Boring Machines

Culti e occulti

I dieci anni della label veneta e l'inizio dei festeggiamenti con il primo appuntamento, a Roma, di Ongapalooza.
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Boring Machines mette temporaneamente in stand by il suo payoff “Quit having fun” e dà inizio ai festeggiamenti per il proprio decennale. L’etichetta con base a Castelfranco Veneto – fondata e gestita da colui che si fa chiamare Onga – in questi due lustri ha pubblicato una buona parte della migliore musica underground italiana – sia essa psichedelica, elettronica, sperimentale, folk, noise o più genericamente disturbata. Molti dei musicisti passati sotto le cure di Boring Machines sono passati, negli anni, anche attraverso la line up di Thalassa, festival dedicato all’Italian occult psychedelia nato a Roma nel 2013. Non è un caso, quindi, che le celebrazioni del decennale comincino proprio in concomitanza con la tre giorni romana, che si terrà – al solito – al Circolo DalVermedal 31 marzo al 2 aprile.

L’edizione, la quarta, di quest’anno avrà un titolo non puramente casuale, “Thalassa presenta: Ongapalooza”, nome che lascia intendere come i festeggiamenti non si esauriranno con l’imminente appuntamento capitolino ma proseguiranno nel corso dell’anno attraverso lo Stivale. Occasione perfetta per recuperare la chiacchierata che avevamo fatto qualche tempo fa con Onga e aggiornarla attraverso gli sviluppi più attuali.

 

Partiamo con le domande semplici. Boring Machines: quando nasce e per rispondere a quali esigenze, come hai scelto il nome, ci sono state delle etichette che ti hanno ispirato e come mai si tratta di un solo project?

Boring Machines è nata nel 2006, per dare un nome a cose che stavo facendo già da un paio di anni e cioè occuparmi di produzione e promozione di dischi di alcuni gruppi che avevo conosciuto negli anni precedenti, tra i quali il giro del Madcap Collective e i Franklin Delano. Il nome deriva da un nebuloso concetto che ruota attorno alla noia, alle macchine e a quelle enormi trivelle che scavano i tunnel sotterranei, chiamate appunto Boring Machines. Tra le etichette che maggiormente mi hanno ispirato, che mi han fatto urlare  “si può fare!” ci sono state sicuramente la Afe Records di Andrea Marutti e Bar La Muerte di Bruno Dorella in Italia, mentre dal punto di vista etico/estetico grande ispirazione per me è stata, ed è ancora, la Constellation Records di Montreal. Più un’infinità di altre situazioni molto belle, che nominare tutte sarebbe impossibile. Boring Machines è un progetto che porto avanti da solo, rispetto ad altre cose che ho fatto in passato, per il semplice motivo che fare le cose da soli ti dà assoluta libertà, sia sulle scelte artistiche che economiche, ed è essenziale per me in questo caso non dover scendere a compromessi, di nessun tipo.

 

BM logo

 

Collegandoci a quello che è il dna della psichedelia occulta: Boring Machines ha delle affinità particolari con qualche musicista/genere/tradizione italiana del 900?

Le radici italiane le scopri sempre dopo essere stato a zonzo per il mondo pensando che fuori sia meglio. Anche io ho passato molto del mio tempo a guardare quello che succedeva fuori dallo Stivale, quasi ignorando quello che succedeva al suo interno. Poi piano piano, nel tentativo di andare sempre più lontano con l’immaginario, alla ricerca di musiche, libri, visioni sperdute, mi sono capitate per le mani alcune cose tipiche italiane che in realtà ho scoperto grazie magari a blog e mailorder esteri. Pensa che ne so, ai film di Deodato e all’estetica dei Cannibal Movie. Pensa a Morricone, Umiliani, Piccioni e alla loro influenza su tante cose che si sentono oggi in giro. Alla fine credo che il legame sia quasi a livello subconscio, come dici tu nella domanda, per noi si tratta di DNA.

Corrieri Cosmici: lo split Expo 70/Be Invisible Now!
Corrieri Cosmici: lo split Expo 70/Be Invisible Now!

Non sono strettamente i suoni a marcare l’identità di un’etichetta ma l’approccio, lo “stile”, il marchio di fabbrica, sicuramente anche una certa coerenza. Come definiresti l’identità di Boring Machines e a quali aspetti/scelte la legheresti?

Citavo prima la Constellation, un’altra etichetta di cui non si può dire abbia “un suono “ ma piuttosto un’estetica riconoscibile. Ci sono dei fil rouge anche tra le mie produzioni, un certo disagio di fondo e un persistente desiderio di fuga altrove, che sia lo spazio (Be Invisible Now!, Be Maledetto Now!, Marutti/Balbo), i deserti (La Piramide di Sangue, Squadra Omega) o altro.

