Sempre Visite, Ieri e Oggi

Picnic sul ciglio della strada

Picnic sul ciglio della strada
sempre visite, ieri e oggi

Subito, nel primo paragrafo di Annientamento, il romanzo di Jeff VanderMeer, la biologa/narratrice racconta: «Dietro le pianure salmastre e i canali naturali c’è l’oceano e, un po’ più in là sulla costa, un faro abbandonato. Tutta questa zona del paese è disabitata da decenni, per motivi non facili da raccontare» (corsivo mio). C’è dunque questa vasta superficie di terra, nota come Area X, in cui si verificano strani avvenimenti, e c’è un’agenzia governativa che organizza spedizioni – con tanto di addestramento – per cercare di capire di che accidenti si tratta. La spedizione che viene raccontata in Annientamento è la dodicesima: quattro donne e il loro tentativo di mappare la zona. Essendo scienziate, ed essendo la voce narrante affidata a una di loro, il racconto di quello che incontrano è circostanziato, puntuale, a volte persino asettico, che siano visioni di morte o di luminosità insopportabile.

Quarantadue anni prima di Annientamento, nell’Urss di Leonid Breznev compariva per la prima volta Picnic sul ciglio della strada, il romanzo dei fratelli Arkadi e Boris Strugatzki ripubblicato da poco in Italia da Marcos y Marcos. Anche qui c’è un ambiente modificato: per la precisione, sul pianeta terra ci sono sei ambienti che hanno subito trasformazioni, noti come “Zone”. Qui si concentrano oggetti misteriosi e dalla forza inconcepibile; qui la natura viene stravolta. Chi vi s’avventura deve combattere nemici invisibili, e molto spesso va incontro a morte sicura. Eppure c’è qualcuno che continua imperterrito a varcare i confini che separano la terra incontaminata dalle Zone: sono i Cacciatori, meglio noti come Stalker, contrabbandieri di quegli oggetti misteriosi che fanno gola a quanti vogliono carpirne segreti e soprattutto poteri.

Stalker s’intitola il film che dal libro trasse Andreij Tarkovskij, presentato al festival di Cannes nel 1980. Alla sceneggiatura parteciparono anche i due fratelli Strugatzki. È uno dei film preferiti di Geoff Dyer, secondo cui è uno dei grandi monumenti cinematografici del ‘900 e al tempo stesso una grande storia, “umana e avvincente”.

Arkadi e Boris Strugatzki hanno firmato insieme romanzi e sceneggiature per il cinema e il teatro; Arkadi, il più grande, morto nel 1991, quando l’Urss crollava definitivamente, era un esperto di cultura giapponese; Boris, morto nel 2012, era un programmatore di computer, ricercatore in un Istituto astronomico vicino Leningrado/San Pietroburgo. In una prima fase lavoravano individualmente, studiando ipotesi di trama e possibili sviluppi; quindi, s’incontravano a casa dell’uno o dell’altro, avviando la stesura comune. Malgrado i loro scritti siano stati letti come una critica al potere prima sovietico e poi putiniano, alla morte di Boris persino zar Vlad e il primo ministro Dimitri Medvedev – quest’ultimo con un tweet! – si sentirono in obbligo di ricordare il contributo dei Strugatzki alla cultura russa.

Picnic è strutturato in diverse sezioni, ognuna affidata a un personaggio differente in un certo anno. Lo sguardo dei fratelli Strugatzki segue in particolare Red Schouart, giovane Stalker. Ma la primissima parte del libro è la trascrizione di un’intervista radiofonica al fisico Valentin Peelman, immaginario premio Nobel. Peelman racconta cosa è accaduto alle sei zone: «Immaginate di far ruotare una grande sfera, e di cominciare a far fuoco contro di essa con una pistola. I fori prodotti sulla sfera si troveranno disposti lungo una curva regolare… tutte e sei le Zone della Visita sono disposte sulla superficie del nostro pianeta come se qualcuno avesse sparato sulla Terra sei colpi di pistola da un qualche punto sulla traiettoria Terra-Deneb». Deneb, aggiunge subito dopo il luminare, «è l’alfa della costellazione del Cigno».

