Gorillaz

Printworks, Londra – 24/03/2017

La nostra recensione del concerto segreto a Londra, in cui i Gorillaz hanno lanciato il nuovo album “Humanz” con una carrellata di ospiti a sorpresa.
Gorillaz perform their new Album; Humanz live at the Print Works in London on Friday 24 March 2017.
Photo by Mark Allan

Con i musicisti finalmente liberati da dietro il loro sipario virtuale, l’esperienza Gorillaz dal vivo è ora tutta all’insegna di Damon Albarn e compagni, anziché di 2D, Murdoc, Noodle e Russel, ora relegati a proiezioni di secondo piano. Se da un punto di vista concettuale la decisione crea un po’ di delusione, musicalmente si rivela il lasciapassare per uno show più viscerale e Printworks, collocato nel Sud-Est di Londra, è il il miglior locale di media misura che possiate immaginare per un evento di questo tipo.

Albarn promette di avere in serbo quanti più collaboratori è riuscito a radunare per la serata, ma non risponde alla domanda più pressante: “Ci sarà Grace Jones?”. Abbiamo intuito quanto il nuovo disco sia ampiamente influenzato dall’hip hop, dal momento che i rapper in visita fanno il loro ingresso sul palco uno dopo l’altro. Un’ovazione immensa accoglie Saturnz Barz, segnale che il pubblico ha avuto modo di gustarsi il video a 360˚ in circolazione solo dal giorno prima.

Gorillaz perform their new Album; Humanz live at the Print Works in London on Friday 24 March 2017. Photo by Mark Allan
Gorillaz perform their new Album; Humanz live at the Print Works in London on Friday 24 March 2017. Photo by Mark Allan

Nonostante l’intero set sia per il pubblico virtualmente nuovo di zecca, la reazione è a dir poco eccezionale. Damon è in uno stato di perenne esaltazione e incita la folla a richiedere immediatamente un bis – “None of this 48/52 shit”, dice. Sembra molto soddisfatto della risposta del pubblico a Let Me Out, al punto da suonarla due volte di fila. Con la partecipazione della più grande star hip hop della serata, Pusha T, le aspettative non potevano che essere altissime, e per nostra fortuna, il brano è un gran bel tormentone. È rinforzato da una spettrale Mavis Staples, la cui testa gigante ondeggia inquietante sullo schermo alle loro spalle: è lei una delle poche star a non essere riuscita a partecipare questa sera.

Ci sono anche momenti queer, con l’ibridazione degli ormai ben solidificati elementi queer hip hop di Zebra Katz con l’house del dimenticato pioniere Jamie Principle, l’ultima leggenda di culto ad aver avuto una riabilitazione di carriera grazie ai Gorillaz. Katz si aggira furtivamente sulla spinta Sex Murder Party, ma sembra un po’ perdersi in mezzo alla confusione. Con molta probabilità lo troveremo più a suo agio su disco.

In compenso, Benjamin Clementine dimostra di essersi trasformato in un performer straordinario. Si percepisce un po’ di delusione nella folla quando iniziamo a capire che Grace Jones non si farà viva, ma in fin dei conti non importa più di tanto. Clementine ha sgraffignato la sua spettralità voodoo e l’ha resa propria, scambiando l’acconciatura affilata a rasoio di Grace con il proprio nido d’uccello altezza grattacielo. Il brano Hallelujah Money suona fuori contesto in un set così upbeat, ma è sempre buona cosa avere un’eccezione alla regola.

Gorillaz perform 'We Got the Power' feat. Jehnny Beth, Noel Gallagher and Jean Michel Jarre' off their new Album; Humanz live at the Print Works in London on Friday 24 March 2017. Photo by Mark Allan
Gorillaz perform ‘We Got the Power’ feat. Jehnny Beth, Noel Gallagher and Jean Michel Jarre’ off their new Album; Humanz live at the Print Works in London on Friday 24 March 2017. Photo by Mark Allan

Sarà pur un compito impossibile, ma con We Got The Power Albarn potrebbe essere riuscito (coscientemente) a creare un inno alla positività di cui il mondo ha tanto bisogno di questi tempi. Con Jehnny Beth delle Savages imperiosa al microfono e la presenza di Jean Michel Jarre – JEAN MICHEL JARRE! – il brano si trasforma in uno stellare, trionfante tumulto con cui chiudere il set principale.

Di fatto ci sono così tanti nomi del panorama musicale in circolazione questa sera che potreste esservi persi la presenza in sordina di un certo Noel Gallagher, buttato lì in un angolo. Non è esattamente chiaro quale sia il suo contributo alla traccia, ma a favore di uno spirito di comunione globale, non potremmo avere un simbolo migliore dell’uomo che, un tempo, augurò pubblicamente ad Albarn di morire di AIDS, e ora collabora benignamente dal vivo a una delle sue canzoni.

Traduzione a cura di Giuseppe Zevolli 

 

 

 

 

 

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