La Piramide di Sangue, "Sette"
La Piramide di Sangue, “Sette”

La fuga dalla quotidianità sta alla base del concetto di psichedelia poi, distorsione, allargamento e alterazione della psiche sono solo modi per fuggire dal quotidiano. L’identità di Boring Machines è ben raccolta nel suo payoff “Quit Having Fun”, fondamentalmente è un tentativo di promuovere quelle musiche che a mio giudizio vale la pensa di sentire, al posto di certe facilonerie tanto in voga anche tra il pubblico (autodichiaratosi) indipendente.

My Dear Killer: Clinical Shyness
My Dear Killer: Clinical Shyness

Quali sono due produzioni/release che sono state (per qualsiasi motivo) particolarmente significative nel percorso di Boring Machines.

La prima (My Dear KillerClinical Shyness)  e le ultime due (1997EVLove Symposium Alien Spider, PassedIlluminant/Glory),  perché sono gli estremi temporali di tutto quello che ho fatto finora, con in mezzo tutte le altre che sono ugualmente significative. Può sembrare banale, ma è effettivamente così, ogni uscita di Boring Machines è molto significativa per me, altrimenti non la farei.

Parlaci invece del Veneto, questa terra che nell’immaginario comune associamo “alle fabbriche” e che invece negli ultimi anni è (stata) fucina di musicisti e “discografici” simpatici e volenterosi (mi vengono in mente Squadra Omega, Father Murphy, Mamuthones, parte degli In Zaire, Von Tesla/Be Invisible Now!, Rella the Woodcutter/Everest Magma…). Come te lo spieghi? 

Me lo spiego col disagio. Vent’anni e rotti di Lega Nord, vent’anni e rotti di menate sul famoso “miracolo nordest”, del “via i negri – ops immigrati” etc. La maggioranza delle persone ci rimangono sotto, poi ci sono quelli che vorrebbero avere altro, non la fabbrichetta, il macchinone e il jeans griffato. Tra questi anche un bel po’ di musicisti che sono forse cresciuti con la disillusione del soldo facile, del pensiero mainstream e hanno semplicemente fatto quello che gli piaceva. Mi pare che i risultati negli ultimi 10/15 anni almeno siano stati ottimi.

Squadra Omega
Fuga dal nord est: Squadra Omega

Quanto è importante, che valore ha, il culto dell’oggetto, l’aspetto estetico che poi in un certo senso è pure etico? Come si inserisce questa passione in un certo ambito discografico oggi? È un tipo di attenzione che, appunto aldilà dell’estetica e della moda, affonda le sue radici in qualcosa di più lontano?Davvero usi la carta riciclata? Preparare uno a uno i dischi che fai uscire è il momento più bello di tutti o il più brutto?

Passed, "Illuminant"
Passed, “Illuminant”

Durante il periodo dei movimenti punk e dei movimenti ecologisti, nella Germania dell’Est dominata dalla polizia segreta della Stasi, vennero fatte sparire di circolazione le macchine da ciclostile e gli inchiostri, per evitare l’autopubblicazione di fanzine e manifesti considerati non in linea con il governo. I fanzinari cominciarono a crearsi degli inchiostri alternativi a base di pigmenti derivati da piante ed altre sostanze, usando carta riciclata da altre pubblicazioni e serigrafandoci sopra, per poter continuare a dire la loro. Anche solo per questo motivo, il mantenere una certa estetica grezza ed un’etica DIY nella produzione dei dischi è importante per me. La carta mi piace toccarla, annusarla, è un’esperienza che assieme alla musica che contiene concorre a definire un oggetto. Ho sempre mal sopportato i dischi belli confezionati male, con quegli odiosissimi jewel cases tutti uguali ed anonimi, o con grafiche brutte. Tieni conto anche che molte delle persone che compongono questa scena – la vogliamo chiamare anche così? – arrivano dal punk e dall’hardcore, dove il DIY era al contempo un messaggio e una necessità, ed è diventato poi uno stile.
Per me confezionare i dischi a mano è una necessità e una scelta. Posso far fare le diverse parti nel posto che più mi aggrada e dovendo prendere in mano tutto, sento i dischi un po’ come dei figli, chi compra i dischi di Boring Machines spero possa percepire questo amore. Per ogni release è stato ponderato che carta usare, che tipo di confezione e che tipo di stampa. Un lavoro in simbiosi con l’artista e con coloro che poi faranno il lavoro. È una cosa a cui tengo moltissimo.

 

Il tavolo Boring Machines: fase di assemblaggio
Il tavolo Boring Machines: fase di assemblaggio

Come ti relazioni al “mercato” estero? Hai contatti, è reattivo, potresti mai pubblicare gruppi stranieri? C’è un mercato/pubblico in particolare che ti sembra interessante?

