I Blue Willa si sciolgono

(fine di una) storia di cover

Sul Mucchio di gennaio 2013 c’erano i Blue Willa in copertina: molti vi avevano visto una scommessa, ma per noi si trattava già di una certezza.
bw

pdf_mucchio 702 (trascinato)L’occasione per l’esteso articolo relativo era infatti l’uscita del bellissimo album omonimo, prodotto da un’estimatrice d’eccezione: Carla Bozulich. Il percorso della band di Prato, però, era in realtà cominciato molto tempo prima, sotto la sigla sociale Baby Blue, con un ep e due dischi all’attivo. Nell’insieme, l’emblema ideale della rinascita della scena toscana e, più ad ampio raggio, dell’indie rock autoctono capace di alzare la testa e farsi apprezzare anche all’estero.

Vogliamo ricordare in sintesi perché i Blue Willa erano e rimangono una splendida anomalia? Come non dire dell’unione fra asperità elettriche e melodie deviate, dei riferimenti arty e dell’attitudine puramente punk, dei continui cambi di passo che hanno reso ogni brano una scoperta avventurosa e indimenticabile. Come non dire, soprattutto, dell’alchimia innescata dalla somma di quattro semplici elementi: la voce incredibile di Serena Altavilla, la chitarra di Mirko Maddaleno, il basso di Lorenzo Maffucci, la batteria di Graziano Ridolfo.

Per chi scrive, che ha visto in loro la miglior formazione rock della sua generazione, è poi impossibile non fare riferimento a concerti di una potenza più unica che rara, vere e proprie esplosioni di euforizzante, catartica adrenalina. Sfilano flashback di club, piazze e festival. Di esibizioni riprese dalle telecamere, set acustici al freddo che congela le dita, bagni di sudore nei pochi centimetri che dividono palcoscenico e prime file. Di musica alla luce del giorno e a notte fonda. Di corde rotte e urla negli amplificatori, salti e danze a piedi nudi, volti coperti e provocazioni. Di una personalità dirompente.

Mancheranno, i Blue Willa. Non solo per la musica, ma anche per il loro modo schivo e naïf di viverla questa musica. Per il loro essere sempre fuori dalle righe. Adesso queste righe le hanno definitivamente rotte. It’s a cruel chain, baby, come in un perfetto copione rock.

I Blue Willa si sciolgono, lunga vita ai Blue Willa.

foto di Angelica Gallorini

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