Edda

Morire d'amore

Al terzo album da solista, "Stavolta come mi ammazzerai?", l’ex Ritmo Tribale Stefano “Edda” Rampoldi dimostra che la risalita è impossibile senza la caduta, che per esserci sul serio bisogna prima scomparire, che tutto ciò che è intenso è purezza e fango. Stavolta ci ammazza, sì, con canzoni che fanno meravigliosamente male, con uno dei dischi memorabili di questo 2014.
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Stefano “Edda” Rampoldi risponde al cellulare: è appena uscito dalla sala prove, ha riposto gli strumenti in macchina. Conversiamo per flash che si accendono di (auto)ironia, disturbati ogni tanto da rumori esterni: “Stanno arrivando delle pecore. C’è anche un trattore che gira”. Edda ha lasciato la Lombardia e si è trasferito in provincia di Arezzo, dalla fidanzata Tania: “Conosco solo Poppi, dove ho la sala prove, e il paese di Bibbiena. Qui conosco anche qualche cinghiale, ma cristiani ancora no. Sembra di stare in Virginia, dove i contadini sono proprio delle bestie”. Non fa più ponteggi, perché ha lasciato anche il lavoro. Cambiamenti che hanno influito su Stavolta come mi ammazzerai?, o innescati dalla necessità di realizzare questo disco? Lui che ha ripreso a fare musica quasi per caso e ora sembrerebbe non poterne fare a meno tanta è la sua urgenza espressiva. “Cambiamenti che ho dovuto fare per l’album, che altrimenti non avrei terminato. Ogni volta cerco di prepararmi al meglio. Avevo iniziato a comporre l’estate scorsa, ho ripreso a lavorare fino a dicembre e dopo, anziché tornare, mi sono licenziato. Bravo Stefano, licenziati che poi ne trovi altri dieci di lavori! Adesso, quindi, la vita mi è cambiata del tutto, sono un’altra persona. Non so cosa c’è nel futuro, ma almeno per un anno starò a tempo pieno dietro alla musica e farò tutti i concerti che posso, ammesso che me li facciano fare”.

Cambia lo scenario, cambia il disco. Dopo l’essenzialità acustica di Semper biot e le orchestrazioni atipiche di Odio i vivi, Stavolta come mi ammazzerai? è l’album punk-rock di Edda, un artista immediatamente riconoscibile, con una personalità che è riduttivo definire forte, ma al contempo capace di mutare pelle, di sorprendere: “Sì, giusto per variare. Finalmente ho una band, ne avevo proprio voglia. Con me ci sono Fabio e Luca” (rispettivamente Capalbo, qui anche produttore, e Bossi dei Dilaila). Le registrazioni si sono svolte all’Edac Studio di Davide Lasala, già nei Vanillina, che ha fatto da fonico e contribuito suonando, nei pressi di Como. Nonostante non manchino ospiti a fornire ulteriori sfumature strumentali, l’approccio è da autentica band: “Il disco lo avremmo suonato noi, quindi dovevo prima trovare i ‘noi’. In un gruppo si suona in un certo modo, non è che ognuno può andare a cazzo come avveniva prima. Durante le prove con Fabio e Luca avevo un po’ di perplessità, ma funziona come quando hai prenotato l’albergo: alla fine, in vacanza ci vai. E alla fine è andato tutto benissimo”. Ne è venuto fuori un lavoro diretto, crudo, abrasivo. I pezzi in scaletta, sparati a gran velocità, sono diciassette, composti insieme al fido Walter Somà o più spesso per conto proprio: “Ho esagerato un po’ ora che ci penso, ma tanto dal vivo ne faremo una decina. Ne avevo addirittura altri, un paio validi che ho sbagliato a non inserire. In più, sto scrivendo ancora senza un obiettivo preciso e mi sono venuti fuori quattro o cinque brani nuovi, di cui almeno due o tre veramente belli. Peccato che sia tardi”.