 

Von Tesla - "Raised by Clear Acid", serigrafato da CORPOC
Von Tesla – “Raised by Clear Acid”, serigrafato da CORPOC

Mercato è una parola grossa, però posso dirti che più di metà delle poche copie che si riescono a vendere di questi tempi le vendo all’estero. È molto difficile, vista la competizione che c’è con altre centinaia di buone etichette e migliaia di musicisti, farsi notare, però le relazioni che si riescono a mettere in piedi in alcune nazioni, penso soprattutto agli States, danno grandi soddisfazioni. Boring Machines per scelta pubblica solo artisti italiani, perché credo ce ne siano molti che abbiano qualcosa da dire e credo anche che dovremmo smetterla di sbrodolarci per i Raime e riconoscere la superiorità assoluta di Von Tesla, per esempio. È una situazione un po’ donchisciottesca a pensarci bene, ma Don Chiscotte mica se ne rendeva conto no?

Boring Machines è un riferimento, umano e “operativo”, un modello come etichetta e soprattutto come atteggiamento. Suppongo che la scelta dei musicisti avvenga in relazione a quello che ti piace e alla musica che ascolti/hai ascoltato – se ci sono altri fattori illustraceli. Ma inoltre:

– negli anni il tuo modo di intercettare, ovvero scegliere e agganciare i musicisti/album che vuoi far uscire è cambiato? Hai fatto degli errori che poi ti sono serviti a migliorare?
– hai sempre pubblicato album di musicisti che più o meno già conoscevi o ti è capitato un colpo di fulmine con qualcuno con cui non avevi mai lavorato?

Errori se ne fanno tanti, in continuazione, e il fuoco che mi brucia dentro, la passione per le cose belle, a volte mi rende miope. Ma quando ho deciso che un certo disco mi rappresenta, non riesco a trattenermi dal volerlo pubblicare. Anche quando tutti gli indicatori avrebbero detto il contrario.

Heroin In Tahiti - "Death Surf"
Heroin In Tahiti – “Death Surf”

Il metodo è e rimane sempre lo stesso, se sento qualcosa che oltre piacere al mio orecchio mi smuove qualcosa dentro, tenterò di metterci su le mani. In tutto questo, il rispetto per l’umano che sta dietro la musica che sto sentendo è fondamentale, va da sé che spesso finisco a lavorare con artisti che conosco di persona, da più o meno tempo.

Un colpo di fulmine, musicale perché di persona un po’ li conoscevo, sono stati gli Heroin in Tahiti. Quando li ho visti per la prima volta al Codalunga di Vittorio Veneto, mi è preso un flashone proprio. Pare che ci abbia visto giusto alla fine.

Quanto internet ha migliorato il tuo lavoro?

Internet ha reso più facili molte cose, tipo scovare persone con le quali pensi di avere qualcosa in comune in breve tempo. L’internet 2.0 è un po’ più difficile da gestire perché c’è anche un sacco di spazzatura tra la quale destreggiarsi, soprattutto nei social, ma rimane comunque ottimo a livello di usabilità. Se ho nostalgia dei tempi in cui si mandavano le buste con le x-mila lire in America per avere mesi dopo un catalogo? No, è stato bello, bellissimo, ma abbiamo già dato. Tasto destro, salva con nome.

 

Mai Mai Mai - "Tbeta",  serigrafato da Legno/Canedicoda
Mai Mai Mai – “Theta”, serigrafato da Legno/Canedicoda

Sei solo nel gestire Boring Machines ma ti capita spesso di pubblicare coproduzioni: che tipo di valore ha questa scelta?

In tutta sincerità, le coproduzioni le ho sempre viste come una necessità più che una scelta. E’ chiaro che se riuscissi a vendere più dischi di quelli che vendo, avrei più soldi nelle casse e potrei permettermi di fare dei dischi a solo marchio Boring Machines più spesso. Però ci sono dei casi in cui per questioni di tempistiche o logistiche mettiamo assieme le forze di spiriti affini perché l’importante è che il prodotto finale sia il migliore possibile. A mio avviso c’è un po’ di confusione in questo ambito, perché quell’idea “se spingiamo tutti assieme spingiamo più forte” non è così automatica come sembra. Pensa a tre persone che spingono un’auto in panne e a nove persone che spingono un auto e potrai farti un’immagine di ciò che voglio dire.

Mamuthones - "More Alien Than Aliens", serigrafato e coprodotto da CORPOC
Mamuthones – “More Alien Than Aliens”, serigrafato e coprodotto da CORPOC

Heroin In Tahiti, Father Murphy, Mamuthones, La Piramide di Sangue: capita spesso che tu sia il primo a cogliere qualcosa di interessante in certi progetti prima di altri. È forse anche questa una peculiarità/attitudine di Boring Machines? 

Se esiste una percezione del lavoro di Boring Machines in questo senso, non posso che esserne felice. L’idea che qualcuno “mi copi” è assolutamente incoraggiante.

