fatto della narrazione in breve una zona incredibilmente avventurosa e quasi inedita, prima di lui.
Richard Matheson
1926- 2013

Affinità e divergenze

È il 1962. Richard Matheson incontra Alfred Hitchcock per definire le basi del lavoro che avrebbe portato alla sceneggiatura del film Gli Uccelli. Un anno dopo, il trentacinquesimo presidente degli Stati Uniti, John Fitzgerald Kennedy, sarebbe stato assassinato a Dallas; un evento che segnerà profondamente Matheson, come tutti gli americani della sua generazione; lo vedremo più avanti, pare che l’ispirazione per Duel gli verrà proprio in quel giorno del novembre ’63. Il meeting con Hitchcock si fa senza agenti e intermediari. Ma il rapporto tra i due non decolla. Riportano le cronache che il maestro troncò con un secco
“no, no, no!” lo schema proposto dallo scrittore americano, più giovane di lui di una trentina d’anni. Il problema era che secondo Matheson tutti quegli uccelli previsti da Hitchcock “non dovevano comparire così spesso” sul video. Tanto bastò per far girare i tacchi al buon Alfred, evidentemente non disposto a rinunciare all’assortimento di volatili che aveva in testa. Doveva andare così: del resto il risultato fu una pellicola considerata in seguito un classico del brivido, e quanto alla collaborazione tra i due si sarebbe limitata, più avanti, ad
alcuni episodi della serie di telefilm curata dal regista inglese.

Senza voler distribuire patenti di modernità, l’idea di lavorare per sottrazione – di lasciare
che sia l’immaginazione, il non detto (o il non visto, in questo caso) a impadronirsi del lettore/spettatore – è di sicuro più sofisticata; più avanzata. E si dà il caso che Matheson, al suo meglio, è uno scrittore decisamente sofisticato, senza che questo significhi soluzioni frutto di un’audacia fine a se stessa, tendente al manierismo, buona per qualche brillante insegnante di scrittura creativa. Nella sua vastissima produzione narrativa non si troveranno guizzi liricheggianti, fughe in avanti verso il postmoderno più sperimentale, a parte qualche rara eccezione. La strada è quella indicata da Edgar Allan Poe. Per rimanere in corsia: nel rombo infernale dell’autotreno guidato in Duel (1971) dal folle Keller all’inseguimento dell’autista Mann è condensato il batticuore assordante tanto caro proprio a Poe.

Questioni di genere

Naturalmente oggi nessuno si sognerebbe di definire Edgar Allan Poe uno scrittore di
genere. Poe è stato un maestro del brivido, un innovatore e un precursore di decine di
scrittori gotico-horror. Ma pochi librai lasciano l’opera di Poe negli scaffali del giallo
o del noir. E proprio contro le etichette e le classificazioni si è spesso battuto Matheson.
In un’intervista di pochi anni fa a Radiodue spiegava: “Sono convinto che uno scrittore che ragiona per generi sia fuori strada. Ho scelto appositamente di scrivere romanzi che contenessero elementi noir ed elementi horror e proprio in quel discorso indicai che è talmente facile saltare da un genere all’altro che si può ambientare una storia d’amore su Marte come se si trattasse di un romanzo di fantascienza e che si può viceversa ambientare
quella stessa storia d’amore nel buon vecchio West ed ecco che si è scritto un western
oppure si può dislocarla in Transilvania ed ecco che si è scritto un romanzo dell’orrore!”.

Per rafforzare il concetto basta andare agli inizi della sua scrittura. Nato nel 1926, cresciuto a Brooklyn, Matheson esordisce nel 1950 su “The Magazine Of Fantasy And Science Fiction” con Nato d’uomo e di donna, il racconto che apre i quattro volumi in cui Fanucci ha raccolto la collezione completa delle sue short stories, libri che racchiudono autentici capolavori mozzafiato e rari episodi minori. La vicenda di Nato d’uomo e di donna, sinistra sin dal titolo, è narrata in prima persona da un ragazzino, in un linguaggio semplice e immediato. Poche righe e già nel primo paragrafo scopriamo che è tenuto legato a una catena, in uno scantinato, dai propri genitori. Il ragazzino ha qualcosa che non va, evidentemente.
È una creatura mostruosa, ma non fluttua nelle galassie o abita castelli stregati: è calata in un appartamento qualunque degli Stati Uniti di inizio anni Cinquanta, il paese uscito vincitore dall’ultima guerra.
E Nato d’uomo e di donna si può definire un racconto horror solo accettando l’assunto per cui anche La metamorfosi di Franz Kafka lo sia – così come Il cavaliere dimezzato di Italo Calvino sarebbe una parodia del genere fantasy, eccetera.

Matheson ha costellato la sua produzione di storie costruite su incubi urbani, scenari
in cui il fantastico fa la sua comparsa su distese metropolitane. In Tre millimetri al giorno, romanzo del ’56, l’ispirazione è ancora kafkiana: un uomo diventa sempre più piccolo, inesorabilmente. Incubo a seimila metri (1962) è una storia dominata da un’allucinazione (è un’allucinazione?) che un uomo ha a bordo del suo volo per Los Angeles; sull’ala dell’aereo una creatura maligna e dispettosa, forse un gremlin, lo tormenta continuamente.