Dunque, una forza aliena ha “visitato” la Terra, un’apparizione così rapida quanto incomprensibile, tanto che sull’evento fioccano teorie: questi alieni hanno forse lanciato questi oggetti affinché gli uomini possano raccoglierli, studiarli e progredire tecnicamente? Oppure la “Visita” non è ancora finita, e queste creature extraterrestri se ne stanno acquattate nelle Zone studiando gli esseri umani? Come la Southern Reach in Annientamento, anche qui esiste un organismo che si occupa della faccenda, l’Istituto delle civiltà extraterrestri, un nome che riecheggia certe rimpiante strutture sovietiche – sebbene si trovi in una località immaginaria del Nordamerica. Ma al contrario del romanzo di VanderMeer, dove la narrazione è regolare, con una suspense rilasciata con controllo tale da far pensare che lo stesso libro provenga da una forza sovrannaturale, Picnic è un racconto… umano, proprio come  Dyer definisce il film di Tarkovskij; per così dire, addirittura umanissimo. C’è umanità nei contrabbandieri che comprano gli oggetti delle Zone; la intravedi in quel tipo di configurazione dei rapporti – di derivazione chiaramente sovietica – che si manifesta tra poliziotti e stalker e tra gli impiegati dell’Istituto. È umanissimo Red Schouart, tanto coraggioso quanto fuori posto («tu, Roscio, stai male in qualsiasi sistema, stai male in un cattivo sistema, e anche in uno buono stai male lo stesso, per la gente come te non ci sarà mai il regno dei cieli sulla terra») la cui caccia finale, raccontata in un capitolo degno di certi grandi romanzi d’avventura, è scatenata dall’amore per la propria famiglia.

Quando uscì Avatar, due quotidiani moscoviti accusarono James Cameron di aver scopiazzato qua e là le storie e i paesaggi inventati dai fratelli Strugatzki. Ad esempio, in un loro libro descrivono un pianeta chiamato Pandora, abitato dai “Nave” – in Avatar diventano “Na’vi”. Quando chiesero a Boris cosa ne pensava, rispose: a) di non aver visto il film; b) di trovare difficile che Cameron potesse essersi ispirato ai suoi libri; c) che non intendeva rivolgersi a un avvocato. Per un uomo abituato a lavorare con le stelle e i pianeti, quelle polemiche devono essergli sembrate una sciocchezza.

In Picnic, i due autori trovano persino il tempo di descrivere la rivalità tra la vecchia e nuova generazione di Stalker. Sentite: «Il vecchio stalker era un uomo infelice e derelitto, che con ostinazione animalesca strisciava a pancia in giù per la Zona a guadagnarsi millimetro dopo millimetro il suo gruzzoletto. Il nuovo stalker è un figurino in cravatta, un ingegnere, se ne sta seduto da qualche parte a un chilometro dalla Zona, una sigaretta tra i denti, accanto al gomito un bicchiere con un miscuglio corroborante, siede e guarda sugli schermi. Un gentleman stipendiato». Non credo di azzardare troppo se leggo in questo passaggio un raffronto tra la vecchia e nuova generazione di funzionari sovietici. Nel dis-umanizzato (apparentemente?) Annientamento, così come nelle Zone dei fratelli Strugatzki, la fantascienza offre sempre livelli di lettura diversi.

È sempre il fisico Valentin Peelman, nel romanzo, a spiegare la metafora del picnic. «Immagini: un bosco, un paesino, una radura. Dal paesino una macchina va verso la radura. Dalla macchina scendono dei giovani, delle bottiglie, cesti con le provviste, ragazze, radioline, cineprese… si accende il falò, si montano le tende, parte la musica. La mattina dopo se ne vanno. Le bestie, gli uccelli e gli insetti, che per tutta la notte hanno osservato terrorizzati quanto stava avvenendo, sbucano dai loro rifugi. E cosa vedono? Sull’erba c’è del lubrificante versato, benzina… torsi di mele, le carte dei cioccolatini, scatole di conserva… un picnic sul ciglio di una strada cosmica».

Ancora Peelman, fulminante, sull’abisso che separa Noi da Loro: «Sono assolutamente convinto che nella stragrande maggioranza dei casi utilizziamo microscopi per battere chiodi».

 

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