 

Il 2016 è l’anno del decennale di Boring Machines e la festa comincia dal DalVerme di Roma, con un’edizione speciale di Thalassa. Si chiama Ongapalooza, ce la presenti?

Beh, credo sia chiaro fin dall’inizio, visto il nome che ho scelto per le celebrazioni (il nome l’avevo usato in occasione del quinto anniversario), che sotto la fitta coltre di understatement che porto avanti, sono un pazzo mitomane. Però il nome suonava troppo bene per non usarlo. Il riferimento è al festival itinerante Lollapalooza ed è il mio tentativo di portare in giro delle serate dove festeggiare assieme ai gruppi di Boring Machines.Quest’anno si parte da Roma e si parte subito alla grandissima con una tre giorni, più o meno tarata sulle tematiche dell’Italian Occult Psychedelia che annualmente viene celebrata con il festival Thalassa. Assieme agli amici del Dal Verme abbiamo fatto 1+1 e ci è uscito un 3. All’Ongapalooza romano suoneranno tanti amici che han già frequentato il Thalassa, qualcuno che non c’era ancora stato ed un paio di novità del futuro prossimo di Boring Machines.

 

thalassa

 Il fatto che sia una sorta di alternative take di Thalassa e che i festeggiamenti partano proprio dal DalVerme non credo sia un caso. Che legame ha Boring Machines con questi due riferimenti della scena, diciamo underground, romana (e non solo)?

In una delle mie ultime visite romane, durante una discussione con eminenti figure della scena di cui non posso fare il nome per questioni di riservatezza, paventavo l’idea di festeggiare i primi dieci anni di attività dell’etichetta e la connessione tra DalVerme, Thalassa e Boring Machines ha preso subito la forma di un triangolo equilatero, il primo poligono regolare possibile nonché simbolo esoterico molto amato dai confratelli. Il DalVerme è gestito in buona parte da amici che conosco da molti anni, con il famigerato Toni Cutrone ho contatti da ben prima che mi passasse per la mente di mettere in piedi l’etichetta. Le menti che stanno dietro al Thalassa sono parte delle uscite di Boring Machines, we are a family insomma.  È il luogo ideale dove svolgere queste celebrazioni, è abbastanza piccolo per non fare quelle brutte figure tipo quando prendono Piazza S.Giovanni per una manifestazione e poi ci sono quattro cani, è frequentato da gente molto bella ed appassionata, è un posto dove ho sempre percepito delle ottime vibrazioni e dove puoi incontrare famosi spacciatori di musica, giornalisti musicali ed artisti di fama internazionale, speaker radiofonici di grido… Che vuoi di più?

 

Father Murphy, già ospiti della prima edizione di Thalassa (2013)
Father Murphy, già ospiti della prima edizione di Thalassa (2013)

Ci sono in cantiere degli altri appuntamenti per celebrare questi primi dieci anni di vita di Boring Machines?

Si certo! Sto cercando di organizzarne altri in giro per l’Italia ed anzi, faccio un utilizzo privatistico del mezzo pubblico per dire a chi se la sente di fare un Ongapalooza di contattarmi, non serve siano tre giorni! Per il momento è confermata la presenza di Ongapalooza in altri due posti/situazioni che amo molto: uno è Musica Nelle Valli a S.Martino Spino (MO), un festival dove sono cresciuto e che già mi ha amorevolmente accolto con il mio primo Ongapalooza cinque anni fa. Il festival si svolge al Barcsòn Vecc in una cornice decisamente fantastica. L’altro appuntamento è fissato per il 3 e 4 Giugno e sarà a Berlino, in combutta con Occulto, altra realtà alla quale mi sento molto vicino e con la quale collaboro spesso.

E più in generale, programmi per il futuro? 

Il Futuro di Boring Machines, che poi è anche il mio visto che siamo la stessa cosa, prevede un bel po’ di nomi nuovi che entrano a far parte della famiglia, uno di questi (Passed) presenterà il suo primo lavoro al Thalassa. In Primavera arriveranno anche i nuovi dischi di 1997EV, che qualcuno avrà già visto all’opera con gli Hermetic Brotherhood of Lux-Or sempre a Thalassa e poi un trio composto da Antonio Bertoni, Alberto Boccardi e Paolo Mongardi con i quali ho il piacere di lavorare per la prima volta pur conoscendo i loro lavori da tempo. Poi ancora, ci saranno durante l’anno quattro uscite pazze, in occasione di solstizi ed equinozi, di dischi in vinile in tiratura limitatissima a 10 copie per i 10 anni. Per questi dischi non saranno disposnibili informazioni di nessun tipo, su artista, titoli, durate, generi. È un articolo per fan, per appassionati o collezionisti che si fidano del mio gusto e vogliono provare il brivido di possedere un oggetto unico.

 

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