Il cambiamento avviene persino sul piano testuale. L’intimismo e la figura della donna, che avevano catalizzato i precedenti album, si fanno leggermente da parte per dare spazio, sin dalla curiosa vecchia foto di copertina, a un tema ingombrante: la famiglia. “Li ho sistemati tutti: la mamma, il papà, i miei fratelli. Ci siamo tutti. Sai, non occupandomi di politica né di niente, cerco di parlare di cose che conosco, come mi pare giusto. In Italia un disco sulla mamma prima o poi lo fanno tutti ”. Il titolo Stavolta come mi ammazzerai?, di sicuro impatto, deriva da Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto di Elio Petri, del 1970. “Esatto. Le immagini iniziano con Gian Maria Volonté, ma la prima frase del film, davvero bella, è pronunciata da Florinda Bolkan, che chiede ‘Stavolta come mi ammazzerai?’. Il feeling di quegli anni l’ho vissuto anch’io, per cui la citazione mi piaceva”. Volontè risponde “Ti taglierò la gola”. Se il senso è che in famiglia ci si uccide metaforicamente di continuo, per incomprensioni e assortite dinamiche psico-emotive, sorge spontaneo il parallelo con la visione della regista Emma Dante, che nel suo teatro così corporeo ha trasposto La trilogia della famiglia siciliana e in varie interviste ha definito il nucleo familiare come una sorta di “luogo degli orrori”. Edda concorda: “Sì, è il posto degli orrori. I fatti più eclatanti finiscono sui giornali, ma per il resto le persone normali vanno tutte dallo psicologo”.

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Canzone n. 2, Coniglio Rosa: “che famiglia di dannati”, “i Rampoldi io li ho amati, matti”. Canzone n. 17, Saibene: “Chi dice la verità non può chiamarsi Rampoldi”.

Una famiglia di grandissimi coglioni, ahahah. La famiglia dei miei era un tritacarne e loro hanno fatto un altro tritacarne, su identico modello. Per fortuna io non ho fatto figli. I Rampoldi si sono estinti grazie a me, mio fratello e mia sorella. Ce l’abbiamo fatta, abbiamo troncato”.

Canzone n. 1, Pater: “Tutte le volte che vedo mio padre, esco di casa con la voglia di ammazzare, non capisco perché ma io c’ho voglia di uccidere”. Canzone n. 16, Mater: “Sono un figlio di puttana, la mamma è quello che è”.

Un giorno ho visto mio padre, sono uscito di casa e mi sono detto ‘Dio, che voglia di ammazzarlo’. Ma figurati se lo ammazzo… Mia mamma ha guardato il video di Pater, mentre a mio padre, al quale le parole non sono parse tanto belle, non lo mostrerò. In realtà, non parlo male di mio papà: parto da un motivo per poi affrontare tutt’altro. Sai quanta gente vorrebbe uccidere il padre o la madre. È un club, fatto anche di gente perbene. I genitori non sono tutti sporchi, brutti e cattivi, ma so che al mio karma sono toccati loro: bravissimi, eppure… In ogni caso non si può mai accusare nessuno, perché tutto dipende sempre dalla propria responsabilità. Come provocazione, però, andava bene”.

Canzone n. 8, Piccole Isole: “Che ne sai tu di un campo di grano, l’eroina mi ha visto sovrano”.

Antichi fasti. È un tema sul quale mi hanno chiesto parecchio, quindi evito di parlarne ma ogni tanto la butto lì. In Mater, che racconta di quando ero tossico e del rapporto avuto con mia madre, canto anche ‘eroino della sua mamma’. Io sicuramente avrò deluso lei, ma anche lei ha deluso me. Quella storia è una presa in giro perché tutti i genitori sperano di avere figli di cui conversare con gli amici e stavo pensando a quello che avrebbe potuto dire lei di me. Però, adesso, è tutto passato”.

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Edda a volte è quasi mistico, a volte è aggressivo e macina testi che difficilmente verranno trasmessi in radio o in TV (“Dici? Ma porca miseria! Anche stavolta mi vado a incasinare! ’ste merde!”). Trascende al di là delle note e sferra pugni allo stomaco di chi ascolta. Parla di cuore e troie con la stessa intensità lacerante. “È vero, sono fatto così”.

Canzone n. 3, Tu e le Rose: “Io e l’amore non c’ho mai voluto niente a che fare”. Canzone n. 5, Bellissima: “Ho sognato l’amore, adesso pagare”. Canzone n. 17, Saibene: “Mi ucciderai e poi mi lascerai”, “ma tu mi paralizzi, sono quello che sconfiggi”.

