Live: Calibro 35

15 maggio 2013 - Firenze, Teatro della Pergola

Sin troppo facile affermare che lo spettacolo "Indagine sul cinema italiano del brivido" ha regalato reali brividi agli spettatori accorsi in sala. Preferiamo testimoniare che nella loro area d’azione i Calibro 35, in compagnia di vari ospiti, hanno fatto a brandelli ogni possibile concorrenza, impartendo colpi ben assestati e allestendo un piano d’azione assolutamente privo di falle.
Foto di Eleonora Birardi

Nell’ambito della rassegna “Crescendo”, i Calibro 35 hanno dunque suonato con precisione chirurgica e senza alcuna remora. Il movente? Ripercorrere le colonne sonore dei film di genere, coprendo un arco temporale dal 1968 al 1981 e concentrandosi soprattutto sugli anni 70. Un’idea brillante, già tradotta nella pratica più di un anno fa a Milano, anche perché addentrarsi nel thriller, nell’horror e nello splatter permette di cambiare le carte in tavola rispetto all’abituale poliziottesco, approfondito nei tre album di studio sinora pubblicati. Semplicemente sopraffina, dunque, una scaletta che da una parte omaggia le pellicole di Dario Argento, George A. Romero, Mario Bava, Lucio Fulci, Ruggero Deodato o Pupi Avati, dall’altra riprende i repertori di Goblin, Ennio Morricone, Riz Ortolani o Pietro Umiliani. Non è un caso se il colore delle luci vira in alternanza al bianco delle esplosioni di luce accecanti, al blu scuro della notte e al rosso del sangue.

Enrico Gabrielli
Enrico Gabrielli. Foto di Eleonora Birardi

 

La concentrazione sul palco si tocca con mano e i musicisti confermano una tecnica impressionante seguendo spesso gli spartiti, ma il trasporto nelle esecuzioni è a dir poco coinvolgente, come dimostra una versione mozzafiato de L’alba dei morti viventi. In forma strepitosa, la classica formazione a quattro: Enrico Gabrielli (vero e proprio, scatenato mattatore della serata fra pianoforte, organi, clarinetto e urla, oltre che punto di riferimento per il resto degli esecutori), Fabio Rondanini (alla batteria, con grande energia e impatto scenico), Luca Cavina e Massimo Martellotta (a imbracciare rispettivamente basso e chitarra, da seduti). Se Paolo Raineri e Francesco Bucci aggiungono ottimamente tromba e trombone, nelle specifiche mansioni il resto degli ospiti rappresenta il meglio attualmente sulla piazza italiana: Sebastiano De Gennaro alle percussioni, Rodrigo D’Erasmo degli Afterhours al violino e Daniela Savoldi al violoncello, Serena Alessandra Altavilla dei Blue Willa alla voce, Vincezo Vasi all’inseparabile theremin ed eccentricamente al microfono per la programmatica Rhythm di Luis Bacalov. De Gennaro che procede a briglie sciolte sulle cadenze di Un tranquillo posto di campagna e archi che ricoprono un ampio ruolo in Cannibal Holocaust, mentre Altavilla si fa elegante in Una lucertola con la pelle di donna, capace di reggere il confronto con la Vanoni in Quei giorni insieme a te e istrionica sulla filastrocca Lullaby Song, che dà il via al finale in crescendo dedicato giustamente a Profondo rosso. Prima che cali del tutto il sipario, c’è spazio per un appropriato, inquietante bis: La morte accarezza a mezzanotte di Gianni Ferrio. Non capita molte volte di uscire da teatro pensando a serial killer e zombi, rapiti cioè in un bellissimo, memorabile incubo.

Il resto della band + Sebastiano De Gennaro. Foto di Elenonora Biraldi
Il resto della band + Sebastiano De Gennaro. Foto di Eleonora Birardi
Serena Altavilla. Foto di Eleonora Biraldi.
Serena Altavilla. Foto di Eleonora Birardi
Vincenzo vasi. Foto di Eleonora Biraldi.
Vincenzo Vasi. Foto di Eleonora Birardi
Savoldi + D'Erasmo.  Foto di Eleonora Biraldi
Savoldi + D’Erasmo.
Foto di Eleonora Birardi
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