FKA twigs

Video Girl

Il futuro dell'R&B è già arrivato? In occasione del suo debutto "LP1", lo abbiamo chiesto a FKA twigs.
FKA twigs
Il futuro dell'R'n'B

Secondi solo ai silenzi, i peggiori nemici di ogni intervistatore sono i tentativi dell’intervistato di tergiversare o spostare la conversazione altrove. Mentre aspetto di incontrare FKA twigs, seduto negli uffici di Young Turks (tre Mac, una catasta di vinili, J Dilla a volume interstellare), la scorgo attraverso la finestra, spalmata al sole su un’enorme terrazza a due passi da London Fields. Appena la raggiungo, mi è chiaro che non sarà un’intervista lineare. “Fa’ vedere”, dice mentre si avvicina scostando gli occhiali da sole: “Begli occhi”. Alla lusinga segue una mitraglia di caveat. Mi ripete che non le piace intellettualizzare, che le interviste fatte sinora non la stanno entusiasmando. I raggi del sole sembrano polverizzare i punti interrogativi: gioca a opporre resistenza alle prime domande. “Non credo di avere una visione lucida del mio lavoro. Se è per questo non ho neanche idea di come la mia musica possa evolversi. Mi viene in mente qualcosa e lo faccio. Punto. Si addolcisce, ride e scherza appena si parla del più e del meno. È solo stando al gioco e assecondando quest’andirivieni che riuscirò a conversare con l’artista più hype degli ultimi due anni.

Nel Luglio del 2012 Tahliah Barnett, ai tempi solo twigs (il prefisso FKA giunge a seguito di una disputa legale con un gruppo omonimo), caricava su YouTube il video di Hide, un pacato punto d’incontro tra trip hop e R&B estratto dall’autoprodotto EP1. Per tutta la durata del clip una donna senza volto si muove a scatti, accarezzando lo stame di un anturio posizionato sul suo pube. Minimalista, provocatorio. Si scatena il passaparola. twigs attira amanti dell’elettronica leftfield, studenti di Belle Arti, il mondo della moda, ma soprattutto i fan di un macrogenere, l’alternative R&B (e termini derivati), con cui negli ultimi anni si tenta di circoscrivere un’ondata R&B dalla sensibilità sperimentale. Per quanto problematico (alcuni artisti hanno messo in evidenza la preponderanza, tra gli etichettatori, di giornalisti e ascoltatori bianchi, oltre all’implicito giudizio di valore sull’R&B contemporaneo), il termine continua a essere usato per identificare certe vie di mezzo tra pop e avanguardia. La fama di twigs è culminata di video in video con EP2, un ottimo saggio della sua visione: ora vicina e ammaliante, ora fredda, quasi robotica. Se nel video del primo estratto Two Weeks si presenta come un personaggio R&B a tuttotondo rendendo omaggio all’Aaliyah di Queen Of The Damned, LP1 continua a sperimentare coi generi.

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Ancora adolescente, twigs dal Glochestershire si trasferì a Londra per dedicarsi alla danza. “Ho iniziato a scrivere musica a sedici anni, ma sono solo due anni che produco i miei brani. Nella mia testa la versione semplificata della storia è che ho sempre scritto musica, che non ho mai avuto il coraggio di proporla al mondo e quando l’ho fatto è piaciuta a tutti. Tolti gli occhiali da sole, mi guarda con un’aria quasi di sfida. Si volta a cercare qualcosa nella sua borsa. Dopo qualche secondo torna a mani vuote e con una spiegazione per quel broncio improvviso: ha deciso di centellinare i dettagli sul passato. “Ho smesso di parlare della musica che ascoltavo da piccola. Mi sono accorta che già si iniziano a fare dei paralleli tra quello che ascolto e quello che faccio. Non ho mai creduto in questo tipo di correlazioni: mancano d’immaginazione. Finalmente avvista la sua crema per gli occhi. “Mi bruciano da morire. Ieri ho fatto un servizio fotografico che è durato dieci ore. Ero completamente ricoperta d’oro, braccia, gambe, collo, viso. Non appena mi muovevo e un po’ di colore colava via, i truccatori si avventavano a ritoccare le parti mancanti. Ecco perché è ricoperta di glitter, penso ad alta voce mentre cerco un modo per riprendere il filo. “Guarda che ho fatto un paio di docce da ieri. Questa è un’altra crema, baby.

Posto il veto sulle “origini”, le chiedo come si sente a essere costantemente scaraventata nel futuro. Dalle prime recensioni alla recente copertina che “Dazed” le ha dedicato (Future Shock, sancisce il titolo), twigs ci viene presentata come il suono del domani. Infilando un “forse” dietro l’altro, twigs si inerpica in una decostruzione del suo stesso mito. “Definire la mia musica futuristica è come dare del futuristico a quello che ho in testa: mi fa un po’ impressione. Forse è perché non seguo la cultura pop e non sono così aggiornata sui trend musicali. Forse è per questo che non mi rendo conto del perché agli altri la mia musica suoni così strana. Non cerco di fare qualcosa di strano a tutti i costi. Forse la mia musica suona così nuova perché ho un bacino più ampio cui attingere. Forse non confrontandomi troppo con quello che accade là fuori ho meno restrizioni su quello che posso fare. Come puoi trasgredire una regola se non sai come la gente stabilisce le barriere?”. Eppure una piccola regola l’ha trasgredita. Nonostante il successo di brani come Water Me e Papi Pacify, LP1 propone dieci episodi nuovi di zecca. “Non avevo più voglia di riproporre quelle canzoni. So che sono lì, so che si sono ricavate un loro seguito. Avevo nuovi pezzi di cui ero entusiasta e volevo che il mio ruolo di produttrice venisse fuori. Non voglio vedere EP1 ed EP2 come delle fottute sabbie mobili”.

