Zambra, Pron e il calderone sudamericano

La ricerca del padre

La rilettura difficile, in differita, di un’infanzia imbevuta di paura e coprifuoco.
patricio_pron

Simmetrie. Due romanzi sudamericani si muovono in territori assai simili: Modi di tornare a casa del poeta e narratore cileno Alejandro Zambra (Mondadori, pp. 156, euro 16,50, trad. Bruno Arpaia) e Lo spirito dei miei padri si innalza nella pioggia del romanziere argentino Patricio Pron (Guanda, pp. 200, euro 16, trad. Roberta Bovaia). “Per quanto vogliamo raccontare storie altrui finiamo sempre per raccontare la nostra”. La ricerca del padre, la rilettura difficile, in differita, di un’infanzia imbevuta di paura e coprifuoco. Levare le croste degli anni. È un anno di cifre tonde, il 2013: ricorrono, per il Cile, 40 anni dal golpe (11 settembre 1973) e 25 anni dal referendum del 1988 che pose fine al regime; per l’Argentina 30 anni dalla fine della junta (dicembre 1983). Zambra e Pron sono esponenti di una generazione letteraria latinoamericana post-dittatoriale, in grado di elaborare gli anni dei rispettivi regimi in modo problematico, magmatico, meta-letterario. Nativi entrambi del 1975, furono concepiti nel cuore nero del terrore, si sono nutriti di questo fin dall’età più tenera. Erano bambini. Assorbirono tutto, adesso l’onda tutto restituisce.

zambraIn Lo spirito dei miei padri si innalza nella pioggia, un giornalista argentino smemorato, dalla Germania in cui vive, viene richiamato nel suo Paese perché il padre sta morendo. È una resa dei conti esistenziale. Tornato a casa, il protagonista ritrova tracce del passato, reinventa suo padre. Scopre, detective dei suoi genitori, un attivismo politico che li aveva portati sul ciglio dell’abisso. Ricorda i divieti continui di quei tempi. Ritrova foto dei genitori con capelli lunghi e chitarre, comprende di essere stato, all’epoca, un premio di consolazione per il fallimento di quelle utopie e al contempo un lasciapassare poliziesco, un elemento tranquillizzante di parvenza borghese che un figlio può donare. Suo padre morente stava indagando sulla morte di un uomo. Perché? Le simmetrie delle indagini si sovrappongono, perché il narratore continua le indagini avviate da suo padre, e contemporaneamente rivive la loro storia rimossa: “mentre io stavo cercando mio padre, mio padre stava rendendo conto delle ricerche di un’altra persona, di una persona che forse aveva conosciuto e che era scomparsa”. L’intreccio porta dentro il ventre tetro della desaparición argentina e al terrore vissuto dal narratore da bambino. Ma tutto è ellittico, mai troppo diretto o apodittico, e anche in questa baluginante ambiguità risiede il fascino del romanzo di Pron.

pronCon Modi di tornare a casa, Alejandro Zambra sposta (di poco) il lettore, in Cile. L’azione si alterna tra il 1985, mentre la dittatura di Pinochet è ancora in corso, e il presente. Racconta di una generazione che è cresciuta nella penombra dei grandiosi naufragi paterni. Racchiusa tra un terremoto e un altro, la narrazione dà conto di un’infatuazione infantile, della difficoltà di diventare adulti quando ci si sente sempre personaggi secondari dentro il romanzo dei padri. Mentre le strade di Santiago sono occupate dai carri armati e l’aria è solcata dai lacrimogeni, si svolge il romanzo di formazione del bambino diventato a fatica grande. “Mentre il paese cadeva a pezzi noi imparavamo a parlare, a camminare, a piegare i tovaglioli a forma di barche, di aerei”. Gli angoli nascosti nei quali sono cresciuti i bambini cileni negli anni 70 li ha portati a conoscere figli di persone assassinate, torturate, scomparse. Figli di carnefici. Si sono interrogati sul ruolo dei loro genitori, come fa anche il protagonista di Una stessa notte dell’argentino Leopoldo Brizuela.

Anche in Zambra, come nel romanzo di Pron, si scoprono a poco a poco brandelli di verità attraverso le vite degli altri, per così dire “di rimbalzo”, su di sé e sui propri genitori, “incantevoli sopravvissuti di un mondo perduto”. Qui gli altri sono rappresentati da Claudia, la ragazzina riemersa dal ricordo di venti anni prima, e dal mistero di un vicino, oppositore del regime di Pinochet, visto come un alieno, una bestia strana. Impossibile da narrare direttamente da parte di chi c’era, la historia oficial dei regimi militari sudamericani trova un modo complesso e interessante nella voce di narratori come Pron e Zambra, che creano un reticolato fitto di rimandi reciproci e suggestioni confinanti.

nella foto: Patricio Pron

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