Ho difficoltà a innamorarmi, a essere passionale. Nel mio immaginario, però, lo sono tanto: se potessi altro che Cavalleria rusticana! Sarei sempre a fare duelli, ad ammazzare gente, a squartare cristiani. Ovviamente non si può, anche perché mi avrebbero già ucciso alle prime sfide. La musica mi consente di essere quello che non sono, oppure quello che sarei ma che non mi posso permettere nella vita reale. Ho comunque provato l’amore, posso dirlo. Ho provato questa sensazione spaventosa, che è quasi patologica quando è quella che può portare a drammi o frutti bellissimi. Sì, l’ho provato, ma non lo voglio più provare. L’intero mondo mi sembra patologico, tutto mi sembra un’iperbole. Non c’è equilibrio in niente di quel che facciamo”.

Canzone n. 4, Stellina: “Voglio che, che tu mi dica che è lo stesso, ama me che sono un cesso e poi caga su di me. Mi aspetto che tu mi esca dalle ossa, tu mi dia un po’ di scossa, sciocca me”. Canzone n. 7, Puttana da 1€: “Sono/sei una puttana da un euro che non vale mille lire”. Canzone n. 13, Ragazza Porno: “La mia ragazza fa l’attrice porno, è lei una succhia cazzi, ma è quello che io voglio. Fammela venire, con le sue facce da troia”.

Ho visto Laura Panerai scopare e ha distrutto l’uomo in questione. L’ho riconosciuta come pazza, mi ha dato una forte emozione. Non era neanche più eccitazione sessuale, era proprio una persona che perdeva la testa. Puttana da 1€ è merito suo perché è lei che usa tale lessico da gentildonna”.

Edda tira in ballo riferimenti di serie A, come l’apertura di Coniglio Rosa in cui intona “Hari hari hari hari hare, e di serie B, come appunto la Panerai – attrice hard e piccolo fenomeno trash di YouTube – che ispira due brani: “È un miscuglio, vorrei essere spirituale e seguo il movimento Hare Krishna da trent’anni, ma al contempo so chi è la Panerai. Ho un piede che affonda qui e uno là. Più vado da una parte e più vado anche dall’altra. Questo mi distrugge, capito?”. Edda canta un po’ al maschile un po’ al femminile, confondendo l’interpretazione delle liriche: “Perché non sono né l’uno né l’altra”. Edda che in Mela nomina Maddalena e Gesù con la stessa nonchalance con cui fa apparire l’orso Yoghi nella succitata Ragazza Porno e battezza un pezzo Peppa Pig: “Ho un frullatone in testa. Nonostante i miei cinquant’anni, è come se a un certo punto mi fossi fermato. La mia compagna ha dei figli e mi diverto a essere più bambino di loro”. Edda che in Yamamay urla a squarciagola “La verità è la Carrà”, così come altrove omaggia in scioltezza Jimi Hendrix e Verdena: “Se mi metti davanti una cosa, io la ricevo, nel bene e nel male. Sono abbastanza aperto, ascolto tutto. Guardavo il programma televisivo ‘The Voice’ e la Carrà al confronto dei colleghi sembrava Sid Vicious, molto più trasgressiva; su un carrozzone del Gay Pride passavano una sua canzone e mi colpì altrettanto. L’ultimo disco dei Verdena, ottimi musicisti, è stato pazzesco e mi piace sempre tantissimo Moltheni/Umberto Maria Giardini”. Entrato nella Storia con i Ritmo Tribale tra fine anni 80 e prima metà dei ’90, Edda ha ormai scolpito il suo nome anche tra i nostri migliori cantautori rock dell’ultimo decennio. Gloria Filio.

IN TOUR 

05/12 ACQUAVIVA DELLE FONTI (BA) / Marquee Moon

06/12 MONTEROTONDO (RM) / Cantiere

07/12 AVELLINO / Godot

12/12 BOLOGNA / Arteria

13/12 AREZZO / Karemaski

18/12 MILANO / Ohibò

19/12 ROMA / Le Mura

10/01 FIRENZE / Glue

17/01 BRESCIA / Latteria Artigianale Molloy

23/01 TRIESTE / Tetris

24/01 PADOVA / Mame

30/01 LEGNANO (MI) / Circolone

31/01 GENOVA / La Claque

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