Gorillaz

Lucca, 12 luglio 2018

Al Lucca Summer Festival l'unica tappa in Italia dei Gorillaz.
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Per l’unica data italiana del loro tour hanno scelto Lucca, certamente non a caso e non solo quindi per la sua posizione relativamente centrale rispetto a tutto lo Stivale: Lucca da anni è sede del Comics, il maggior evento italiano dedicato a fumetti, meme, giochi di ruolo, cosplayer e quant’altro di attinente e quale miglior location quindi per la virtual band composta dai quattro anime creata da Damon Albarn 20 anni fa insieme al graphic Jamie Howlett. Per molti i Gorillaz sono solo e resteranno sempre quelli del Conto Arancio, dal prestito alla pubblicità di ING DIRECT di quello che è il loro brano più conosciuto, la Clint Eastwood con la quale chiudono ogni loro concerto. Quei molti che se invece avessero assistito allo stupefacente concerto lucchese, avrebbero scoperto che la band animata è molto di più, andando in versione live al di là di ogni aspettativa, anche per i consolidati fan accorsi da tutta Italia. Per definirlo in due parole: pura energia.

Damon Albarn, vera mente e perno di tutto il “progetto Gorillaz”, band da sempre aperta alle collaborazioni più eterogenee e altisonanti, dando vita a una fantastica contaminazione che è anche il trionfo del “non genere”, arriva sul palco dopo il richiamo sui maxischermi di quell’HELLO che è l’intro della punkeggiante e bluriana M1 A1, brano dell’omonimo album di esordio della band del 2001.

Con la sua solita aria un po’ scazzata e vagamente in acido che fa molto scena british anni 90, si presenta, a dispetto della temperatura che sfiora i trenta gradi, in giubbino (del quale poco dopo si libererà) e golfino a maniche lunghe che lo fa sudare copiosamente.

A 20 anni dalla loro nascita, il progetto prende vita in realtà nel 1998 durante un lungo pomeriggio trascorso da Albarn e Hewlett sul divano, sfraccati e con il cervello in pappa dalla visione compulsiva di Mtv, i quattro cartoon (facciamo finta che ci siano proprio loro alle chitarre, al basso e alle due batterie) sembrano godere di ottima salute. In fondo sono da poco maggiorenni, nel pieno della loro giovinezza e sprizzano contagiosa energia da tutti i pori, come nelle visual story, che accompagnano ogni album, dove si raccontano.

I quindicimila accorsi in una centralissima piazza rinascimentale stavano ancora twittando e instragrammando dai loro smartphone per il megaschermo che rilanciava le loro immagini e meme, quando i Gorillaz attaccano la musica: cavalli di battaglia come Rhinestone Eyes e Tomorrow Comes Today si alternano a brani del recente The now now, ultima fatica della virtual band, che poi tanto virtual non è vista tutta la gente che è riuscita a muovere da tutta Italia.

Si nota che il nuovo album deve ancora essere assimilato, del resto è uscito solo due settimane prima, ma vibra anche qui il Gorillaz sound che dopo le sperimentazioni e distorsioni pop-house, jungle e le immersioni nei potenti stacchi groove del pur recente Humanz, sembra virare e ritornare alle tinteggiature synth-pop con venature nerastre, malinconiche e vagamente apocalittiche di alcuni dei brani più datati. Da Tranz a Magic City fino alla strumentale Lake Zurich, si intuisce che anche qui vi sono brani che entreranno nella storia della band.

Discorso a parte, per quelli qui proposti dall’ultimo album, merita Hollywood, strettamente hip hop e quando Snoop Dog appare in versione virtuale sul megaschermo, genera lo stesso boato fra il pubblico come se si fosse materializzato da dietro il palco.

Il brano è propedeutico alla parte centrale del concerto con il meglio che deve ancora venire, con il taglia e incolla tipico del rap dove si risplasmano e si rifondono pezzi di musica rock, brani jazz, linee di melodie liriche e soul.

Dopo il sempre struggente ritmo e mood di Melancholy Hill e l’altro classico El Manana che servono a riscaldare ancor di più il pubblico, in un crescente seguito di scariche adrenaliniche all’attacco di ogni brano, l’entusiasmo dei quindicimila si rafforza al ritmo disco e funk della caricatissima Strobelite con l’entrata in scena dello stesso Pevan Everett della versione originale, degno esponente della scena Uk garage, una performance stupefacente che da sola potrebbe valere il costo biglietto, da prenderselo e portarselo a casa.

E’ il cuore della serata, con le cose più energiche tratte dai più consolidati successi, dall’electro funk di Stylo, all’entrata in scena dell’hip hop coinvolgente di Dirty Harry e Feel Good Inc. quest’ultimo impreziosito da due dei De La Soul che seguono il tour 2018 dei Nostri.

Damon Albarn sembra quasi farsi da parte, continua a sudare, a provocare reazioni del pubblico, non necessarie del resto e a interloquire con lo stesso in qualche raro intermezzo, parlando della precedente giornata “rubbish” vissuta in Svizzera a causa dell’eliminazione della sua amata Nazionale di calcio al mondiale, durante la loro data a Berna, con gli insensibili e freddi elvetici, mentre “…Italy is beautiful”. Lo fa con il suo inconfondibile accento cockney, quello per intendersi dell’incipit di Saturn Barz puntualmente proposta.

Gli si può perdonare tutto al buon Damon che fa nascere il sospetto che 2-D non sia che una sua caricatura, la proiezione cartoon della sua personalità, anche il fatto che sul palco appaia  un case con il logo dei vecchi (chissà se dimenticati) Blur, non fa niente e non si butta via niente e si capisce, seguendo la parabola di una band come i Gorillaz e la mente del suo deus ex machina, come il percorso della creatività sia del tutto individuale, fatto di strade sterrate e accidentate, anomalie, congestioni e distorsioni del consolidato. La creatività non ha bisogno di etichette ma di energia e i Gorillaz sanno profonderne a piene mani a chiunque assista a un loro show, da augurarsi più ravvicinati anche nel nostro beautiful paese. Damon nel saluto di congedo dopo lo stacco pubblicitario finale di ING DIRECT…oopps, della sempre travolgente Clint Eastwood che chiude l’esibizione, garantisce che ci rivedremo presto, che i Gorillaz torneranno, non resta che aspettarli.

La menzione speciale della serata va al coro Gospel, uno dei tanti valori aggiunti, con il dilatato finale della solista Michelle Ndegwa, nella coda di “Kids with Guns” da brividi e da ricordare, come tutto il resto.

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