Breeders – Last Splash

Succedeva vent'anni fa

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the-breeders-last-splashQuando a fine agosto del 1993 uscì Last Splash, nessuno si sarebbe mai immaginato che le vendite avrebbero raggiunto il traguardo del platino e che il primo singolo Cannonball sarebbe divenuto una hit in heavy rotation su MTV, trainato dal video firmato da Spike Jonze e Kim Gordon dei Sonic Youth. Nello stesso identico istante Kim Deal – che aveva fondato le Breeders principalmente per utilizzare materiale autografo preso poco in considerazione all’interno della sua band-madre, i Pixies – avrà stappato una bottiglia di spumante, mentre Black Francis/Frank Black avrà affondato il rodimento di culo in ben altre tipologie di drink. Se nei Folletti le dinamiche funzionavano perlopiù in paradossale virtù dei contrasti fra Black e la Deal, quest’ultima trova nel nuovo progetto un’armonia garantita dalla partnership con Tanya Donelly delle Throwing Muses, che dopo l’ottimo esordio Pod del 1990 è però sostituita dalla sorella di Kim, Kelly, mentre al basso rimane Josephine Wiggs e Jim MacPherson subentra a Britt Walford degli Slint alla batteria. È proprio il rapporto fra le due sorelle, talmente somiglianti da renderne quasi difficile il riconoscimento, che lancia le Breeders verso il loro capolavoro, realizzato dopo un tour a supporto dei Nirvana e la rottura ufficiale dei Pixies. Farsi cogliere dalla frenesia del bellissimo tuffo è sin troppo facile. Alle spalle l’esperienza con Steve Albini, si opta per una coproduzione al fianco di Mark Freegard.

La grandezza delle quindici tracce di Last Splash è presto detta: poche altre formazioni sono state in grado di unire così bene punk rock e pop, elettricità e melodia, irregolarità e divertimento. Cannonball si guadagna appunto la luce dei riflettori con giro di basso e feedback vocale semplicemente epocali, ma il resto non è da meno: l’esotismo di No Aloha, le sperimentazioni rumorose di Roi, le rarefazioni di Mad Lucas, il tiro di Divine Hammer, la spensieratezza fischiettabile di Saints e Drivin’ On 9 o il breve, concitato strumentale S.O.S. (ripreso persino dai Prodigy, per un sample nel tormentone Firestarter). Tra questi solchi c’è il prototipo di tanto indie rock al femminile del futuro, ma è più corretto dire che c’è l’espressione di una delle migliori forme di indie rock mai ottenute in senso assoluto. Un indie rock, peraltro, che condensa l’estetica degli anni Novanta ma è immune da date di scadenza.

Insomma, Kim ottiene rilevanti riscontri di pubblico e critica e, se non fosse per certe difficoltà (in primis la sua tendenza all’alcolismo e la tossicodipendenza di Kelley), non avremmo forse dovuto aspettare quasi un decennio per i successivi lavori di studio, Title TK del 2002 e Mountain Battles del 2008, di nuovo affidati alla regia di Albini e votati a sonorità rigorosamente analogiche. Non c’è invece più da aspettare per la ristampa extra-lusso di Last Splash, ideata in occasione del suo ventennale. Disponibile in un’edizione limitata di sette vinili – suddivisi in tre 12” e quattro 10”- e in un equivalente box di tre cd, LSXX si presenta in una splendida veste grafica, rimodellata dal leggendario curatore originario, Vaughan Oliver. Mentre nel booklet si miscelano foto d’epoca e testimonianze della Gordon o J Mascis dei Dinosaur Jr, la sostanza audio sfodera contenuti editi e inediti. Oltre ovviamente alla riproposizione fedele dell’album, nel ricco bottino troviamo quattro ep (Safari, Cannonball, Divine Hammer, Head To Toe), il rarissimo live Stockholm Syndrome del 1994 in versione integrale, una raccolta di session alla BBC e i demo. Ma non si vive di soli ricordi, per fortuna. In concomitanza con la lieta ricorrenza, la line-up di Last Splash tornerà a esibirsi dal vivo, la prima volta da quel lontano ’94, per un tour mondiale che tra maggio e giugno ha toccato festival come il Primavera di Barcellona e l’ATP a Camber Sands. Speriamo che prima o poi salti fuori pure una tappa in Italia, dato che quello che batte in copertina è un po’ il cuore di tutti noi.

Pubblicato sul Mucchio 705

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