L’incubo, la dimensione onirica, è alla base di un altro racconto giovanile di Matheson, Sogni a occhi aperti. Stavolta lo scenario corrisponde al classico della fantascienza, con la minaccia aliena da fronteggiare, ma il ribaltamento del piano è dietro l’angolo. Un metodo, quello dell’inversione della chiave di lettura, caro a un altro grande della letteratura americana di quegli anni e affine a Matheson, Philip K. Dick, anche se nel caso dell’autore di Ubik la paranoia e la complessità costituiscono una parte integrante della sua vita, destinate a irrompere con più forza nella scrittura. C’è dell’altro, però, a legare Dick e Matheson, ed è l’ossessione per la corruzione temporale, la confusione tra passato e futuro: Appuntamento nel tempo (al cinema diventerà Somewhere In Time, nel 1980, con Christopher Reeve) è uno dei romanzi a cui Matheson è più legato, la storia malinconica di un uomo alla ricerca del suo amore indietro nel tempo.

Apocalissi e balena bianca

Fine della civiltà, le possibilità del nulla apocalittico, gli attacchi atomici, la minaccia
costituita dall’invasione. A partire dagli anni Cinquanta, negli Stati Uniti i motivi della letteratura fantascientifica – che sia più o meno ortodossa – si condensano nella paura di conflitti potenzialmente più distruttivi di quelli appena terminati, o di visite non sempre di cortesia in arrivo da altri mondi.

Io sono leggenda, romanzo del 1954, è il titolo più famoso di Matheson, adattato al cinema tre volte e ispiratore di svariate variazioni sul tema, ad esempio 28 giorni dopo di Danny Boyle. È uno dei migliori romanzi a sfondo apocalittico. Chi ha voglia di immergersi in storie che pongono – su uno scenario di solitudine – uomini abbandonati nella vastità sterminata
di città svuotate potrà accostarlo a La strada di Cormac McCarthy o a Dissipatio H.G. di Guido Morselli (di sicuro il più metafisico dei tre). E come l’uomo che in Dissipatio vaga per le strade deserte di Crisopoli è legato indissolubilmente al suo autore reale, lo stesso accade per il Robert Neville di Io sono leggenda. Quell’uomo sono io, ha spiegato Matheson.

L’autobiografia è decisiva anche in Duel.
Ancora nell’intervista a Radio due Matheson spiega: “Ero in viaggio con un mio amico scrittore. Giocavamo a golf quando giunse la notizia che il presidente Kennedy era stato assassinato. Interrompemmo la partita, sconvolti per quanto accaduto… salimmo in macchina e iniziammo a percorre questa strada tortuosa che passava per un canyon quand’ecco che un enorme camion iniziò a tallonarci, facendosi sempre più minaccioso. Per cui Jerry dovette accelerare e andare sempre più veloce. Insomma, per farla breve finimmo fuori strada e così facemmo testa coda, in una nuvola di polvere, e il camion ci sfrecciò accanto come se niente fosse. Naturalmente noi eravamo sotto shock. La cosa buffa, ancor oggi, è ammettere che, una volta passato lo spavento iniziale, lo scrittore che è in me prese il sopravvento. Fu come se una parte del mio cervello non tenesse conto dello spavento e dicesse: ‘Questa sì che sarebbe una bella storia!’. Così mi sono annotato alcune delle sensazioni provate, sensazioni che avrebbero rappresentato l’idea di base della storia”.

Chi ha visto il film di Steven Spielberg realizzato sul racconto di Matheson conosce la vicenda: un autista sta raggiungendo in automobile un appuntamento di lavoro, a San Francisco, quando si imbatte in un gigantesco autotreno. Subito Mann, l’autista, scopre che il conducente del camion ha un comportamento apparentemente illogico. Oppure sì logico, ma nel senso che l’autotreno ha scatenato una folle caccia su strada. E il grande rullo d’asfalto americano scopre così l’inferno, dopo essere stata il mito e l’essenza stessa della beat generation. Mann è diretto a San Francisco, una delle città cara agli occultisti, attraversa un paesaggio desolato, puntellato da cartelli minacciosi e da un paesaggio che
alternando colline e pianure sconfinate ricorda da vicino l’immensità spaventosa di un oceano. L’oceano, su cui prende corpo la sfida fondante della letteratura americana,
quella tra il capitano Achab e Moby Dick, la balena bianca. In Duel è il colossale
autotreno, piovuto dall’inferno e guidato dal pazzo Keller a cacciare la sua preda. La
storia si ribalta, e l’incubo si sposta sulle strade, simbolo stesso del sogno americano
e della libertà di muoversi.

Oltre i confini

Richard Matheson è morto all’età di 87 anni. Ha scritto decine tra racconti, romanzi, sceneggiature per il cinema, per la televisione. Ha intrecciato generi e linguaggi diversi. Ha attraversato i suoi passaggi a vuoto, e nella sua produzione più recente la grande ispirazione che ha pervaso i suoi migliori lavori e i suoi anni più ispirati sembra via via più diluita.
A proposito di JK Rowling ha detto che quando una donna arriva a guadagnare più della regina Elisabetta non resta che dire “wow”. Stephen King lo ha sempre considerato un maestro e fonte d’ispirazione. È amato dai fan della fantascienza più pura, ma come abbiamo visto non si può tenere dentro un recinto, come accade per gli autori più grandi. Ha confidato più di una volta che la sua speranza più grande era di essere letto anche in futuro, e di aver fatto “qualcosa di più che terrorizzare un paio di generazioni”.

Pubblicato sul Mucchio 705

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