Italiani indie internazionali

L'Italia che guarda avanti

Già affermati o in attesa di esserlo. Alle prese con l'indie rock, ma non solo. A proprio agio con l'inglese per background, scelte sonore, rotte di esportazione. Ammirati dentro e fuori casa. Indipendenti per storia o attitudine. Sono loro i portagonisti del nostro speciale sull'Italia sul Mucchio di ottobre, ora in edicola, pdf e iPad.
In Zaire
La danza di Abraxas

Il nostro 2013 è iniziato con una copertina ai Blue Willa, prodotti da quella Carla Bozulich che si è prodigata in ulteriori apprezzamenti verso i Father Murphy e ha da poco interagito con gli OvO. A dimostrazione che vi sono molti artisti italiani capaci di ottenere collaborazioni prestigiose e attenzioni oltreconfine, vuoi per la scelta di testi in inglese potenzialmente comprensibili alla maggior parte degli ascoltatori, vuoi per sonorità dal respiro internazionale e per l’eventuale appoggio di etichette straniere. Se negli anni Novanta la scena alternativa, facendo tesoro delle prime conquiste ottenute nel decennio precedente, si guadagnava la luce dei riflettori impegnandosi a fornire un’importante voce al rock autoctono, adesso le priorità sembrano essere comunicare con un pubblico più ampio possibile e abbattere i troppo spesso immotivati complessi di inferiorità nei confronti dei colleghi esteri. Non sempre, però, la buona semina corrisponde al meritato raccolto in termini di visibilità, tanto che non pochi sono tornati alla lingua madre per arrivare più direttamente ai fruitori locali: dagli antesignani Afterhours e Casino Royale, sino a Fine Before You Came, Zen Circus o Criminal Jokers.

Ad ogni modo gli anni Zero hanno indubbiamente offerto nomi di valore, in grado di tracciare un’altra strada, e a giudicare dai primi responsi i Dieci si sono addirittura aperti all’insegna di un’amplificazione di tale tendenza. Giunti al sesto album, i Julie’s Haircut sono in questo senso dei precursori, come d’altronde i conterranei Yuppie Flu e Giardini di Mirò, che nel corso del loro ultimo tour si sono fatti affiancare dalla brava Mimes Of Wine. Altre rivelazioni sono divenute nel frattempo certezze: Beatrice Antolini, …A Toys Orchestra o Samuel Katarro, trasformatosi in King Of The Opera.  Che certe proposte potessero funzionare ovunque era già stato d’altronde provato da formazioni quali Uzeda, Three Second Kiss, Larsen, Cut, One Dimensional Man o Zu, questi ultimi capofila di uno squadrone heavy che tra Ufomammut, Lento, Mombu, Morkobot e ZEUS! fa senz’altro la sua figura.

Che però ci sia ancora molto da approfondire è per esempio ribadito dall’attuale crescita dei JoyCut, che hanno assecondato una virata più elettronica, in maniera affine a quanto accaduto agli ultimi Drink To Me e a unePassante. Chi con l’elettronica bazzica invece d’abitudine è il lanciatissimo duo M+A, oltre ai vari Aucan, Port-Royal, Crimea X, Ninos du Brasil, Boxeur The Couer – ovvero Paolo Iocca, ex Blake/e/e/e – e Mushy, tralasciando in questa sede fenomeni legati più ai club che non alla cultura indie come Bloody Beetroots o Crookers. Seguendo il modello di quei Jennifer Gentle che hanno generato in parallelo i Mamuthones, i rumorosi esordienti His Electro Blue Voice hanno firmato per la prestigiosa Sub Pop.

Ce n’è, insomma, per tutti i gusti, e le ragazze divengono spesso frontwoman: dal punk melodico degli Heike Has The Giggles al colorato meticciato filo-world degli Honeybird & The Birdies o alle atmosfere dream degli Ofeliadorme. Chi predilige le tinte più cupe può optare per i nuovi paladini della new wave Be Forest, attesi a breve con il secondo disco, e Brothers In Law, preceduti in esperienza dagli algidi Schonwald di Alessandra
Gismondi. Chi ha un debole per il folk può scoprire i Green Like July, chi guarda al pop può orientarsi sugli A Classic Education – mentre il cantante di origini canadesi Jonathan Clancy, già nei disciolti Settlefish, prosegue il suo discorso in proprio come His Clancyness – oppure su piccoli culti underground: dai Lava Lava Love, nati dopo lo stop dei Canadians, ai The R’s. Facile farsi poi trascinare dalle iconoclaste avventure strumentali di Appaloosa o Topsy The Great, ma persino il frangente più tradizionale o revivalistico che dir si voglia è ben credibile: c’è chi rockeggia in ottica garage come Mojomatics, Movie Star Junkies o Wildmen, chi rievoca gli anni Sessanta psichedelici come Giöbia o Bad Love Experience, chi guarda alla lezione brit (The Vickers) e chi a quella americana (Cheap Wine). Senza dire di quanti rendono invece internazionale il nostro background (Calibro
35, Sacri cuori, Guano Padano e così via), c’è infine chi è nato qua ma opera direttamente altrove, tipo Porcelain Raft o Banjo Or Freakout, ex Disco Drive noto anche per il duo Walls. A proposito di solisti, spaziando fra i generi ricordiamo Luca Sapio, Fabrizio Cammarata & The Second Grace, Manuel Volpe, Barbagallo, Black Eyed Dog, The Child Of A Creek, Marti, The Niro, BeMyDelay, Carlot-ta

Si può guardare lontano anche unendo l’inglese con l’italiano o addirittura con altri idiomi: è stato il caso, quest’anno, di Petrina e C+C=Maxigross. In attesa dell’annunciato ritorno dei MiceCars, un anno che ha regalato partnership speciali – dopo Teho Teardo & Blixa Bargeld, dopo Midnight Lilacs & Marc Ribot, sarà la volta dei veterani della sperimentazione My Cat Is An Alien in compagnia di Nels Cline – e supergruppi a sorpresa, vedi i poderosi In Zaire. Cogliamo quindi l’occasione per collegare artisti diversi(ssimi) fra loro ma accomunati da vitalità e ampiezza di vedute, con l’immancabile gioco dei consigli per gli ascolti da non considerarsi ovviamente esaustivi.

continua sul Mucchio di ottobre 2013 – nella foto gli In Zaire

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