Bob Dylan

Mezzo secolo di Blowin' In The Wind

Il 27 maggio del 1963 uscì negli Stati Uniti The Freewheelin' Bob Dylan, secondo Lp di un ragazzo che si avviava a diventare il più famoso cantautore della sua epoca. Bob Dylan aveva compiuto ventidue anni tre giorni prima: è nato a Duluth, Minnesota, il 24 maggio del 1941.
Bob Dylan
Il 27 maggio del 1963 uscì negli Stati Uniti The Freewheelin' Bob Dylan, secondo Lp di un ragazzo che si avviava a diventare il più famoso cantautore della sua epoca.

Estratto da “Quante strade. Bob Dylan e il mezzo secolo di Blowin’ in the Wind” di Alberto Crespi (Arcana edizioni) per gentile concessione dell’editore.
© 2013 Lit Edizioni Srl

L’album si apriva con una canzone destinata a diventare ancora più famosa del suo autore: Blowin’ In The Wind. Dylan l’aveva composta un anno prima, e da tempo la eseguiva dal vivo nei club del Greenwich Village che, da quando era arrivato a New York nell’inverno del 1961, erano la sua vera casa. L’America viveva un momento di grandi fermenti. JFK era il presidente, il movimento per i diritti civili chiamava masse di giovani nelle strade e nelle piazze a manifestare contro il razzismo e la guerra nel Vietnam. “Blowin’ In The Wind” non era una vera canzone di protesta: era una poesia lirica dai toni biblici, che poneva domande sul destino dell’uomo e sulle vie che deve percorrere nel suo passaggio su questa terra. Ma proprio perché le domande erano al tempo stesso così generiche e così epocali, “Blowin’ In The Wind” divenne immediatamente l’inno del movimento, al pari di brani già celebri come “We Shall Overcome” o “If I Had A Hammer”.
Nel giro di pochissimi giorni, prima dell’estate del 1963, la canzone fu pubblicata su 45 giri da un trio folk popolarissimo: Peter, Paul And Mary, anch’essi usciti dal Greenwich Village e amici di Dylan già da tempo (avevano il medesimo manager, Albert Grossman). La loro versione vendette 300mila copie in poche settimane e cominciò ad essere trasmessa da tutte le radio del paese. Nel frattempo Joan Baez, la “regina”del folk, la cantava regolarmente dal vivo, spesso invitando l’ancora sconosciuto Bob a esibirsi con lei. Dylan, dal canto suo, eseguì “Blowin’ In The Wind” durante la leggendaria marcia per i diritti civili che si svolse a Washington il 28 agosto. In quell’occasione, Martin Luther King tenne il suo discorso più celebre, quello in cui pronunciò la frase “I have a dream…”. “Blowin’ In The Wind” era ufficialmente la canzone più famosa del mondo.

Tra il 1964 e il 1966, fu incisa o cantata dal vivo da numerosissimi artisti. Alcune di quelle cover – soprattutto quelle di Sam Cooke e di Stevie Wonder – la trasformarono in un testo crossover, a metà tra la ballata folk bianca e lo spiritual nero; e contribuirono a convincere Dylan del potenziale rock delle sue canzoni, spingendolo verso la famosa “svolta elettrica” che avrebbe scandalizzato i puristi al festival di Newport del 1965. Da allora, “Blowin’ In The Wind” ha attraversato la storia di due secoli. Esattamente come il suo autore, del quale Patti Smith ha scritto: “Ha errato di città in città, di mondo in mondo, attraverso due secoli, come
un menestrello benigno, e con i suoi molti compari, un medicine show con personaggi bizzarri e una vibrante miscela di medicina buona, cibo per la mente e intrattenimento per famiglie”. E “Blowin’ In The Wind”, in versione menestrello solitario o medicine show elettrico, è stata eseguita al concerto per il Bangladesh e al Live Aid, ha accompagnato le mutazioni di Dylan e di tutta la musica rock (la versione metallica di Neil Young, durante la prima guerra del Golfo, è stata seminale per tutto il fenomeno grunge), è comparsa in decine di film, da “Forrest Gump” ai “Simpson”, ha fatto innamorare Steve Jobs… di Joan Baez, ma forse anche di Dylan! Ha fatto litigare due Papi e ha spinto per ben due volte Barack Obama alla Casa Bianca. Come ha scritto Alex Ross in “Senti questo”: “In ogni epoca storica ci sono alcuni compositori e musicisti creativi che sembrano custodire i segreti del proprio tempo”. A questa canzone, più che ad ogni altra del Novecento, è toccato questo destino.

 

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