Le ipnotiche percussioni che caratterizzarono Hide e Water Me, tra accelerazioni e rallentamenti improvvisi, quasi degli ordigni pronti a esplodere, tornano in LP1 come un marchio di fabbrica. twigs, che convive da quattro anni con un acufene (colpa delle ore spese ad ascoltare gli X-Ray Spex a tutto volume con cuffie scadenti), fatica a percepire vuoti e silenzi. È con i ticchettii che si sente più in sintonia. “Amo i motori, i meccanismi interni degli oggetti, i suoni ricavati dai metalli. Dalle percussioni ottengo le note portanti e capisco in che chiave il pezzo chiede di essere composto. Raramente parto dalla melodia principale. Non sono molto brava con gli accordi, lo trovo un processo frustrante, quindi li lascio sempre come ultima cosa o chiedo aiuto a qualche amico. Ho chiesto per esempio aiuto agli inc. (duo R&B con cui ha anche realizzato un brano senza titolo, NdR) per Lights On. Avevo chiesto solo ad Arca di lavorarci, ma il risultato mi pareva freddo. Così, mentre mi trovavo nel deserto californiano con loro, ho campionato un basso suonato con l’archetto e l’ho aggiunto. Un sacco di gente fa menzione dei produttori con cui lavoro e si dimentica che anche io ne sono l’artefice. Quei beat… sono io”.

fka-twigs-lpTra i tanti collaboratori di twigs, Arca è un nome di punta: il venezuelano Alejandro Ghersi, dopo tre EP tra elettronica, hip hop, ambient e glitch, fece capolino nei crediti di Yeezus di Kanye West: che l’ingaggio con twigs attirasse le attenzioni della critica era facile aspettarselo. Oltre ad Arca, l’altro sodalizio determinante per twigs è quello con l’artista Jesse Kanda, responsabile dei video Water Me e How’s That. In Water Me, su uno sfondo verde acqua, il volto di twigs, leggermente deformato e illuminato da due occhi giganteschi, rimane in primo piano a fissare lo spettatore. Durante la lunga intro strumentale il suo capo scatta da sinistra e destra, inseguendo quei rintocchi da orologio impazzito di cui prima si parlava: una grossa lacrima le scorre lungo una guancia. Impossibile non pensare a Björk, alle lacrime di diamante con cui si chiudeva il video di Army Of Me o agli inesauribili dotti lacrimari di Hidden Place. “Volevo sembrare il gatto di Shrek. Water Me è un brano così triste”. 
Kanda è anche l’artefice della copertina di LP1. Da qualche settimana il volto infuocato di twigs tappezza East London: nessuna scritta, nemmeno il suo nome. “Non volevo rovinare l’artwork con dei font. Trovo esaltante che chi mi conosce mi ritrovi affissa in giro in quel modo. Volevo ci fosse del rosso. Fin da piccola è sempre stato il mio colore, se ci fai caso torna spesso anche nei miei video. Ho parlato a Jesse di come alcune persone, mentre lavoravo al disco, si fossero rivelate meno amiche del previsto, o perché intimidite dal mio successo o perché volevano semplicemente rimettermi al mio posto. Quando ho visto l’artwork ho pensato che esprimesse esattamente il mio stato emotivo. Appena guardi la foto, sembra che qualcuno mi abbia preso a schiaffi, ma è così bella che non sembro averne risentito. ‘Mi prendi a pugni? Sto una favola, sei tu a smenarci”.

Del significato dei suoi testi twigs preferisce non parlare, ma quando le chiedo di Video Girl torna ad accendersi. Nel brano non si riferisce ai suoi video, ma al passato da ballerina in clip altrui che dipinge come un coacervo di incomprensioni. “Prima di concentrarmi a tempo pieno sulla musica lavoravo come ballerina per vari artisti pop, come Jessie J, Ed Sheeran, Plan B, Kylie Minogue. Il 70 percento delle volte piuttosto che continuare con le prove avrei preferito spaccarmi la testa contro un muro. Sentirsi dire dove stare, come mettersi in posa, come vestirsi, come muoversi non faceva per me. Alcuni artisti avevano una loro visione, ma spesso mi ritrovavo a ballare per gente che non aveva niente a che fare con il lato creativo della danza. La danza è uno degli elementi con cui immagina di arricchire i suoi live. Ho un sacco di idee su come renderlo uno show più pirotecnico, ma al momento non ho abbastanza soldi. Con i video puoi fare finta: lavorando di postproduzione puoi far sembrare tutto perfetto, più grande di quello che è. Sul palco non puoi fingere di avere degli elefanti”. Prima di lasciarci si finisce di nuovo a farfugliare del futuro, di come non veda l’ora di condividere l’album col mondo. “Non mi aspetto nulla. È molto importante gestire le proprie aspettative. Se devo immaginare il mio futuro… Vorrei comprare una casa a mia mamma e una casa per me. Mi immagino dentro la mia casa, a mangiare frutta e verdura dalla mattina alla sera. Vedo un gatto o un cane. Mi vedo sposata e con un bambino. Silenzio. Mi raserei i capelli a zero e porterei solo scarpe senza tacchi”.

 

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